Dietro il paravento da «Il ventre di Napoli» di Matilde Serao

Dietro il paravento da «Il ventre di Napoli» di Matilde Serao




IL VENTRE DI NAPOLI ADESSO (1905)

Cominciamo da quanto esiste, dietro il paravento a sinistra del Rettifilo, venendo dal centro della città, andando verso la ferrovia: e osserviamo se si è risanato, com’era la idea semplice e alta di tutti quelli che vollero salvare il popolo napoletano dalla sporcizia, dal vizio, dalla epidemia e dalla morte.
Questo lato è il meno orribile, quando lo si percorre, passo passo, dalle spalle di via Guglielmo San Felice, dalle spalle dello splendido del deserto palazzo della Borsa sino laggiù, laggiù, all’Annunziata.
Eppure!
Camminando dietro il paravento, salendo, scendendo, salvo due o tre traverse di cui una sola è completata, due compiute a metà, le altre sono semplicemente aperte, e alcune di esse non sono neppure accennate, restandovi ancora, massime verso l’Università, i vicoli antichi, umidi, alti, tetri e sporchi.
E il lato meno spaventoso agli occhi, meno nauseante all’odorato quello a sinistra. Eppure!
Sono rimaste intatte le oscure e malfide gradelle di Santa Maria la Nova, le antiche gradelle che conducevano al cerriglio e che ora conducono alla piazza della Borsa; intatte le strette, nere, soffocate, soffocanti gradelle di Santa Barbara, con loro angiporto che avrà duecento anni e che venti anni di risanamento edilizio, a due passi di lì, non hanno distrutto, le famose gradelle di Santa Barbara, celebri per il loro tarallaro, il biscottaio popolare, ma anche per il vizio diurno e notturno, che vi ha i suoi antri più bassi e più tristi: né, a quanto pare, tutto questo è mutato.

Se VUOI puoi cliccare sul link che trovi qui sotto per ASCOLTARE tutti i podcast di «Il ventre di Napoli»

https://penisolabella.blogspot.com/2024/12/audiolibro-il-ventre-di-napoli-di.html

Scrittrice coraggiosa e combattiva, Matilde Serao lavorò con costanza per liberare Napoli dalla retorica di una narrazione concentrata soltanto sugli aspetti pittoreschi ed eccessivi della città, e in questo volume racconta con sguardo appassionato analitico la Napoli di fine Ottocento.

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