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ANCONA – L’iter per la realizzazione dell’impianto crematorio di Tavernelle non verrà sospeso. Così ha deciso oggi il consiglio comunale di Ancona, non approvando la mozione proposta dal capogruppo di Altra Idea di Città Francesco Rubini. Sono stati 18 i voti contrari e 11 quelli a favore. L’esponente della sinistra dorica ha sostanzialmente portato in aula tutte le istanze mosse dal comitato Aria Nostra di Tavernelle. Un appello a cui hanno aderito anche gli altri consiglieri di opposizione, gli stessi che lo scorso novembre avevano votato invece a favore della delibera sull’impianto. Al tempo, vale la pena di ricordarlo, a votare contrario fu il solo Rubini. Questi ha sostanzialmente fatto notare come, in base alle evidenze scientifiche in loro possesso, un impianto crematorio è classificabile come un’industria insalubre paragonabile a un inceneritore e quindi non può essere costruita vicino a un centro abitato. Non la pensa così invece il sindaco Silvetti secondo cui tutto è svolto in piena regola, sottolineando infine come, proprio per venire incontro alle preoccupazioni giudicate legittime dei residenti di Tavernelle, abbia chiesto 12 mesi di controlli preventivi posticipando l’inizio dei lavori di realizzazione da giugno a data da destinarsi.
Il primo a parlare è stato ovviamente Francesco Rubini: «Il tema da mesi non coinvolge solo il quartiere di Tavernelle, ma anche partiti, associazioni, categorie e più in generale tutta la città» e «la mozione nasce dall’intenso lavoro che il comitato Aria Nostra sta facendo ormai da molti mesi. Le iniziative da loro intraprese sono molteplici e ci coinvolgono a tutti quanti, compresi noi consiglieri e la Regione stessa. Ho quindi raccolto le loro istanze per farne una mozione». Il leader di Aic riconosce come «il ricorso alla pratica della cremazione è in forte aumento, si parla del 34% in Italia nel 2024. Però, come spesso accade in questo paese, all’aumento della richiesta e all’evoluzione della società, si fa fatica a stare al passo con normative e regolamentazioni specifiche, tanto che tutto è demandato alle regioni che dovrebbero stabilire limiti e modalità in base alla localizzazione e alle relative tecnologie». Tuttavia «questa regolamentazione, detta piani di coordinamento, dovrebbe essere la cornice regionale entro cui gli enti locali dovrebbero muoversi». Invece «nel contesto specifico la Regione Marche non ha mai espletato questo compito, nonostante numerosi solleciti. In mancanza di questo piano non vi è nero su bianco nemmeno un fabbisogno regionale. E cioè quanti impianti sono necessari per la richiesta di detto servizio. E così i comuni hanno iniziato a muoversi in autonomia sulla base però di valutazioni non fissate e non specificate. In questo vulnus si è inserito anche il Comune di Ancona che, con una delibera a novembre scorso approvata da tutti meno che me, ha approvato la realizzazione di un impianto per cremare circa 3mila feretri all’anno».
Detto ciò Rubini fa notare come «questi impianti sono da considerarsi a tutti gli effetti un’industria insalubre di prima classe e quindi assimilabile agli inceneritori. Su questo c’è anche una sentenza di stato piuttosto inequivocabile del 2022. Per questo questi impianti, sulla base della normativa a oggi vigente, devono essere edificati isolati nelle campagne e lontano dalle abitazioni. Questo perché è evidente che le emissioni in area urbana di mercurio, diossine e altre sostanze tossiche, mettono a rischio aria, terra, acqua e la salute stessa dei cittadini». Il consigliere va avanti con la sua arringa: «Altri studi scientifici hanno evidenziato che nessun filtro può davvero assicurare la cattura delle emissioni dannose. Tutti dati incontestabili». Pertanto «anche volendo considerare un luogo isolato di campagna il cimitero di Tavernelle, questa è una falsità, essendo inglobato in un quartiere». Altra critica: «Questa decisione non è frutto dell’ascolto e della partecipazione della cittadinanza. Il quartiere si è visto approvare una delibera e ha reagito formando un apposito comitato. Inoltre è stato sottostimato il già alto grado di inquinamento di questa città, come constatato dal Pia. Abbiamo il porto, l’Api e complessivamente una situazione d’inquinamento già dannosa per tutta la cittadinanza. Gli stessi che decenni fa avevano iniziato il progetto ora ammettono che quelle valutazioni sono passate». In conclusione «chiediamo quindi di sospendere l’iter e verificare ulteriori possibili localizzazioni».
