Il metodo Ballista   di Marco Travaglio   4 giugno 2013

Il metodo Ballista di Marco Travaglio 4 giugno 2013




Il metodo Ballista
di Marco Travaglio
Davanti agli articoli di Pigi Battista, sorge sempre spontanea la domanda: ma ci è o ci fa? Ieri, sul Corriere che generosamente lo ospita, ha risposto al mio pezzo di sabato (“L’uomo che non sapeva nulla”) che smontava i suoi sfondoni e bugie sulla requisitoria del processo Ruby-bis. “Risposto”, si fa per dire: nemmeno una parola sull’oggetto delle mie contestazioni. In compenso Battista ha parlato molto della mia persona (“Se non riesci a demolire un ragionamento, demolisci il ragionatore”, diceva Paul Valéry). Mi ha dipinto come un “fanatico”, un “manganello” che “mena” e “intimidisce”. Ma soprattutto come un servo dei padroni, autore di “interviste inginocchiate” al “potente che gli sta di fronte” (persino B., che però non se n’è mai accorto, anzi mi ha più volte denunciato, chiesto milioni di danni e naturalmente perso tutte le cause). Rilievi davvero bizzarri in bocca a un tizio che fu promosso dalla famiglia Berlusconi a vicedirettore di Panorama quando il direttore era Giuliano Ferrara, e che dopo l’editto bulgaro che cacciò da tutte le tv Biagi, Santoro e Luttazzi, ebbe in premio dalla Rai berlusconiana un programma nello spazio che era stato di Biagi. A suo dire, poi, io sarei “il pasdaran di ogni accusa, la guardia pretoriana di ogni pm” (ma io non ho mai scritto che un imputato è colpevole prima che lo stabiliscano i giudici: è Battista che, di ogni imputato eccellente, scrive che è innocente sostituendosi ai giudici; e, quando i giudici stabiliscono che è colpevole, continua a ripetere che è innocente, confondendo prescrizioni e assoluzioni). Avrei anche scritto “un libro su Mani Pulite in cui ha trascritto per centinaia di pagine i capi d’accusa, dedicando ai casi di assoluzione al massimo una svogliata ammissione tra parentesi” (forse perché le assoluzioni nel merito, in quell’inchiesta con 3 mila imputati, non superano il 5%). Ma — aggiunge — “Travaglio menava anche chi dubitava che Andreotti avesse davvero baciato Totò Riina”: il poveretto non sa ancora, vent’anni dopo le accuse del pentito Di Maggio, che questi raccontava di un bacio di Riina ad Andreotti, non di Andreotti a Riina. Ma state tranquilli: “Mai le bastonate di Travaglio hanno messo in discussione le mie convinzioni”. Già, perché Battista non riesce proprio a cogliere la differenza fra una “convinzione”, cioè una libera e insindacabile opinione, e una bugia spacciata ai lettori come verità. Tentai di spiegargliela anni fa a un Infedele di Gad Lerner dedicato proprio alla sentenza Andreotti. Lui naturalmente, non avendola mai letta, farneticava di “assoluzione”. Col dovuto tatto, feci notare che fino al 1980 si trattava di prescrizione del “reato commesso” di mafia. Rispose che la prescrizione non implica l’accertamento di responsabilità. Ribattei che, quando i giudici scrivono
“reato commesso”, la responsabilità l’hanno accertata eccome. Tentò di cavarsela col trucchetto del “questa è la tua opinione, io mi tengo la mia”. Provai a spiegargli che poteva dissentire sul merito della sentenza, ma non sul fatto che fosse in parte di prescrizione e in parte di assoluzione. Così come, dopo una partita di calcio finita 2-0, si può discutere su chi meritava di vincere, ma non su chi ha vinto. Temo però che non abbia capito. Il suo guaio è che si ostina a scrivere di cose che non conosce, tipo i processi penali, con risultati da orecchiante, da improvvisatore, talora davvero esilaranti. Da 5 anni scrive sempre lo stesso pezzo sul processo Del Turco per sostenere che le “prove schiaccianti” annunciate dai pm non esistevano in quanto poi “l’accusa chiese ben due supplementi di indagini”. Nessuno ha avuto cuore di spiegargli che la durata di un’indagine è di 6 mesi, prorogabili fino a 18, e della proroga i pm abitualmente usufruiscono nella speranza di trovare altri indizi, specie in processi complessi con una ventina di imputati come nel caso Del Turco. Ma lui è fatto così: non avendo mai seguito un processo in vita sua, ne parla sempre con il candore stupefatto e gli occhioni spalancati del bambino di provincia che vede finalmente il mare. ……………..
continua:
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