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Hanane e Radouan al presidio in piazza a Verona (foto Sartori)
Hanane e Radouan al presidio in piazza a Verona (foto Sartori)

Nel telefonino di Radouan Halouachi ci sono i messaggi di vecchi amici di Domegliara (Verona) che non sentiva da anni. «Alcuni mi hanno scritto “da veronesi ci vergogniamo per quello che ti è successo”. Certo abbiamo preso una gran paura. Ma andare via da Verona? No: è la nostra città, i nostri figli sono nati qui, nelle nostre case c’è la bandiera italiana e marocchina, una cultura non toglie l’altra». Piazza Bra, ore 16.10, circa 150-200 persone al presidio organizzato dal Coordinamento Verona Città Aperta.


Gli aggressori identificati appartenenti a CasaPound

Tra di loro Radouan, classe ’78, e sua moglie Hanane Charki, classe ’81. Tengono per mano il figlio maschio di 15 anni, quello che ha filmato l’aggressione col telefonino (è il video finito su internet) e la figlia di nove: «Io sono cresciuto a Domegliara, mia moglie è arrivata vent’anni fa, abbiamo anche un’altra figlia di 17 anni: lei per fortuna non c’era». Radouan era quello che guidava lamacchina assaltata dal «branco», cioè da tredici ragazzi di cui due minorenni, tutti dell’estrema destra veronese, venuti a mettere nel mirino la festa dei marocchini in Bra per lo storico approdo della propria Nazionale ai quarti di finale dei Mondiali di Calcio.

Il racconto: «Li abbiamo visti spuntare, pronti a tornare in piazza»

Racconta Hanane: «Eravamo andati a vedere la partita a Peschiera, abbiamo fatto una cena tra marocchini e italiani, dopo aver vinto ci è venuta voglia di festeggiare in città». E lì, in Corso Porta Nuova, l’aggressione: «Li abbiamo visti spuntare da un angolo, ci facevano il dito medio, poi il finestrino andato in frantumi dal lato di mia moglie. Poteva finire male. Al semaforo c’era rosso ma non mi sono fermato». Intorno a Radouan, Hanane e i due figli si notano anche altri cittadini marocchini. Chi era ai festeggiamenti e fa parte della comunità, la seconda comunità straniera di Verona dopo quella romena — circa 12.700 i marocchini tra città e provincia — ragiona che «sono fatti tristi perché ti fanno sentire preso di mira». Ad esempio Munir, che nonostante abbia visto tutto dal vivo riflette comunque con un sorriso: «Se battiamo il Portogallo (il 10 dicembre, fischio d’inizio alle 16, ndr) torno in Piazza Bra a festeggiare: ho fiducia nella città e nelle sue istituzioni».

La vicesindaca: «Verona non è quella che si vede in quelle immagini»

Dal presidio è passata Barbara Bissoli, vicesindaco. «Verona non è quella dei fatti di martedì scorso – il suo commento -, perché è una città che ha girato pagina ed è inclusiva. Voglio sottolineare la riprovazione per quanto successo, assolutamente immotivato; la violenza non è mai motivata ed è sempre esecrabile». Ad aderire al presidio anche realtà come Circolo Pink, comunità islamica, l’associazione Yanez (tra le sue anime importanti l’attuale assessore alle Politiche giovanili, Jacopo Buffolo). Così Youssef Moukrim, ideatore dello Sportello sociale per i diritti: «Quanto successo a Radouan e alla sua famiglia è inaccettabile. Parliamo di casi premeditati. Per fortuna il centro di Verona è frequentato da persone che non c’entrano niente con gli aggressori, ma è grave che sia stato scelto proprio il centro per un’azione simile».

Presentata la denuncia: «Persone cresciute nell’odio»

Dicono Radouan e Hanane: «Nonostante fossimo un po’ preoccupati, ci è sembrato giusto venire a ringraziare per la solidarietà. Una violenza del genere è stata una sorpresa, mai vissuta prima. Ma l’Italia è il nostro secondo Paese, e una cosa così poteva succedere anche in Marocco, oppure tra italiani e italiani, tra una città e l’altra». L’importante, per Hanane, è «che non succeda più». Intanto in questura lei e Radouan hanno sporto denuncia, «per i danni fisici alla macchina e per danni psicologici: più che altro per i bambini, che sedevano dietro e hanno visto tutto». Si trovassero davanti i ragazzi del «branco»? «Non sapremmo cosa dire, forse provare a ragionare non servirebbe a niente. Sono giovani — aggiungono — e l’ambiente in cui cresci conta: evidentemente sono cresciuti nell’odio».

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10 dicembre 2022 (modifica il 10 dicembre 2022 | 07:30)

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L’articolo Verona, agguato ai tifosi del Marocco, la famiglia aggredita: «Poteva finire male, torneremo a festeggiare» è stato scritto il 2022-12-10 06:16:00 da ed è stato pubblicato su corrieredelveneto.corriere.it

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