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MONTEGRANARO – L’edizione 2025 del Festival della comunicazione, promosso dalla Società San Paolo e dalla Società delle Figlie di San Paolo, ha trovato quest’anno casa nel territorio dell’Arcidiocesi di Fermo, ispirandosi al tema “Accendiamo la Speranza, una diversa comunicazione è possibile”. A sottolineare il valore profondo di questa iniziativa, sono state le parole dell’arcivescovo di Fermo, sua eccellenza monsignor Rocco Pennacchio, che ha rivolto alla comunità un invito accorato e insieme fiducioso: «Invito la comunità a lasciarsi incuriosire ed interpellare da queste giornate e dai temi che affronteranno. La presenza di tanti ci permetterà di comporre un ricercato mosaico di fraternità e di speranza». Un appello che si è concretizzato in uno dei momenti più intensi del Festival: il convegno dal titolo “Avrò cura di te”, tenutosi il 6 giugno a Montegranaro e dedicato al delicato tema delle cure palliative e del fine vita. L’incontro ha rappresentato un’occasione di riflessione profonda, in cui scienza, esperienza, etica e spiritualità si sono intrecciate dando vita a un dialogo autentico, capace di restituire senso e umanità alla comunicazione della fragilità.
I saluti istituzionali sono stati affidati a don Michele Rogante, coordinatore dell’evento per l’arcidiocesi di Fermo, a don Giuseppe Lacerenza e suor Cristina Beffa, coordinatori paolini del Festival della comunicazione, a Gastone Gismondi per l’amministrazione comunale di Montegranaro e al dottor Roberto Grinta, direttore generale dell’Ast di Fermo, che ha evidenziato il valore della prossimità e l’impegno dell’azienda sanitaria verso un approccio sempre più umano alla cura.
Di altissimo rilievo è stato il contributo dei relatori. Il professor Vincenzo Valentini, direttore dell’Oncologia radioterapica e diagnostica per immagini del policlinico Gemelli di Roma, ha posto l’accento sulla centralità del prendersi cura in modo globale e integrato, promuovendo con forza il modello delle simultaneous care.
Il dottor Romeo Bascioni, oncologo palliativista, ha portato la sua esperienza pluriennale nelle strutture sanitarie del territorio, sottolineando come le cure palliative debbano essere parte integrante di ogni reparto ospedaliero, a garanzia della dignità e del sollievo per ogni paziente.
Molto toccante l’intervento del dottor Simone Pizzi, responsabile del centro regionale di Terapia del dolore e Cure palliative pediatriche dell’Aoum al Salesi di Ancona. La sua testimonianza ha dato voce a una medicina che non si arrende di fronte alla sofferenza, ma l’abita con presenza, amore e ascolto: «Un bambino gravemente malato – ha sottolineato Pizzi in un passaggio del suo discorso – anche se inguaribile, non è mai un caso clinico: è una persona portatrice di dignità, di desideri e di legami». Poi ha aggiunto: «La medicina non fallisce con la morte, ma quando abbandona chi soffre».
Lo scrittore Emanuel Exitu, autore del romanzo “Di cosa è fatta la speranza”, ha raccontato il suo viaggio personale e narrativo sulle orme di Cicely Saunders, inventrice del movimento delle cure palliative. Una figura che ha saputo «scorgere il possibile dove tutti vedevano l’impossibile», con lo sguardo visionario di chi sa sperare. Ha concluso i lavori Luciano Pini, presidente dell’associazione “L’abbraccio”, sottolineando il ruolo insostituibile del volontariato e aprendo lo sguardo ai progetti futuri che potranno nascere da sinergie tra istituzioni, professionisti e cittadini.
www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2025-06-07 18:27:04 da

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