Pestaggi a Santa Maria Capua Vetere, l’agente che si oppose: “Presero a manganellate anche me”

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Nella storia orribile dei pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere sbuca la storia di chi invece quella mattanza cercò di arginarla. È uno dei 52 agenti indagati per quella mattanza, sottoposto anche lui a misura restrittiva, all’obbligo di dimora. Dalle prime ricostruzioni e da quanto testimoniato dai detenuti sembrerebbe che ci sia stato un solo agente che provò senza successo ad arginare quella follia.

L’ispettore, scrive il gip Sergio Enea, “è stato pressoché l’unico ad essersi fattivamente attivato per contenere l’escandescenza dei suoi sottoposti, intervenendo più volte energicamente”, come riporta Repubblica. Azioni che sono state riscontrate anche dalle dichiarazioni di alcuni detenuti e dai video delle telecamere di videosorveglianza.

Un detenuto “lo riconosce come colui che lo ha protetto”, un altro sottolinea che “è stato l’unico che non lo ha picchiato”, un altro ancora che ha fermato il pestaggio su un altro detenuto. “Anche quando intima ai reclusi di volgere la faccia verso il muro, dai filmati si evince che è l’unico che prova a fermare i suoi colleghi che pestano”. Ed è anche “l’unico — scrive sempre il gip — tra gli ispettori di quel Reparto”, a non realizzare carte false ex post per coprire le spalle ai colleghi. Cioè: “A non sottoscrivere quella nota del 6 aprile in cui è stato falsamente rappresentato che i detenuti avevano opposto resistenza”.

Dunque l’Ispettore avrebbe cercato in tutti i modi di fermare la mattanza ma i colleghi non ne avrebbero voluto sapere nulla. “Non so come nacque quella ‘perquisizione’, so che ci trovammo in istituto i colleghi del Gruppo speciale di supporto che venivano da fuori. Era impossibile arginare ciò che stava avvenendo”, ha raccontato a Repubblica l’ispettore tramite il suo avvocato.

“Ci ho provato, in più occasioni ho tentato di evitare dei colpi ai detenuti. Alcuni dei carcerati possono raccontarlo – continua il racconto – E dai filmati si vede che cerco di sottrarne alcuni alle percosse. Ma a un certo punto, quando nella concitazione di quei momenti, alcuni colpi hanno preso anche me, ho dovuto fermarmi. Sono cardiopatico, ho subito un’operazione a cuore aperto anni fa. Ho prodotto al giudice tutta la mia documentazione sanitaria”.

“Ero molto provato — dice — perché questa vicenda non appartiene alla mia storia e al mio legame con la divisa, e perché, da cardiopatico, non riuscivo a reggere. In più occasioni, come gli atti dimostrano, ho cercato di evitare che i detenuti prendessero colpi”. Alla giornalista che gli chiede se saprebbe riconoscere i colleghi che fecero quelle violenze, risponde che erano coperti da caschi integrali quindi non li avrebbe visti in volto. Da quanto riportato da Repubblica, quando l’ispettore provava a fermare quella mattanza, i colleghi gli dissero “fatti i fatti tuoi”.


Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.



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