Caduta accusa ex commissario Asp Reggio C. che denunciò truffa


(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 09 DIC – Sette condanne e 10
assoluzioni: è questa la sentenza, arrivata in serata nell’aula
bunker di Reggio Calabria, nel processo “Fiscer” nato da
un’inchiesta coordinata dalla Procura e condotta dalla guardia
di finanza su fatture pagate due volte dall’Azienda sanitaria
provincia di Reggio Calabria in favore dello “Studio radiologico
sas di Fiscer Francesco” di Siderno. Al termine della camera di
consiglio, il Tribunale di Reggio Calabria ha emesso la sentenza
nei confronti di imprenditore e funzionari pubblici.
   
Stando alle indagini del procuratore Giovanni Bombardieri e
dei pm Giulia Scavello e Marika Mastrapasqua, gli imputati erano
accusati, a vario titolo, di truffa all’Asp e al servizio
sanitario regionale, ma anche riciclaggio, falso e alterazione
di informazioni.
   
Sono stati condannati gli imprenditori Francesco e Giuseppe
Fiscer (5 anni e 6 mesi di carcere). Cinque anni, invece, sono
stati inflitti all’amministratore di fatto Pietro Armando Crinò.
   
Sono stati giudicati colpevoli anche i soci Caterina Caracciolo
(3 anni) e Roberta Maria Strangio (3 anni), l’ex direttore
generale dell’Asp Ermete Tripodi (4 anni) e l’ex direttore
amministrativo Pasquale Staltari (3 anni e 3 mesi).
   
Sono stati, invece, assolti l’ex amministratore di fatto
dello studio Antonino Strangio e i funzionari dell’Asp Giuseppe
Maria Latella, Giuseppe Falcone, Raimondo Delfino, Antonino
Vartolo, Bruno Logozzo, Daniela Nocera e Francesco Sorrentino e
l’ex direttore sanitario Salvatore Barillaro.
   
È caduta l’accusa anche per l’ex commissario straordinario
dell’Asp Santo Gioffrè, lo stesso che ha sventato il doppio
pagamento di una fattura da 6 milioni di euro alla clinica
“Villa Aurora” denunciando tutto in Procura. In questo processo
era accusato di aver firmato, il 3 aprile 2015, pochi giorni
dopo il suo insediamento, un mandato di pagamento all’istituto
radiologico di Siderno relativo a una transazione al termine di
una procedura iniziata dai suoi predecessori. Un’accusa che lo
stesso Gioffré ha sempre contestato e al termine del processo,
il giudice gli ha dato ragione. (ANSA).
   

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