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TERAMO . Serve una perizia per accertare l’eventuale contaminazione delle acque di stillicidio raccolte nei laboratori del Gran Sasso. A disporlo è il Consiglio di Stato con un’ordinanza che fa riferimento all’appello presentato dall’Istituto nazionale di fisica nucleare. Quest’ultimo, infatti, ha impugnato la sentenza di primo grado con la quale è stato respinto il ricorso per l’annullamento della determina della Regione sul rinnovo dell’autorizzazione allo scarico nel fosso Gravone di reflui provenienti dalla struttura sotterranea. Contestata è la parte del provvedimento che non ha ricompreso le acque di percolazione, raccolte nelle sale e nelle gallerie, tra quelle di scarico, prescrivendo per loro un apposito piano di monitoraggio da concordare con l’Arta, l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente.
Il collegio giudicante evidenzia, in particolare, che negli atti presentati dalle parti «sono riportati in maniera diversificata, ed a volte opposta, elementi di fatto la cui corretta qualificazione costituisce punto essenziale ai fini della corretta applicazione delle disposizioni di tutela delle acque ed ambientali nella materia in questione». Per questo dispone la perizia per accertare alcuni aspetti. Tra questi rientra «la situazione di fatto relativa alle acque e alla loro canalizzazione all’interno del laboratori, nonché, la qualificazione delle stesse». Da verificare c’è, inoltre, se «le acque di percolazione provengono esclusivamente dalla trasudazione della roccia e se la loro qualità lungo il percorso permanga di acqua di falda o se vi siano elementi che facciano ritenere che possano subire contaminazioni». (g.d.m.)
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L’articolo Gran Sasso, perizia sull’acqua dei laboratori – Teramo
www.ilcentro.it è stato pubblicato il 2023-11-26 02:22:00 da

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