Blocchi alla Tnt e violenze contro le forze dell’ordine, 29 persone rinv…


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Inizierà il prossimo 17 settembre il processo a 29 persone appartenenti o simpatizzanti al sindacato Si Cobas imputati a vario titolo di violenza privata aggravata in concorso, resistenza a pubblico ufficiale aggravata, invasione di edifici e lesioni aggravate per gli scioperi e i picchetti alla Tnt-FedEx di strada dei Dossarelli avvenuti fra il 28 gennaio e l’8 febbraio 2021, terminati in una serata di violenza il primo febbraio dello stesso anno.

Il 29 marzo il gup ha rinviato a giudizio tutti gli indagati coinvolti nell’inchiesta del pubblico ministero Matteo Centini e del procuratore Grazia Pradella che poche settimane dopo i fatti ha portato ai domiciliari i leader della sigla, Mohamed Arafat e Carlo Pallavicini (arresti poi revocati dal tribunale del Riesame di Bologna), e all’esecuzione di cinque divieti di dimora nella provincia di Piacenza ma anche ad altre cinque misure cautelari. Ma non solo, per la violazione del coprifuoco previsto dalla normativa dell’epoca erano state comminate multe per un totale di 13mila e 200 euro, oltre a l’applicazione di quattro misure di prevenzione dell’avviso orale e cinque avvii di procedimento per altrettante revoche del permesso di soggiorno.

Secondo i pm gli operai e alcuni esponenti della sinistra antagonista avrebbero messo in atto azioni di blocco per impedire “l’ingresso e l’uscita agli automezzi trasportanti merci” dal polo logistico della multinazionale americana gestito dalle aziende subappaltatrici Lintel e Alba. Lo avrebbero fatto con violenza e minaccia occupando “fisicamente” la strada “al di fuori di qualsiasi lecita rivendicazione di tipo sindacale, di qualsiasi vertenza o relazione industriale”. Sarebbero stati definiti “servi” i poliziotti contro i quali sarebbero state scagliate “pietre, bottiglie piene di plastica o vetro, rami ed altri oggetti” provocando alcune ferite agli agenti sul posto. Gli scontri erano avvenuti al termine dell’ennesimo tentativo di mediazione da parte delle forze dell’ordine anche in ragione del fatto che tra la merce in uscita vi erano anche sei furgoni contenenti medicinali urgenti. Per giorni i blocchi avevano paralizzato l’intera filiera dell’hub.

«Siamo di fronte a condotte particolarmente violente che avevano un trend di pericolosità in crescita quindi è stato opportuno l’intervento delle forze dell’ordine così come la risposta sul fronte giudiziario a fronte di comportamenti violenti e privi di ogni valenza sindacale», aveva dichiarato il procuratore Grazia Pradella che aggiunse: «Con una metodologia violenta e assolutamente scomposta dal punto di vista di ogni tentativo di dialogo tentato il Si Cobas aveva bloccato quaranta di tir all’interno dell’hub, alcuni anche contenenti generi deperibili e urgenti come farmaci dal 28 al 1 febbraio (l’attività è realmente ripartita solo l’8 febbraio dopo un incontro in prefettura ndr anche perché dal 1 febbraio Tnt aveva chiuso). Con oggetti, falò e mettendosi davanti al cancello hanno paralizzato l’attività h24. Nella giornata del 1 febbraio era stato tentato un ulteriore dialogo e si era tentato di ricomporre la vertenza così come era avvenuto nei giorni precedenti. Si era chiesto almeno di far uscire i camion con i medicinali ma Arafat, leader del sindacato, aveva posto la condizione che il contenuto dei sei mezzi pesanti fosse spostato a bordo di un solo tir: impossibile farlo anche per una questione logistica. Ogni tentativo di conciliazione era andato a vuoto e bisognava tener conto che i camionisti bloccati da giorni stavano dando segni evidenti di insofferenza».

E ancora: «I manifestanti dopo le 22 – hanno proseguito gli investigatori – hanno più volte cercato di far cadere gli agenti del reparto mobile della polizia e del battaglione di carabinieri schierati, prendendoli per le caviglie, a quel punto si è reso necessario l’uso dei lacrimogeni per disperdere la folla. Qualcuno è scappato ma altri, molti altri invece si sono nascosti dietro alle auto parcheggiate ed è iniziato, da tre direzioni diverse, il lancio di bottiglie di vetro, sassi, pietre e bastoni. Quattro gli agenti che sono rimasti feriti». «Poco prima Arafat – spiegarono gli inquirenti – aveva chiesto ai manifestanti il sacrificio, ossia la resistenza alle forze dell’ordine e così è avvenuto in maniera premeditata».

Secondo il sindacato,  – come riporta La Presse – che bloccò il magazzino per 14 giorni, le proteste servivano a bloccare il piano industriale delle Poste americane che avrebbe previsto centinaia di esuberi e licenziamenti, ad ottenere il rimborso delle differenze non pagate nel 2020 per il premio di produzione e il rinnovo dello stesso nel 2021 oltre a rivendicare la retribuzione della mezz’ora di pausa, l’adeguamento a livello 3 di tutto il personale, la corresponsione ai lavoratori dei ticket mensa da 7 euro. Tuttavia «Aldo Milani – fece sapere la polizia all’epoca dell’esecuzione delle ordinanze – leader nazionale del sindacato autonomo, aveva anche dichiarato in un video pubblicato sui social e sul web che le modalità della lotta sindacale propria del Si Cobas serviva per acquisire peso nella logistica e potere». Il 9 febbraio 2021 davanti all’allora prefetto di Piacenza, Daniela Lupo, FedEx ha fatto mettere a verbale che il piano industriale “per l’Italia” non avrebbe previsto “alcun impatto sul personale addetto alle attività di handling e pickup-delivery anche compreso quindi il sito di Piacenza” in cambio della “immediata disponibilità alla sospensione dello sciopero e di qualsiasi altra manifestazione di protesta”.

Un mese dopo l’accordo in Prefettura e qualche giorno dopo gli arresti, la multinazionale ha chiuso l’hub di Piacenza con “effetto immediato” spiegando in una nota come il polo non avesse “più un ruolo centrale nelle attività distributive” e che “non sono più necessarie e le operazioni del sito”. Nel processo al via settembre FedEx non si è costituita parte civile. Eugenio Losco, avvocato degli imputati ha dichiarato: «Non c’è un quadro indiziario sufficiente, come ogni volta ci difenderemo in dibattimento. Il tribunale del Riesame si è pronunciato sulle misure cautelari e ha revocato i domiciliari per Arafat e Pallavicini, più quella applicata a un lavoratore, e il ricorso per Cassazione del pubblico ministero è stato rigettato. Lo stesso pm aveva impugnato l’ordinanza perché non erano state accolte tutte le richieste di misura cautelare, ma anche in quel caso la Cassazione ha rigettato».

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www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-03-30 07:00:00 da


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