Il Presidente Mattarella per gli 80 anni dall’affondamento della Nave Roma, presenti anche molti sanremesi

Il Presidente Mattarella per gli 80 anni dall’affondamento della Nave Roma, presenti anche molti sanremesi


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Il Presidente Mattarella per gli 80 anni dall’affondamento della Nave Roma, presenti anche molti sanremesi

A distanza di ottant’anni esatti dall’affondamento della Nave Roma, oggi, 9 settembre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella parteciperà alle celebrazioni. Una vicenda che riguarda anche alcune persone della provincia di Imperia. 

Il presidente Mattarella sarà a bordo dell’ammiraglia attuale della Marina Militare italiana, la portaerei Cavour, nel preciso luogo dell’affondamento e che culmineranno nel lancio in mare di una corona di alloro. Tra gli invitati c’è il sanremese Andrea Amici, nel suo libro, basato sul diario del nonno materno Italo Pizzo: “Una tragedia Italiana, 1943 l’affondamento della corazzata Roma” racconta gli ultimi istanti della nave allora più potente del mediterraneo. Ci sarà l’ultimo superstite ancora in vita Gustavo Bellazzini con una vasta rappresentanza di discendenti degli uomini dell’equipaggio della Roma. Tra essi Giuliana, Angela ed Antonio Semeria di Imperia, figli del superstite Bartolomeo, ex sommergibilista dello “Scirè” successivamente imbarcato sulla corazzata, scomparso una cinquantina di anni fa. Sulla Roma c’erano anche cinque sanremesi. Oltre al già ricordato Italo Pizzo, gli altri erano Mario Varrone, Marco Bianco, Giovanni Vittani, Orazio Tracea. Quest’ultimo, originario di Riposto in provincia di Catania, viene annoverato tra i dispersi.

Il 9 settembre 1943 era un giovedì. La flotta italiana nella notte antecedente aveva lasciato in tutta fretta la base navale di La Spezia, per concentrarsi a Malta ed iniziare la cobelligeranza, secondo le clausole dell’armistizio. La nave ammiraglia era la corazzata da 44 mila tonnellate Roma. Per l’esattezza Regia Nave Roma, come si diceva allora. A bordo c’era il comandante in capo della flotta l’ammiraglio di squadra Carlo Bergamini. E’ pomeriggio la flotta procede spedita e si trova vicinissima alla costa della Sardegna, quasi al sicuro, ma davanti all’isola dell’Asinara avviene l’irreparabile. Compare all’improvviso nel cielo una formazione di 11 Dornier tedeschi. Alle 15:53 la grande nave viene centrata da una bomba teleguidata, arma fino ad allora segretissima della Luftwaffe. Si chiama FX 1400 è letale per due motivi: è perforante ed è teleguidata mediante impulsi radio.

“Pochi secondi dopo l’impatto della bomba, esplosa nei depositi di munizioni prodieri tra il torrione comando e la torre 2 di grosso calibro, si innesca l’incendio delle polveri, producendo una deflagrazione tanto potente da scaraventare in mare la stessa torre da 381 mm pesante quasi 1600 tonnellate. – ricorda Andrea Amici – Si apre così una specie di tappo vulcanico, che inizia ad eruttare fiamme e rottami metallici incandescenti a centinaia di metri di altezza. L’enorme fiammata provoca una temperatura di oltre un migliaio di gradi, sciogliendo le strutture portanti del bastimento. Il fumaiolo di prora si affloscia grottescamente dentro la tuga, mentre il torrione comando si piega su sé stesso: si ha la sensazione che la corazzata di acciaio sia diventata una nave di cera”.

Di lì a poco, alle 16.11, la grande nave spezzata in due affonderà, trascinando con sé l’ammiraglio Bergamini e 1392 dei duemila e duecento uomini che erano a bordo. Molti altri moriranno in seguito per le gravi ustioni riportate nell’Ospedale di Mahon nell’isola spagnola di Minorca. “Mio nonno si tenne sempre in ottimi rapporti di amicizia con Mario, Marco e Giovanni. – aggiunge Andrea Amici – Appena il lavoro glielo consentiva si incontravano per una bevuta ed una chiacchierata, ma inevitabilmente il loro discorso andava a finire a quel pomeriggio di settembre, dove erano tutti giovani con la divisa della Regia Marina addosso, combattuti da mille dubbi e mille sentimenti. Talora si vedevano davanti al monumento al marinaio che una volta era in piazza Colombo, oppure alla Madonna della Costa. Ricordavano quell’avvenimento e tutti quelli che sono rimasti in mare, all’interno di un sarcofago di acciaio, ma sempre presenti nella loro memoria e nei racconti che io ascoltavo con grande interesse”.

Con il tempo se ne sono andati tutti. Il più longevo di loro è stato Giovanni Vittani. A lui la cronaca, quando aveva 89 anni compiuti riservò un’incredibile sorpresa. Dopo anni di ricerche la Marina Militare il 17 giugno 2012 riuscì a localizzare il relitto della RN Roma, a oltre 1000 metri di profondità nel golfo dell’Asinara. A 16 miglia dalla costa sarda. Ma la notizia venne ufficializzata il 28 giugno.

Andai a dimora di Vittani, a Beuzi, qualche giorno dopo e la moglie Elisabetta, con lui presente mi riferì ‘L’altro giorno ha pianto come un bambino, quando il telegiornale, mentre eravamo a tavola, all’improvviso ha fatto vedere un brevissimo filmato. Era stato ritrovato il relitto della Roma’. Per lui l’emozione deve essere stata fortissima. Mai Giovanni avrebbe potuto immaginare di rivedere quella nave che affondava, mentre si allontanava, velocemente, da essa a nuoto. Il 31 marzo dell’anno successivo anche Vittani tornò a bordo della Regia Nave Roma. Ad ottant’anni di distanza la presenza della portaerei Cavour, nuova nave ammiraglia della nostra Marina, in quelle tragiche acque sarà lì a dimostrare che l’Italia ha saputo con molta fatica rinascere. Il travaglio di quelle ore. Il sacrificio di quegli uomini non è stato vano. Ricordiamoli e ricordiamolo.



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