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Roma, 18 maggio 2025 – La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Paolo Zino, nato il 16.10.1969 a Manfredonia, condannato in via definitiva per due episodi di ricettazione avvenuti rispettivamente a Milano e Pesaro. Con sentenza depositata in questi giorni, i giudici hanno ritenuto infondate le doglianze difensive, confermando la validità dell’ordinanza del Tribunale di Pesaro del 22 ottobre 2024, che aveva rigettato la richiesta di riconoscimento dell’identità del fatto ai sensi dell’art. 669 del codice di procedura penale.
Zino aveva chiesto che venisse dichiarata l’unicità del reato contestato nei due procedimenti, sostenendo che i beni ricettati – moduli di patenti di guida – provenivano da un unico furto, compiuto ai danni della Motorizzazione Civile di Lodi nel 2003. In base a tale comune origine, l’interessato riteneva applicabile il principio del ne bis in idem, secondo cui una persona non può essere giudicata due volte per lo stesso fatto.
Il Tribunale di Pesaro, investito della questione in sede esecutiva, aveva tuttavia respinto l’istanza, rilevando l’assenza di elementi concreti che dimostrassero una reale coincidenza tra le due condotte contestate. In particolare, mancavano indicazioni su tempi, luoghi e modalità della ricezione dei beni. Un capo d’imputazione descriveva in modo puntuale i moduli oggetto del reato, riportandone i numeri seriali, mentre l’altro si limitava a menzionare genericamente “un modulo di patente”. Tali discrepanze, secondo il giudice dell’esecuzione, escludevano la sovrapponibilità dei due episodi.
La Suprema Corte ha condiviso integralmente tale impostazione. In motivazione, i giudici ricordano che, secondo costante giurisprudenza, il principio del ne bis in idem si applica solo in presenza di una piena identità storico-naturalistica del fatto, intesa come coincidenza di tutti gli elementi costitutivi del reato – condotta, evento, nesso causale – nonché delle circostanze di tempo, luogo e persona.
Nel caso in esame, affermano i magistrati, “la comune origine dei beni non è sufficiente a configurare un unico reato”, soprattutto in mancanza di prove che ne dimostrino la contestuale ricezione. La ricettazione, si legge nella sentenza, è un reato a consumazione istantanea che si perfeziona con l’acquisizione del bene. Pertanto, anche se due beni provengono dallo stesso furto, la loro ricezione in contesti diversi configura reati distinti.
La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando la legittimità delle due condanne e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
www.statoquotidiano.it è stato pubblicato il 2025-05-18 10:38:19 da Michele Solatia
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