A Genova neo madri seguiranno Consiglio Comunale da remoto – Notizie

A Genova neo madri seguiranno Consiglio Comunale da remoto – Notizie


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Il consiglio comunale di Genova
modifica il regolamento e stabilisce che le donne in gravidanza
(maternità anticipata e gravidanza a rischio) e le neo madri,
così come anche ai padri in congedo parentale, possono
partecipare alle sedute di consiglio, alle commissioni e alle
conferenze di capigruppo da remoto, in videoconferenza. La
modalità consente ai consiglieri di non perdere il gettone di
presenza e di garantire la rappresentanza di cui gli elettori li
hanno investiti. La delibera votata oggi all’unanimità è stata
proposta da Francesca Ghio che, oltre a essere consigliera di
minoranza nel gruppo Rossoverde, sarà presto madre.

   
Al documento, nell’elaborazione prima dell’arrivo in aula, ha
concorso con un emendamento anche Vincenzo Falcone (Fratelli
d’Italia) mentre altri emendamenti sono stati presentati in
discussione. La modifica del regolamento non è un unicum in
Italia, tra le grandi città il Comune di Torino ha da tempo
introdotto questa possibilità. La discussione non è stata priva
di scontro, anche all’interno della stessa minoranza.

   
In particolare un emendamento proposto da Mattia Crucioli
(Uniti per la Costituzione) che voleva estendere la facoltà di
collegamento da remoto anche a chi avesse invalidità o malattie
certificate. D’accordo la Lega. Contrari, per diverse ragioni,
gli altri gruppi di maggioranza e il Pd, perché l’emendamento
avrebbe delegittimato il lavoro fatto durante le commissioni. A
Cristina Lodi (misto-Azione) non piaceva che la gravidanza fosse
in qualche modo equiparata a una malattia.

   
“Mi sono occupata della questione quando ho saputo di essere
incinta e ho capito che a Genova c’era un vuoto normativo – ha
spiegato Francesca Ghio -, è chiaro che la modifica non è per me
ma per tutto il consiglio. Sono contenta di aver fatto qualcosa
di visibile come la mia pancia ma diversamente dalle parole e
dalla sensibilità che abbiamo sentito oggi ricordo le frasi
fuori microfono che mi sono state rivolte, parole pesanti come
‘lascia fare a noi’, ‘tu stai a casa’, ‘stai zitta’, ‘non
capisci un c…’.

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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