“Oggi i veri patrioti sono coloro che vogliono l’Europa unita”. La chiosa di Piergaetano Marchetti giunge quasi al termine di un dibattito che, seppur inserito nel contesto della campagna elettorale, si è distinto per la profondità dei contenuti, ben lontana dagli slogan che l’hanno caratterizzata.

Un’Europaforte, sovrana, federale” capace di proteggere i suoi stati membri dalle pericolose contaminazioni di quelle “mele marce” che mettono a rischio i frutti della libertà e della democrazia. C’è da stare attenti al “piano inclinato”, la teoria di Marchetti – giovedì 22 settembre, al Centro Congressi di Bergamo per presentare Essere Europa (La Nave di Teseo, 2022) il libro di cui è coautore, in dialogo con Andrea Moltrasio, già presidente di Confindustria Bergamo, vicepresidente nazionale con delega all’Europa e candidato al Senato per Azione-Italia Viva – per cui “si inizia col chiudersi su sé stessi, a voler proteggere il proprio spazio vitale finché non ci si rende conto che anche i propri vicini iniziano a fare lo stesso e allora si cercano capri espiatori, si sconfina negli ostracismi. Si scivola verso il peggio”.

Attenzione, quindi, a quel lento e inesorabile scivolamento che, secondo il professore della Bocconi e presidente della Fondazione Corriere della Sera, è lo stesso che ha portato un popolo come quello tedesco “che tanto ha dato al mondo in musica, cultura, arte e scienza” a ritrovarsi dal nulla alle leggi razziali. C’è da stare in guardia, “ci vuole coscienza”, scandisce con la passione di un ragazzo del 1939.

Moltrasio e Marchetti

Gli fa eco Andrea Moltrasio chiamando per nome i bachi che minacciano le mele: sovranismo, nazionalismo, totalitarismo. E rilancia: “L’Europa è oggi più che mai un volano di sviluppo. L’ha dimostrato la reazione straordinaria alla crisi pandemica, che ha portato ad immaginare un piano ambizioso come Next Generation EU, finanziato con soldi europei, per i popoli europei. Per esserlo davvero però occorre fuggire dall’oscurantismo in cui sovranismo e nazionalismo ci farebbero precipitare”.

Ai più distratti basterebbe rileggere i testi fondamentali sui cui è nata la abitazione europea. A partire dal Manifesto di Ventotene – che aveva come titolo originale Per un’Europa libera e unita – scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941, confinati sull’isola di Ventotene come oppositori del regime fascista. “(…) Nuovi dogmi da accettare per fede, o da accettare ipocritamente, si stanno accampando da padroni in tutte le scienze. Quantunque nessuno sappia che cosa sia una razza, e le più elementari nozioni importanti ne facciano risultare l’assurdità, si esige dai fisiologi di credere, dimostrare e convincere che si appartiene ad una razza eletta, solo perché l’imperialismo ha bisogno di questo mito per esaltare nelle masse l’odio e l’orgoglio. I più evidenti concetti della scienza economica debbono essere considerati anatemi per presentare la politica autarchica, gli scambi bilanciati e gli altri ferri vecchi del mercantilismo, come straordinarie scoperte dei nostri tempi. A causa della interdipendenza economica di tutte le parti del mondo, spazio vitale per ogni popolo che voglia conservare il livello di vita corrispondente alla civiltà moderna è tutto il globo; ma si è creata la pseudo scienza della geopolitica, che vuol dimostrare la consistenza della teoria degli spazi vitali, per dar veste teorica alla volontà di sopraffazione dell’imperialismo. (…)

“Il Manifesto di Ventotene – prosegue Moltrasio – è il solo manifesto che mi sento di sventolare oggi. Davanti a Viktor Orbán, il primo ministro ungherese preoccupato dalla mescolanza razziale causata dagli immigrati o davanti al violento progetto imperialista di Putin in Ucraina dove gli spazi vitali oggi si chiamano Crimea e Donbass”.

La guerra non faceva più paura in Europa, i fantasmi erano stati archiviati con la Seconda guerra mondiale. Ma ora non è più così. Qualcosa è cambiato. “Le tenebre dell’oscurantismo di nuovo minacciano di soffocare lo spirito umano” per citare ancora Spinelli e Rossi.

Moltrasio e Marchetti

Chiave di volta possono essere i giovani, “anche grazie alle politiche europee, una su tutte l’Erasmus – dice Marchetti – che ha portato i giovani studenti in giro per l’Europa a sentirsi cittadini europei a tutti gli effetti con un titolo di studio riconosciuto in più paesi, l’abilitazione europea alle professioni, la facilità delle relazioni. E ancora, l’abolizione delle frontiere e la libera circolazione di capitali e persone sono state importantissime” nella costruzione di un’identità comune europea.

Giovani che – come ha dimostrato anche il voto sulla Brexit, vecchio e perlopiù disinformato – condividono quanto diceva l’economista Tommaso Padoa Schioppa e cioè che sia solo una “favola” che “il contenitore della democrazia sia lo stato nazionale”.

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