La ricorrenza della Giornata della memoria, che anche quest’anno l’Istituto Comprensivo “E. Gorga” di Broccostella (Fr) si accinge a celebrare con i lavori degli studenti (opere grafico – pittoriche, testi, letture, video, ecc.) di tutti i plessi, assume un significato del tutto particolare. Non è, e non può essere, soltanto un esercizio che ricade sul tempo passato e su ciò che è successo nel cuore dello scorso secolo, ma l’occasione per riflettere su quanto ancora il Novecento continui a essere presente nei rapporti tra gli Stati, continui a esercitare una sua propria funzione, in questo caso negativa, nei confronti di popoli e comunità su cui pareva essersi consolidato il valore della pace e del dialogo. Mentre gli altri anni tutti pensavamo al 27 gennaio in funzione di quanto fosse stato disumano il Novecento dell’Olocausto e della Shoah, ora dobbiamo fare i conti con una nuova realtà che nessuno poteva prevedere e che ha colto tutti impreparati.

L’attacco della Russia all’Ucraina, avvenuto poco meno di un anno fa, è un gesto che riporta in auge il più brutto Novecento, il Novecento che pensavamo fosse stato sepolto con la caduta del Muro di Berlino e la fine delle ideologie, il Novecento che ognuno di noi ha cercato di lasciarsi alle spalle per costruire un tempo di pace e di prosperità. Poi improvvisamente quel Novecento è tornato a bussare alle vite dei popoli e ha fatto riascoltare di nuovo la sua voce violenta e ingiusta. “Celebrare il 27 gennaio, ha detto la Dirigente scolastica Prof.ssa Anita Monti, quest’anno ha un sapore particolare proprio in relazione a quanto sta accadendo a est della nostra esistenza. Ciò dovrebbe far riflettere una comunità di persone che si radunano ogni giorno intorno ai più piccoli, intorno a quelli che saranno gli adulti di domani perché, se è vero che abbiamo goduto di un settantennio di pace, il conflitto in Ucraina ci ha fatto comprendere quanto sia fragile questa pace e quanto necessario sia lavorare ancora per costruire ponti tra gli uomini e le loro identità.

Se la scuola riuscirà a ottenere questo risultato, allora potremo dire che ricordare il 27 gennaio non sarà stata una perdita di tempo e nemmeno un’azione vana. Senza il fare il dimenticare è automatico, bisogna darsi da fare ogni giorno per non dimenticare.”. Soltanto allora potremo fare nostre le parole di Cesare De Michelis che scriveva in un libro intitolato Moderno Antimoderno: “Il secolo nuovo ricominciano da qui, da un’etica della memoria che si fa Storia e di una Storia che si fa perdono, senza dimenticare, perché ricordare è addirittura un dovere.”.

Paola Di Scanno

Redazione L’Inchiesta Quotidiano



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