Ha poi preso parola Carlo Maria Pesaresi, capogruppo di Ancona Diamoci del Noi: «Questa vicenda ci investe tutti. Da un lato siamo davanti alla richiesta di tutelare il bene supremo della salute. Dall’altro quella di avere un impianto di cremazione. Averlo è un segno di civiltà, ci credo davvero. Però la mobilitazione vista nel quartiere è un qualcosa che non si vedeva da tempo. Una raccolta di 4mila firme, con approfondimenti tecnici e scientifici. E la richiesta di fermarsi un attimo a riflettere, rivedere alcune decisioni prese anche da chi vi parla. E questo è un elemento a cui la politica non può non rispondere. C’è poi oggettivamente un contrasto normativo e anche della comunità scientifica. Dunque ritengo ragionevole la richiesta di fermarsi un attimo e sospendere il percorso in attesa che questi contrasti e questi dubbi possano chiarirsi in difesa del bene supremo della salute, come sa bene lei sindaco».
Giacomo Petrelli del Partito Democratico ha spiegato come mai il suo gruppo, dopo aver votato “sì” a novembre, adesso chiede di stoppare tutto per trovare luoghi alternativi: «Io ho votato a favore della delibera specifica per l’impianto di cremazione. Poi, a seguito del fatto che migliaia di cittadini residenti hanno palesato le loro perplessità, è dovere della politica dargliene atto e agire di conseguenza. Non possiamo fare finta di niente. Dobbiamo valutare, magari tutti assieme, dei luoghi alternativi. È un’azione politica doverosa. Ve lo chiede uno che ha votato assieme a voi quella delibera mesi fa. Ritengo sia quindi giusto sospendere l’iter, fare tutte le verifiche del caso e valutare eventualmente un’altra area».
Sulla stessa linea, e non poteva certo essere diversamente, è la capogruppo del Pd Susanna Dini: «Vengo dall’esperienza di circoscrizione e i cittadini ci hanno fatto capire tutte le loro preoccupazioni, portando anche atti e documenti scientifici. L’impianto deve essere fatto in una zona in cui tutti devono essere felici di averlo. In città occorre che tutti vivano sereni».
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Per la maggioranza l’unica a parlare è stata la capogruppo di Civitas Civici Annalisa Pini: «Vorrei ringraziare il comitato Aria Nostra per aver invitato una lettera a tutti noi consiglieri in cui si chiede di votare a favore di questa mozione. È un valore aggiunto la partecipazione democratica che questa amministrazione ha sempre promosso e cercato, soprattutto quando si tratta di temi come l’ambiente». Però «vorrei tranquillizzare il comitato a riguardo dei dubbi che ci hanno espresso. Anzitutto il sindaco è pienamente tutelato dalla legislazione vigente ad autorizzare un impianto di cremazione in mancanza di un piano di coordinamento regionale. Poi anche le industrie insalubri di tipo 1 possono essere costruite senza preoccupazioni. È proprio la sentenza citata da Rubini a citare come fare». Ancora: «Mi sento di rassicurare il comitato sul fatto che le norme emissive sono state recepite, oltretutto quelli indicati dall’Ast sono valori ben al di sotto di quelli nazionali. Invito quindi il comitato a collaborare per la stesura del regolamento relativo all’utilizzo dell’impianto crematorio». Si passa poi al piano prettamente politico: «Ai consiglieri che hanno votato l’atto e che oggi chiedono di ripensarci, dico però che non è questo il ruolo del consigliere. Gli approfondimenti vanno fatti anteriormente. Infine avete parlato di coerenza, ma questa viene sacrificata alle prossime regionali con l’accordo tra Pd e 5 Stelle. E questo è sotto l’occhio di tutti». Sono intervenuti anche Mirella Giangiacomi, Massimo Mandarano e Angelo Tomassetti.
