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Questa volta è successo nell’ospedale Francesco Ferrari di Casarano, in provincia di Lecce. Un uomo in attesa di essere sottoposto ad un esame di cistoscopia in un ambulatorio del reparto di Urologia, una volta sistemato sul lettino, ha cominciato ad andare in escandescenza e poi ha colpito il medico in servizio con un calcio al basso ventre.
Nelle corsie del Policlinico di Foggia le aggressioni Proseguono: in pochi giorni è stato tre volte il bersaglio delle violenze di pazienti e dei loro parenti. Le ultime due aggressioni si sono verificate in meno di 24 ore. E cominciano le dimissioni nel presidio del pronto soccorso, mentre il direttore sanitario dice al Tg2: “Se le dimissioni diventano di massa, il rischio è di non riuscire a garantire il servizio per i cittadini”.
Ieri pomeriggio è stato il figlio di un paziente che era in attesa al pronto soccorso a colpire due infermieri e un vigilante intervenuto per calmarlo. L’aggressore aveva un braccio ingessato che ha utilizzato per colpire le tre persone.
La notte precedente, invece, un 18enne ha sferrato calci e pugni a tre infermieri. A fermare la furia del ragazzo, arrivato in pronto soccorso per uno stato d’ansia, sono stati i carabinieri che lo hanno arrestato e portato in carcere con le accuse di lesioni a personale esercente la professione sanitaria e resistenza a pubblico ufficiale.
Ma oggi c’è stato anche il caso di Torino dove una dottoressa di medicina d’urgenza dell’ospedale San Giovanni Bosco è stata aggredita fuori dal plesso. La donna, 30 anni, è stata ferita alla mano da un’arma da taglio, intorno alle 8.
Questi nuovi episodi seguono l’aggressione subita pochi giorni fa dal personale sanitario dello stesso policlinico, nel reparto di chirurgia toracica, da alcuni famigliari di una ragazza deceduta durante un intervento. Era diventato tragicamente virale il video dei sanitari asserragliati in una stanza.
Scatta il rafforzamento delle misure di sicurezza per il policlinico Riuniti di Foggia
Dopo l’ennesima aggressione, come deciso in sede di prefettura, è stata innanzitutto estesa alle ore notturne l’operatività del posto di polizia all’interno dell’ospedale, prima limitata all’orario 8-20. Inoltre è stata rafforzata la vigilanza privata all’interno del policlinico e implementata la videosorveglianza. Il Riuniti è quindi stato inserito tra gli “obiettivi sensibili” previsti all’interno del piano coordinato di controllo del territorio, con conseguente maggiorata attenzione da parte delle forze dell’ordine impegnate su quel fronte.
Federazione nazionale degli Ordini dei Medici: “Ragionare su supporto dell’Esercito”
“Credo che oggi il Governo debba adottare, con decretazione d’urgenza, misure indispensabili” contro la violenza sui sanitari. L’arresto in flagranza differita è una delle misure che può essere adottata immediatamente. Così come una rivisitazione delle modalità di accesso agli ospedali”. È quanto ha affermato il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) Filippo Anelli intervenendo alla trasmissione della Rai Elisir.
“La situazione – ha aggiunto – sta degenerando. Il tema della violenza è diventato endemico e in qualche maniera bisognerà purproteggere i professionisti”, ha proseguito il presidente Fnomceo, che ha chiesto “di introdurre misure di sicurezza cheimpediscano agli operatori di esser aggrediti ogni giorno: se non ce la fanno i poliziotti ben venga l’esercito”. Al di là delle misure urgenti, ha concluso, “è arrivato ilt empo di avere una strategia che richiede non solo un aumento di risorse, ma anche di ridare quell’autorevolezza al medico che sembra che in questo periodo abbia perduto”.
