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Da una parte il governatore (leghista) del Friuli Venezia Giulia che spinge per l’autonomia differenziata e il premierato. Dall’altra il costituzionalista che difende il testo da queste due importanti riforme volute dal Governo Meloni. A Xnl, nell’ambito del Festival del pensare contemporaneo, moderati da Gian Luca Rocco di Libertà, Massimiliano Fedriga e Michele Ainis hanno espresso il loro punto di vista, in un lungo “braccio di ferro”. Con toni pacatissimi hanno manifestato le proprie convinzioni su due temi chiave della politica nazionale.
QUI AINIS
«Dire che la nostra sia la Costituzione più bella del mondo – ha detto Michele Ainis – significa farle un torto. Lo sappiamo: la retorica è una malattia nazionale. Gli stessi costituenti, infatti, previdero le forme per modificarla. La nostra è un “corpo vivo” e come tutti i corpi, ha bisogno anche di andare dal dottore. Però, se si può migliorare il testo, lo si può anche peggiorare. Purtroppo spendiamo energie in riforme inutili, come suggerire che lo sport fa bene alla salute».
Sul premierato Ainis ha sottolineato che un modello come quello indicato da Meloni non ha eguali nel mondo, tranne che, in passato, in Israele. «Non è né carne, né pesce, è quasi parlamentare e quasi presidenziale. Il premier, secondo questa riforma, deve ottenere la fiducia del Parlamento lo stesso. Allora è un ossimoro, non si può definirlo un “premierato”: non puoi dire che sia stato eletto dal popolo. Ci sono un po’ di errori di grammatica costituzionale nella proposta». Se non è altro, per Ainis, «questa è omogenea, tocca pochi articoli», al contrario di quella voluta da Matteo Renzi, che fu un polpettoni: si chiedeva, insieme, di ritoccare il Senato e di abolire il Cnel».
Il costituzionalista Ainis riporrebbe la riforma in un cassetto, anche perché non è una proposta ideale per questo momento storico. «In Italia è in crisi la magistratura, il parlamento, le regioni vengono viste dai cittadini come apparati burocratici. Se tu in questi sistema, in crisi, inserisci un “gigante”, il premier, tra i nanetti…Vengono meno pesi e contrappesi, garantiti ad esempio dalla figura del presidente della Repubblica, che viene prosciugata. Dimagrisce il suo potere e anche quello del parlamento. Questa riforma concentra un grande potere sul premier disinteressandosi dei contropoteri».
Per quanto riguarda l’autonomia differenziata, «non si può segmentare il Paese e creare una frattura». Ainis ne è ha anche per i listini bloccati e le elezioni di deputati e senatori tutte in mano alle segreterie dei partiti: «sono una truffa».
QUI FEDRIGA
Massimiliano Fedriga, ovviamente, sostiene apertamente le due riforme proposte dal centrodestra nazionale. «Sono un profondo sostenitore del premierato. Non sono d’accordo con Ainis. Le regioni si sono molto rafforzate negli ultimi anni, lo dico anche qui in Emilia-Romagna dove amministra il centrosinistra. E sapete perché? La differenza è che noi possiamo avere più continuità di governo e programmare le politiche nel territorio. Cosa che il Governo italiano non riesce a fare. Abbiamo avuto persone autorevoli alla guida nazionale, non sempre eh, ma inconsistenza dei governi. A Roma ci sono poteri forti, ma non sono quelli eletti dai cittadini. I ministri passano e anche velocemente nei ministeri, chi porta avanti le decisioni sono altri. Nei palazzi ci si chiede sempre chi sarà il prossimo a passare di lì. Idem in politica estera: ogni anno l’Italia si presenta con persone diverse a trattare sui tavoli europei. Purtroppo, in tutto ciò, il parlamento rimane in carica per cinque anni, nonostante questo cambi idea sull’operato del premier di turno. Non mi sembra una “carenza di democrazia” la riforma: quando un premier non ha la fiducia, si ritorna alle urne. L’allontanamento del cittadino dal voto è perché non viene poi, questo voto, non viene esplicitato nell’attività di governo. Per questo abbiamo proposto la riforma del premierato».
E sull’autonomia. «Preferisco uno stato centralizzato? O una politica territoriale che risponde meglio ai cittadini? Io sono per questa seconda ipotesi. Penso che possa funzionare bene, non solo per le regioni del Nord, ma anche per il Mezzogiorno. Lo dimostrano le regioni a statuto speciale come la mia: non mi sembra che ci sia stata una secessione delle cinque regioni speciali. È sbagliato pensare che Roma gestisca tutto, l’efficienza la si ottiene nei territori, non centralizzando. È falso raccontare che questo provvedimento “spacchi l’Italia”. Anzi, l’autonomia sta facendo emergere i “Lep”, i livelli minimi essenziali, che oggi dovrebbero essere garantiti dallo Stato».
Fedriga, un po’ a sorpresa, non è una grande fan del ritorno delle “preferenze” personali alle Politiche. «Dobbiamo guardare alla realtà. In Regione e nei Comuni si indica il nome, bisogna scriverlo sulla scheda. Al Nord, solo il 25 % esprime una preferenza personale. La maggior parte delega il proprio movimento politico a scegliere gli eletti, stiamo parlando del 75 dell’elettorato che si reca a votare. Per questo mi viene da dire che, molto spesso, per Camera e Senato, dove si corre in collegi grossi, non viene votato il migliore, ma quello che ha le forze per farsi conoscere di più».
www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-09-20 23:23:45 da
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