Per ultimo, come sempre capita, si è espresso il sindaco di Ancona Daniele Silvetti: «Ho ascoltato con grande attenzione tutti i vostri interventi e il dibattito che si è instaurato in quest’aula. Un dibattito che non ho ascoltato in passato. Devo poi ribadire, a me stesso, che l’iter è iniziato con le approvazioni delle linee guida, essendo contenuto nel piano triennale delle opere pubbliche e nel Documento unico di programmazione». Silvetti rimarca ancora: «A novembre 2024, tramite delibera, tutto il consiglio comunale ha votato a favore a parte il consigliere Rubini. Ebbene io tutto questo dibattito non lo ho ascoltato. Non erano state sottoposte valutazioni tecniche, tantomeno igienico sanitarie… mi manca questo passaggio. Eppure non credo di essermi distratto. Ricordo l’intervento del consigliere Rubini, a cui va dato atto della sua contrarietà sempre. Per cui non mi meraviglia la mozione di oggi che ripropone, così come le argomentazioni che ha proposto in questi mesi». Lo stupore quindi è causato dal Pd e dalle altre forze di opposizione: «Per carità, è sacrosanto poter cambiare idea, ci mancherebbe altro. È successo anche a me durante il mio percorso politico che non è poi così corto. Consentitemi però di avere qualche perplessità su chi, pressato, oggi vota a favore di questa mozione, contravvenendo a tutta la tempistica e a come si sono informati, almeno presumo, quando hanno votato a favore a novembre scorso».
Archiviato il punto politico si passa a quello pratico. Il sindaco rivolge quindi la propria attenzione sull’impianto crematorio e sul comitato Aria Nostra: «Io devo basarmi sull’impianto scientifico riconosciuto e sulle evidenze che mi sono state confortate durante tutto l’iter dai soggetti preposti, che poi sono gli stessi che producono e riassumono l’autorizzazione ambientale. Non mi posso attenere a elementi esterni. Mi devo però assolutamente interessare e ascoltare se ci sono migliaia di persone che si raccolgono all’interno di un documento, quello sì». Tra i tanti però ce n’è uno che Silvetti vuole assolutamente chiarire: «Anche lì, l’unico estratto contenuto di una mia intervista in merito, è che io voglio fare cassa con l’impianto crematorio. Questo purtroppo mi ha fatto capire che da parte di alcuni, non di tutti per carità, non vi era un intento laico di sottoporre la questione ai cittadini. Quella è solo la parte finale di un ragionamento». Il sindaco quindi lo ripropone tutto integralmente: «C’è una percentuale superiore al 40% di cittadini anconetani che chiedono di cremare i propri defunti. Poi la situazione del cimitero di Tavernelle è ormai al collasso. Non ci sono più posti e non riusciamo a seppellire tutti con celerità. Per cui c’è un vero e autentico problema igienico sanitario perché non si riesce a dare risposta alle famiglie. Alla luce di tutto questo ho parlato anche di un gettito che sarebbe stato utilizzato per fare manutenzioni nei nostri cimiteri». Silvetti insiste: «Ecco perché ho avuto il sentore di un intento non laico da parte di qualcuno. Ho anche scoperto che diverse persone sapevano erroneamente che si sarebbero bruciate anche le bare, quando così non è. È uno spartiacque importante e non proprio da poco. Un chiaro segnale che certi dati erano quantomeno avventati, diciamo così».
Il primo cittadino ritiene infine di essere già venuto incontro il più possibile alle istanze dei residenti di Tavernelle: «Ho ricevuto il comitato, abbiamo interloquito per ore e ore. Ho compreso dove vi fossero lacune. E alla luce proprio di quella istanza, che non è stata né disattesa ne non accolta, ho avuto un’interlocuzione anche con le ditte appaltatrici e con l’Arpam perché volevo assolutamente garantire ulteriori dati per il cittadino. Siamo quindi passati da 2 a 12 mesi di analisi e approfondimenti preventivi. E ho chiesto all’azienda di postergare nel tempo i lavori che sarebbero dovuti iniziare a fine giugno. La nostra è stata quindi una vera e propria presa di posizione». Per questo Daniele Silvetti ritiene «il contenuto della mozione superato dall’iniziativa che abbiamo preso».
www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2025-07-10 19:27:00 da

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