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ANCONA – Gli volevano aprire la faccia con una lametta ed è stato minacciato di morte perché due giorni prima avevano protestato, non volevano entrare in cella, lui invece non aveva aderito alla protesta. In quattro lo hanno preso a pugni e calci. Poi lo hanno chiuso in bagno per non farlo vedere dal poliziotto che girava. “Devi dirgli che sei caduto” lo avrebbero intimavano, “se ci denunci ti ammazziamo”. A subire tutto questo, nel carcere di Montacuto, è stato un detenuto di 34 anni, di origine marocchina, vittima di un pestaggio, la sera del 4 giugno del 2023. Per l’aggressione che subì, riportando la frattura della mandibola e 30 giorni di prognosi, sono finiti a processo quattro compagni di cella che hanno tra i 27 e i 35 anni, tutti di origine tunisina. Ieri il giudice Carlo Cimini li ha condannati per lesioni e tentata violenza privata. Un imputato 32enne ha preso un anno e sette mesi, un 35enne ha preso un anno e nove mesi e un 32enne e un 27enne hanno preso nove mesi di condanna. Erano difesi dagli avvocati Federica Battistoni, Elisa Gatto ed Erica Micucci.
Stando alla denuncia sporta dalla vittima i quattro prima lo avrebbero obbligato a bere due bicchieri di grappa artigianale poi lo avrebbero pestato a sangue. Una sorta di vendetta perché non aveva aderito alla loro protesta. Il pestaggio sarebbe avvenuto dopo che il marocchino si era messo a letto. “Uno mi ha preso per i capelli, mi ha trascinato poi mi ha fatto inginocchiare – aveva raccontato la vittima sentita in aula in una precedente udienza – un altro aveva una lametta e diceva lo ammazzo adesso. Un ragazzo si è messo in mezzo e gliela ha tolta. Un altro mi ha detto che aveva una famiglia di zingari e mi avrebbe fatto cercare per tutto il carcere. E’ stato un sequestro, non potevo parlare. Soffro ancora per queste minacce, lo sogno la notte”. Solo al mattino è riuscito a chiedere aiuto ad un poliziotto ed è stato portato in ospedale. Poi è stato trasferito di carcere per motivi di sicurezza. Oggi porta ancora i segni della violenza e ha perso la sensibilità su metà faccia. I compagni di cella avrebbero anche preteso che facesse entrare in carcere un cellulare, attraverso la madre, ma si rifiutò. Poi sarebbe stato costretto a fare la spesa per tutti, a fare le pulizie della cella e a lavare i vestiti per gli aggressori.
www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2025-05-21 09:40:52 da

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