Torna a difendersi, torna a parlare di “fango” contro di lui perché “bersaglio ideale della destra”. Aboubakar Soumahoro, ex sindacalista dei braccianti, dal 25 settembre anche deputato eletto da indipendenti nella lista di Verdi e Sinistra, commenta nuovamente l’inchiesta della Procura di Latina sulle coop che sarebbero state gestite da moglie e suocera.

Fascicolo di inchiesta che, al momento, non vede ipotesi di reato e che soprattutto non ha tra gli indagati il parlamentare. Eppure l’attacco mediatico subito da Soumahoro è stato impressionante, come spiega lo stesso paladino dei braccianti nel suo colloquio con Repubblica: “Lo vede il mignolo sinistro? Sa perché è diverso dal destro? Non l’ho mai detto: me lo hanno riattaccato dopo un incidente in un cantiere. Io conosco lo sfruttamento perché sono stato sfruttato, so cosa vuol dire dormire per strada perché mi è capitato. Per questo, per chi ha la mia storia, il fango che mi stanno gettando addosso fa ancora più male”.

Soumahoro tenta di fare chiarezza sulla vicenda dell’indagine che vede coinvolte Liliane Murekatete, moglie del deputato, e la suocera Marie Terese Mukamitsindo. Tutto nasce dalla denuncia da parte del sindacato Uiltucs sulle condizioni di lavoro nelle coop Karibu e Consorzio Aid, che sarebbero gestite dalle due donne.

Ma il deputato di Sinistra-Verdi smentisce già questa ‘ricostruzione’, sottolineando che la moglie Liliane “non possiede nessuna cooperativa, non fa parte di nessun Cda e non è mai stata all’interno del consorzio Aid. È vero che è stata una dipendente della Karibu, ma allo stato attuale è disoccupata”.

Quando gli viene chiesto dal vicedirettore di Repubblica Francesco Bei del ruolo di sua moglie nella cooperativa, delle accuse sui presunti maltrattamenti dei dipendenti, che affermano di essere stati privati di acqua e luce, di non aver ricevuto i loro stipendi per due anni e di essere stati costretti a lavorare in nero, il sindacalista dei braccianti sbotta: “Ma perché lo chiedete a me? Cosa c’entro io con quella cooperativa? Perché non sono andati a chiedere notizie a mia suocera o a mia moglie? È la dimostrazione che è solo fango per delegittimare me e la mia lotta”.

Nel merito della vicenda e delle accuse, tutte da dimostra ovviamente, il deputato però non entra: “Non avendo io vissuto nulla in merito a questa vicenda, non posso fare affermazioni approssimative o per sentito dire con delle indagini della procura in corso“.

Moglie che il sindacalista ha conosciuto proprio a Latina, dove il neo parlamentare si era recato assieme a Roberto Saviano per un incontro. “Liliane è la persona che, quando l’Italia era in lockdown, stava da sola a casa con un neonato, mentre io giravo il Sud per distribuire mascherine ai braccianti e alle persone bisognose”, spiega Soumahoro, ribadendo che “Liliane è la donna che amo e per amarla non mi serve il suo casellario giudiziario”.

Parole simili arrivano anche in un secondo colloquio, questa volta col Corriere della Sera. “Non sottovaluto questi attacchi mediatici – spiega al quotidiano milanese – ma, a chi vuole seppellirmi politicamente, dico: mettetevi l’anima in pace, il fango mediatico non ci fermerà”. Quanto all’indagine in corso, Soumahoro chiarisce: “Non voglio eludere le domande, ma non avendo vissuto nulla di questa vicenda finirei per fare un’informazione approssimativa con un’indagine della Procura in corso”.



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