“Ho alzato le mani due volte perché lei mi ha aggredito per prima”

“Ho alzato le mani due volte perché lei mi ha aggredito per prima”


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“Ho alzato le mani due volte perché lei mi ha aggredito per prima”



JESI – Due anni di relazione con un uomo più giovane di lei e durante i quali avrebbe subito offese, abusi sessuali, percosse e minacce di morte quando lui la vedeva parlare con altri uomini. “Ti ammazzo se ti vedo in giro con qualcuno tu sei solo mia”, sarebbe arrivato a dirle. Vittima una donna di 50 anni, di origine colombiana. Arrivata in Italia come rifugiata politica era rimasta vedova e aveva iniziato una relazione sentimentale con un parente del marito defunto. La storia è andata avanti dal 2021 al 2023, i due hanno convissuto a Jesi. Un calvario stando alle accuse che hanno portato a processo l’uomo, 40 anni, connazionale della vittima, per stalking, maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate e violenza sessuale. L’imputato è difeso dall’avvocato Nicoletta Pelinga e oggi è stato sentito in tribunale, davanti al collegio penale presieduto dal giudice Roberto Evangelisti. Ha dato una versione diversa dei fatti denunciati dalla vittima, parte civile insieme alla figlia con l’avvocato Irene Pastore. Stando alla donna, lei si è decisa a denunciarlo quando l’ex compagno ha alzato le mani anche sulla figlia 20enne.

L’episodio clou che ha spinto la colombiana a rivolgersi ai carabinieri risale al 21 febbraio del 2024. Sotto casa dove lavorava come badante si era presentato il 40enne che l’avrebbe presa a schiaffi poi l’avrebbe sbattuta a terra facendola cadere su una panchina del cortile interno alla palazzina. La donna riportò 7 giorni di prognosi e il pronto soccorso diagnosticò lesioni da percosse. Arrivata la figlia, per difendere la madre, era stata aggredita anche lei e riportò sempre una prognosi di 7 giorni. Dopo quell’episodio il colombiano è stato raggiunto da un divieto di avvicinamento con braccialeto elttronico che ha ancora in vigore. Oggi l’imputato ha ammesso gli schiaffi. “Ho alzato le mani solo due volte – ha riferito ai giudici – e per questo sono disposto a pagare ma non per il resto, non è vero nulla, i rapporti sessuali avuti sono sempre stati consensuali. Lei era molto gelosa e spesso litigavamo. Quel giorno è stata lei per prima ad aggredirmi, mi ha graffiato in faccia ”. La coppia, stando al colombiano, avrebbe ripreso anche a vedersi dopo la chiusura delle indagini e la vittima non avrebbe indossato il braccialetto per non far suonare il dispositivo di allontanamento che ha ancora l’imputato. Stando alla denuncia della 50enne invece le violenze, in due anni di relazione, sarebbero state quasi quotidiane, anche dopo che la vittima lo aveva lasciato. Lui l’avrebbe perseguitata. Non voleva che la donna avesse amicizie maschili, non poteva tenere in numeri nemmeno nella rubrica telefonica, non poteva usare i social network e le controllava sempre il cellulare. Durante le aggressioni fisiche le avrebbe stretto anche le mani al collo come il giorno in cui avrebbe subito una violenza sessuale, nel 2021, bloccandola per un braccio e abbassandole il pigiama. Oggi è stato sentito anche un conoscente della 50enne che ha riferito di averla vista con il volto tumefatto e l’avrebbe convinta a denunciare e troncare quella relazione. Prossima udienza il 4 giugno quando inizierà la discussione.


 

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www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2025-02-26 20:13:21 da


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