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SanbArte in Festival 2023. Un festival che guarda al futuro di chi vive a San Basilio: “Creiamo il nostro futuro”. Due giorni di cultura, sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre, di teatro, di musica e di arte di strada animeranno i cortili dei vari lotti delle case popolari dell’Ater di San Basilio. Tanti appuntamenti che hanno l’obiettivo di coinvolgere il quartiere. SanbArte festival è un progetto realizzato con il sostegno del Programma Periferiacapitale della Fondazione Charlemagne.
Da tre anni, ormai, un gruppo di attivisti e residenti del quartiere che anima il festival SanbArte e che ogni anno organizza laboratori artistici e teatrali, parate e spettacoli, momenti di dibattito e socializzazione nel quartiere, è impegnato a costruire momenti di aggregazione alternativi per gli abitanti del quartiere, per le persone che nel territorio periferico di San Basilio si trovano ogni giorno ad abitare, a lavorare, a studiare, a vivere.

“Per perseguire questo obiettivo, come collettivo, come rete di associazioni ed enti socializzanti ed educanti, abbiamo scelto come linguaggio prediletto (ma non unico) l’arte, intesa in senso più ampio possibile, che è un mezzo di comunicazione e di espressione non solo degli artisti ma anche di chi ne usufruisce – spiegano gli attivisti – e che, in questo modo, viene ridata ai residenti, che ne possono godere liberamente, ritrovando il piacere del rito collettivo della festa e dell’evento teatrale, riallacciando i rapporti umani e
fornendo una struttura sociale solida sulla quale costruire una comunità con una propria forza identitaria”.

Con SanbArte in Festival – e con gli eventi legati ad esso, come il Carnevale de SanBa sono stati raggiunti risultati importanti. “Abbiamo avuto modo di vedere in prima persona una mobilitazione comunitaria che non ci saremmo mai aspettati: abitanti del quartiere che, nelle giornate del festival, scendevano di abitazione per pulire, sistemare, mettere in condizioni adeguate gli spazi in cui ci sarebbero state le esibizioni – spiegano gli attivisti del collettivo organizzatore – altri ancora che, assieme all’organizzazione artistica, hanno svolto servizio d’ordine aiutando a gestire il flusso di persone che veniva per assistere agli spettacoli e che seguiva l’itinerario del festival, tra chi scendeva di abitazione con familiari e amici e chi rimaneva affacciato dalla finestra di abitazione, seguendo l’evento che si svolgeva sotto la propria abitazione”.
E ancora: “Questo, a ragion veduta, ci dimostra che il godimento dell’arte e del bello è ricercato da tutti e per tale ragione nessuno deve esserne privato; ma, allo stesso tempo, il lavoro artistico di comunità è assai complesso, delicato ed esoso, e richiede un costante ascolto, una degna e rispettosa risposta artistica, e una progettualità e un sostegno tali da poterne garantire una continuità”.
roma.repubblica.it è stato pubblicato il 2023-09-29 20:08:11 da [email protected] (Redazione Repubblica.it)

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