Bergamo. A nove mesi oggi dall’inizio delil conflitto in Ucraina, un panel dedicato all’abbraccio dei sindaci italiani al popolo ucraino. In collegamento Anatoliy Fedoruk,  il sindaco di Bucha: “Stiamo cercando di difenderci e di resistere agli attacchi e siamo riusciti anche a salvare diverse persone. In questo mese abbiamo perso diversi cittadini, stiamo difendendo ogni centimetro della nostra terra e dobbiamo essere consapevoli che questo male e questi crimini devono essere puniti per evitarli in un futuro. Anche perché questo conflitto ha bloccato il nostro processo di crescita e di sviluppo. Senza dimenticare che certe infrastrutture vanno comunque garantite per la sopravvivenza, penso al gas, all’energia elettrica, al riscaldamento e molto altro. Vi chiedo un aiuto, per avere ogni mezzo per poter far sopravvivere i nostri comuni., una collaborazione paritaria per affrontare queste sfide. Questa guerra non è solo in Ucraina, ma in Europa. In guerra ci siamo tutti. Insieme vinceremo”.

Parola al sindaco di Leopoli, Andrij Sadovyj: “L’Italia è sempre stata il simbolo del Paese libero. Noi resistiamo e combattiamo. Questa è la nostra terra e non ci arrenderemo mai. In questo periodo di guerra cinque milioni di cittadini stanno attraversando la nostra città e il nostro ospedale ha accolto 11mila feriti. Mille punti di ristoro sono stati allestiti per cercare di superare anche i problemi legati al freddo che avanza e che ci sta mettendo in difficoltà. Basti pensare anche alla mancanza della luce, che abbiamo scelto di razionalizzare. Certo, se qualche Comune italiano decidesse di comprare e donarci uno o due generatori diesel, questo ci sarebbe di grande aiuto”. E il saluto finale, con il suo ringraziamento, vale la standing ovation dei presenti in sala.

E la chiusa a Giorgio Gori, sindaco di Bergamo: “A Bucha ci sono andato a giugno, dopo che le condizioni di sicurezza me lo avevano consentito, considerato il fatto che è stato per diversi mesi luogo di conflitto e di occupazione militare. Durante la mia visita, ho avuto occasione di vedere il terreno in cui il Comune aveva adibito a fossa comune per i corpi recuperati. E ho siglato un patto di gemellaggio, segnato anche da una serie di azioni concrete, costruite insieme all’aiuto del Cesvi, atte ad esempio alla ricostruzione di un asilo e a garantire un sostegno psicologico post traumatico che ha interessato 600 famiglie. Lunedì sarò a Bruxelles al più grande evento dedicato alla ricostruzione dell’Ucraina, anche se come sappiamo non è facile, basti pensare anche alle testimonianze che ci arrivano da Kiev”.

I saluti con un intervento sul concetto di Holodomor, ovvero il procurare la morte per fame. E la richiesta di onorare il popolo ucraino alzandosi in piedi per ascoltare, in silenzio, l’inno del Paese.

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