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Su Google Maps il distributore di gpl di via dei Gordiani risulta al momento ‘temporaneamente chiuso’. Suona come una beffa ora che ci sono 45 feriti, decine di persone fuori casa e mezza Roma ancora sotto choc per il boato di stamattina.
Ma la visione dall’alto permette di rendersi conto di quanto la struttura esplosa fosse vicina a luoghi quantomeno sensibili. Case, scuole, centri sportivi. E infatti ora c’è chi punta il dito contro le stazioni di servizio troppo inserite nel contesto urbano. Ambientalisti, consumatori, tecnici e anche residenti: è ancora possibile, si chiedono, vivere e convivere con delle strutture che possono trasformarsi se qualcosa va storto in autentiche santebarbare? Secondo Valeria Di Sarli, ingegnere chimico del Cnr, la risposta è no: “Penso – afferma l’esperta – che sarebbe meglio eliminare in generale la presenza dei distributori di gpl in città: questa non è la prima volta che succede una cosa simile.
La perdita di gas non sarebbe dovuta avvenire, tuttavia se hanno concesso la possibilità al distributore di essere lì è perché la procedura poteva e doveva essere fatta seguendo il protocollo.
C’è stato qualcosa che è sfuggito”. Il gas ha una “minima energia di innesco estremamente bassa”: in altre parole basta un niente per provocare l’esplosione, anche solo “una piccolissima scintilla, o anche una scarica elettrostatica” per far saltare tutto. “E’ equiparabile a una bomba”, confermano i vigili del fuoco.
In Italia i distributori di carburante sono poco più di 21.600, di cui circa 4.500 erogano gpl. Nel Comune di Roma sono 862, di cui 109 quelli a gpl. Il distributore esploso stamattina, a rigore, non è nemmeno il più incastonato della Capitale tra negozi e palazzi, se si considera che esiste una pompa ‘storica’ (in via di rimozione e bonifica) persino lungo i Fori Imperiali, e che poggia probabilmente sui resti del Templum Pacis. Quello di via dei Gordiani, ben meno centrale, ha direttamente attorno a sè i bassi profili dei campi sportivi e di un autodemolitore, ma poco più in là ci sono i nove lunghi filari di condomini che terminano su via Romolo Balzani, i cui vetri infatti sono finiti in mille pezzi. E poi le scuole: anche il ministero dell’Istruzione conta i danni, con sette edifici scolastici colpiti e alcuni evacuati. Dirimpetto c’è il circolo sportivo che ospita il centro estivo per bambini, che per fortuna vista l’ora era ancora praticamente vuoto. Se a questo si aggiunge che gli operatori erano riusciti a creare attorno alla zona un’area di sicurezza prima della deflagrazione si capisce perché il sindaco Roberto Gualtieri parli di “conseguenze molto più gravi evitate”.
Il presidente del V Municipio Mauro Caliste attribuisce l’accaduto a un “errore umano”, perché per il resto “era tutto a norma. Del demolitore si sta definendo il trasferimento entro primavera – spiega – e poi c’è il dislocamento delle autoambulanze collegate col 118. Erano tutti autorizzati”.
Eppure, tra i residenti del Prenestino, c’è chi dice oggi che quel distributore l’aveva sempre temuto: troppo vicino all’abitato.
E’ anche la posizione di Federcontribuenti, che chiama in causa le autorità: “Se la responsabilità materiale sarà di chi ha sbagliato – afferma l’associazione – ce ne sono altre a monte, e ricadono su chi ha consentito che un impianto come quello restasse in un tessuto fortemente urbanizzato. Le licenze concesse 10-20-30 anni fa non sono eterne, perché soggette a rinnovo. Ma questo non è più ammissibile soprattutto perché non sempre i controlli possono prevedere un accadimento straordinario e non per questo inevitabile”. Sì, ma come si fa a rifornire l’auto senza distributori in città? Andrebbero intanto diminuiti di numero, secondo il presidente di Legambiente Lazio Roberto Scacchi: “Bisogna allentare la morsa scegliendo altri mezzi per spostarsi – propone l’ambientalista – come le auto elettriche o i mezzi pubblici”.
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www.ansa.it è stato pubblicato il 2025-07-04 18:43:44 da

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