Dl Sicurezza 2025, oggi fiducia e votazione finale in Senato

Dl Sicurezza 2025, oggi fiducia e votazione finale in Senato


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Protesta delle opposizioni. Il Pd: “Governo mina la democrazia e reprime il dissenso”

Il testo del dl Sicurezza è arrivato al Senato per la fiducia dopo l’approvazione alla Camera della scorsa settimana. Il provvedimento approda davanti all’assemblea di Palazzo Madama senza mandato al relatore e senza che in commissione sia stato discusso nessuno dei 131 emendamenti presentati dalle opposizioni che in aula protestano contro “l’ennesima forzatura”. Il presidente Ignazio La Russa intanto convoca la conferenza dei capigruppo dopo aver sospeso la seduta per le contestazioni della minoranza. 

Protesta Pd-M5S-Avs in Senato, La Russa sospende la seduta

Prima il minuto di silenzio dopo le parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che in apertura di lavori in Aula ha rivolto “un ultimo commosso saluto al presidente Ernesto Pellegrini che ha dato lustro alla sua famiglia, a Milano, alla sua attività lavorativa. Il suo nome è legato anche al mondo dello sport visto che è stato presidente dell’Inter vincedno anche uno scudetto”; poi i cori da stadio ‘vergogna, vergogna’ da parte dei senatori di Pd, M5s e Avs – seduti in terra al centro dell’Aula – in segno di protesta contro il Dl Sicurezza. E’ quanto avvenuto poco fa a Palazzo Madama, con La Russa che ha sospeso la seduta prima del via delle dichiarazioni di voto.

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Al termine del minuto di raccoglimento i senatori di Pd, M5S e Avs sono entrati nell’emiciclo ma invece di sedersi al proprio posto si sono messi per terra al centro dell’Aula. “Non è una novità, c’è un precedente che ricordo bene sotto la presidenza del senatore Schifani. Accomodatevi pure, c’è ancora posto ai bordi, però seduti in silenzio senza disturbare”, le parole di La Russa che ha poi aggiunto: “Mi sarebbe piaciuto che foste entrati prima perché abbiamo ricordato una persona che forse meritava il cordoglio di tutti, ma va bene lo stesso”.

Inizialmente La Russa non era intenzionato a sospendere la seduta, e più volte ha invitato il leader di Azione, Carlo Calenda, a cominciare il suo intervento in dichiarazione di voto: “Lei cominci che vedrà che smettono”. I cori ‘vergogna, vergogna’ tuttavia sono andati avanti, con Calenda che ha spiegato di non voler “interrompere la protesta pacifica“. La Russa ha quindi sospeso i lavori e successivamente ha convocato la conferenza dei capigruppo: “Non c’era bisogno di stare seduti, quando i capigruppo mi chiedono una riunione non è mai capitato che io non l’abbia consentito”. “Però mentre noi disponiamo la capigruppo – ha concluso La Russa rivolgendosi ai sentori dell’opposozione seduti in terra davanti ai banchi riservati al governo – vi pregherei di restare comodi seduti, che poi torniamo”.

Pd su dl Sicurezza: “Governo mina democrazia e reprime dissenso”

“Il 48º decreto-legge di questa legislatura arriva in Aula con un metodo che calpesta il Parlamento e aggira il confronto democratico. Come diceva Rodotà, il Parlamento non è un orpello, bensì il luogo del confronto e del dissenso. Non c’è nessuna emergenza di ordine pubblico da affrontare: c’è solo il bisogno di alimentare la propaganda della paura. Ma la sicurezza non si costruisce con l’autoritarismo, bensì rafforzando il welfare, il lavoro stabile, la scuola e la sanità pubblica”, ha dichiarato la senatrice Enza Rando, responsabile della legalità e del contrasto alle mafie nella segreteria nazionale del Partito Democratico, intervenendo in Aula durante la discussione generale sul dl sicurezza.

“Nel merito, siamo davanti a un testo che stravolge principi costituzionali e introduce norme che reprimono il dissenso e criminalizzano la povertà. Dalla detenzione per le madri con figli minori, fino al Daspo urbano arbitrario o al reato di resistenza passiva: è una deriva autoritaria che colpisce i più fragili e ignora la funzione rieducativa della pena”, ha continuato Rando.

“Anche laddove si interviene su temi importanti come l’usura o i morti di mafia, il decreto resta inefficace: mancano gli investimenti, si eludono le vere priorità. Poteva essere un’occasione di rafforzare le misure preventive e interdittive, e invece il Governo le indebolisce. Questo non è un provvedimento per la sicurezza dei cittadini, ma un manifesto ideologico che sostituisce il diritto con la repressione. La sicurezza, quella vera, è un valore per tutte e tutti”, ha concluso la senatrice dem.

M5S: “Governo mette pietra tombale su settore canapa”

“Con l’approvazione del dl sicurezza il governo mette una pietra tombale sul settore della canapa industriale che ha dato lavoro a più di 20mila lavoratori, chiudendo le porte a 3.000 aziende”. È quanto afferma in una nota la senatrice M5S Sabrina Licheri capogruppo in commissione Industria e attività produttive.

“Questo esecutivo – aggiunge – si è dimostrato fin dall’inizio sordo a qualsiasi confronto, portando avanti una battaglia folle e ideologica che contrasta con ogni normativa nazionale e europea. Con la canapa le nostre aziende producono tessuti, prodotti per la cura della persona, alimenti come pasta, biscotti o prodotti per la farmaceutica, e addirittura la bioedilizia. Sono usi e benefici che nulla hanno a che vedere con lo sballo da cui è ossessionato questo Governo”. “Eppure continueremo a comprare la canapa, solo che arriverà dall’estero, penalizzando i produttori italiani. Chi si vuole favorire? Con questo decreto solo la mafia e la criminalità organizzata. Noi ci siamo sconfitti fin dall’inizio per difendere una nostra eccellenza. Ora spiegatelo ai lavoratori e alle imprese”, conclude.

Protesta delle opposizioni in aula

“Hanno deciso di andare in aula senza mandato al relatore, come se fosse normale – ha detto ieri il senatore Pd Andrea Giorgis -. Questo dimostra quanto denunciato: ci troviamo di fronte a un gravissimo abuso della decretazione d’urgenza al quale si somma una mortificazione senza precedenti del ruolo e della funzione del Parlamento”. “Abbiamo discusso per mesi del disegno di legge Sicurezza e la risposta è stata il decreto – ha aggiunto Giorgis -. È un modo di interpretare il proprio mandato e la democrazia che non ammette il confronto, assai poco democratico”.

“C’è una volontà politica precisa, di schiacciare il Parlamento – ha rincarato la dose la senatrice M5S Alessandra Maiorino – perché come opposizioni ci siamo messe d’accordo per 131 emendamenti, pochissimi, e ci hanno risposto che non è un numero di emendamenti gestibile”. “È un atteggiamento di una gravità inaudita – sottolinea il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama -. È una scelta evidente di blindatura totale del testo”.

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www.lapresse.it è stato pubblicato il 2025-06-04 10:39:39 da LaPresse


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