Pasqualone, direttore sanitario a Foggia: “Continuando così resteremo senza medici e infermieri”
“Se continuiamo così finiremo per chiudere il pronto soccorso perché rimarremo senza medici, infermieri ed operatori sanitari”. Così il direttore generale del policlinico Riuniti di Foggia Giuseppe Pasqualone nel corso della conferenza stampa indetta dopo l’escalation di violenza ai danni del personale sanitario con tre aggressioni nel giro di pochi giorni. “Il mio appello – ha aggiunto – è al rispetto del personale in servizio perché è bravo e lo dicono i dati a livello nazionale. Il policlinico di Foggia è posizionato tra i migliori in Italia. In pronto soccorso si lavora in condizioni difficili, abbiamo un organico dimezzato, non riusciamo a recuperare medici e i cittadini che arrivano in condizioni non gravi devono aspettare, devono avere pazienza”
Numerosi gravi episodi in Puglia questa estate
Una dottoressa è stata aggredita prima di ferragosto durante una visita a domicilio a Minervino di Lecce; pochi giorni dopo una giovane guardia medica minacciata e spintonata dai genitori di un bambino che stava visitando a Maruggio. A fine agosto al Santissima Annunziata di Taranto un medico ha riportato un trauma cranico dopo essere stato colpito da un parente di un’anziana deceduta. E poi gli altri due casi nei primi giorni di settembre: alla guardia medica di Erchie una dottoressa insultata da un paziente che pretendeva la prescrizione di alcuni farmaci. Infine l’aggressione che ha fatto il giro del web al Policlinico Riuniti di Foggia di cui abbiamo accennato sopra.
“Una escalation continua e inarrestabile”, denunciano i sindacati dei medici che proclamano lo stato d’agitazione e organizzano una manifestazione unitaria lunedì 16 settembre a Foggia per chiedere risposte a datori di lavoro e istituzioni.
In Toscana aggrediti un medico su due: è un’emergenza
Secondo i dati dell’ordine dei medici e ANAAO Assomed, più della metà del personale toscano ha subito almeno un’aggressione nel corso della sua carriera. La maggior parte dei casi riguarda le donne.
Larga adesione per la manifestazione dei sindacati del 16 settembre
Si allargano le adesioni alla manifestazione unitaria dei sindacati dei medici ospedalieri prevista a Foggia per il 16 settembre contro le aggressioni in corsia. “Riteniamo che la manifestazione del 16 settembre sia un primo appuntamento importante”, fa sapere il Sindacato dei medici italiani (Smi), annunciando l’adesione alla mobilitazione unitaria lanciata ieri da Anaao Assomed e Cimo Fesmed.
“I medici di medicina generale, come quelli ospedalieri, sono costretti a lavorare senza alcuna tutela, esposti alla mercè di chi si sente in diritto di aggredire verbalmente e fisicamente professionisti impegnati a rispondere ai bisogni di salute”, spiega Delia Epifani, segretaria regionale Puglia del sindacato Smi, che aveva lasciato l’allarme già a metà agosto scorso, dopo l’aggressione subita dalla collega medico in servizio presso il Presidio di continuità assistenziale di Maruggio, in Provincia di Taranto.
“Abbiamo auspicato, da tempo, che i sindacati di categoria dell’area della medicina convenzionata e di quella ospedaliera facessero fronte comune. La violenza è una delle principali cause che fanno decidere di lasciare la professione medica e sanitaria”, aggiunge. Per mettere in evidenza l’emergenza nazionale di una sequela di aggressioni, lo Smi aveva proposto il mese scorso, in modo provocatorio, di richiedere il porto d’armi per il personale sanitario e medico. “Chiediamo – conclude la sindacalista – che si metta fine a questo scempio e di essere ascoltati. Riteniamo urgente la convocazione di un Tavolo con i sindacati dei medici, le Regioni, il ministro delle Salute e il ministro degli Interni al fine di adottare proposte per arrestare la violenza negli ospedali, nei presidi di continuità assistenziale e negli studi medici”.
www.rainews.it è stato pubblicato il 2024-09-10 23:09:00 da

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