La sanità ligure nel mirino di Report, inchiesta sugli ospedali di Pietra e Albenga

La sanità ligure nel mirino di Report, inchiesta sugli ospedali di Pietra e Albenga


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Albenga-Pietra. Sanità ligure al centro della puntata di Report andata in onda ieri sera (15 ottobre), su Rai 3. La prima inchiesta della stagione, firmata da Claudia Di Pasquale, con la collaborazione di Goffredo De Pascale e Raffaella Notariale, si intitola La stiamo perdendo.

La squadra di Sigfrido Ranucci, dopo aver passato al setaccio i guai della Lombardia post Covid, ha messo in luce le criticità del territorio tra ospedali chiusi, coinvolgimento dei privati e lunghe liste d’attesa. A rispondere per conto della Regione l’assessore alla Sanità Angelo Gratarola.

Qui si può rivedere l’intera puntata

ALBENGA – SANTA MARIA DI MISERICORDIA

La puntata si è aperta con il caso dell’ospedale di Albenga ed un excursus storico, grazie all’intervista del programma Rai a Gino Rapa, portavoce dei Fieui di Caruggi ed uno dei fondatori del movimento “Senza Pronto Soccorso si Muore”.

A partire da un focus sulla vecchie sede (in stato di abbandono), situata alle porte del centro storico, in corrispondenza del Ponte Rosso. Chiusa nei primi anni del 2000 per sostituirla con una struttura migliore (quella attuale). 

“Albenga è sempre stata sede di un ospedale importante, che è stato costruito verso la fine del 1500 grazie ai lasciti di nostri concittadini e delle città vicine, – ha spiegato Rapa. – Per quanto riguarda la nuova struttura, dopo due mesi dall’inaugurazione aveva già chiuso il primo reparto: quello di ostetricia e ginecologia, che, di fatto, non ha mai funzionato. Ad Albenga si è sempre pensato che la chiusura dei reparti e la conseguente ‘liberazione’ di corridoi fosse una sorta di invito all’ingresso dei privati”.

Report Sanità

Ed in effetti, come spiegato anche nel programma, 3 anni dopo l’inaugurazione della nuova sede c’è stato l’ingresso dei privati per la gestione del reparto di ortopedia, prima ad opera del Gruppo Sanitario Ligure (GSL) e poi del Policlinico di Monza. 

L’ospedale di Albenga è stato chiuso e venduto negli anni 2000 e nell’operazione di compravendita entrò anche l’imprenditore Andrea Nucera, poi coinvolto in un’inchiesta sul crack del gruppo Geo. La vecchia struttura è oggi sotto la tutela di un curatore fallimentare. 

Costruito per volere del centrodestra e inaugurato dal centrosinistra, è costato circa 52 milioni di euro, metà dei quali ricavati dalla vendita dell’ex ospedale ed altri beni, mentre l’altra metà finanziati dallo Stato. Nel giro degli anni, però, i posti letto sono passati da 210 a 70, ha chiuso il pronto soccorso (poi declassato a PPI prima e Ambulatorio a bassa complessità dopo, e ritornato oggi nuovamente PPI) e i reparti hanno iniziato a chiudere, come in una sorta di effetto domino. 

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“I reparti chiusi sono stati, tra gli altri: chirurgia generale, otorinolaringoiatria ed oculistica come degenze. Inoltre, delle 7 sale operatori presenti credo se ne utilizzi forse una”, le parole a report dell’ex primario dell’ospedale ingauno Teresiano De Franceschi. 

E il desino dell’ospedale, come confermato dall’assessore alla Sanità Gratarola si dirige verso il connubio tra pubblico e privato: “Sull’ospedale di Albenga c’è una valutazione di proposta di partenariato pubblico-privato ad opera di un gruppo, che è in contatto con Regione e di cui no, non farò il nome. Sarà un ospedale pubblico, gestito da un privato. I privati non sono il demonio. Lo ritengo giusto perché il pubblico è in difficoltà e fa fatica”. 

E da Gratarola è arrivata anche la chiusura totale alla richiesta di riapertura del Pronto Soccorso: “No, non ci sarà. Il piano non lo prevede”.

Report Sanità

PIETRA LIGURE – SANTA CORONA

Le telecamere del programma di Sigfrido Ranucci si sono poi spostate nella vicina Pietra Ligure, dove giornalista e operatore si sono recati al Pronto Soccorso dell’ospedale Santa Corona per verificare le tempistiche di presa in carico. E, dopo una lunghissima attesa, sono stati invitati dal personale “a rivolgersi ad una Casa della salute”, con tanto di foglio informativo che a quanto pare riporta informazioni errate.

Report Sanità

Casa della salute che, però (vedi il caso di Albenga), risulta aperta solo fino al sabato mattina, con chiusura sabato pomeriggio e per l’intera giornata di domenica.  

A confermarlo, il sindaco di Albenga e medico Riccardo Tomatis: “Fino a circa 4-5 anni fa, le Case della Salute ricevevano un contributo regionale, che oggi non è più riconosciuto. Questo ha portato alla chiusura del sabato pomeriggio e della domenica. Sul volantino sono riportati orari errati? È lo specchio della mancanza di comunicazione tra strutture e a farne le spese sono i cittadini”. 

Report Sanità

Ed ovviamente, parlando di Santa Corona, non si può non tornare alla tanto attesa riapertura del punto nascite. Report ha così mostrato articoli di giornale di IVG e Genova24 in cui si racconta dei 4 parti avvenuti in ambulanza nel 2023, arricchiti dal racconto di un milite intervenuto in uno dei casi in questione. 

Ma anche da questo punto di vita, nessuna rassicurazione (né data di riapertura) da Gratarola, che ha spiegato: “Si potrebbe mettere un punto nascite ad ogni semaforo, ma ci sarebbe gente che partorisce in strada lo stesso. Succede in Liguria come in Lombardia ed altre regioni. Il problema non si risolve certo mettendo un punto nascite ad ogni angolo. Il punto nascite di Pietra ci sarà quando le condizioni lo permetteranno. No, ad oggi non ho una data e non sono solito fare promesse”, ha concluso l’assessore regionale alla Sanità. 

GENOVA

Il viaggio tra gli ospedali genovesi è iniziato dal padiglione C del Galliera, ristrutturato e semiabbandonato per molto tempo. Il progetto del nuovo ospedale – ha ricordato l’autrice dell’inchiesta – è passato da 560 a 404 posti letto con costi stimati per 154 milioni che alla fine saranno “di più”, ha affermato Gratarola.

Poi il Villa Scassi definito “al collasso”, che doveva essere affiancato dall’ospedale di vallata (un tempo immaginato all’ex Mira Lanza) in previsione del quale sono stati chiusi gli ospedali di Busalla, Bolzaneto e Rivarolo con declassamento del pronto soccorso del Gallino di Pontedecimo.

Oggi sul tavolo c’è il cosiddetto “progetto bandiera” degli Erzelli, in tutto 405 milioni per realizzare il centro nazionale di medicina computazionale e tecnologica di cui 280 milioni solo per l’ospedale (in origine doveva costarne 160) con l’idea tornata in auge di coinvolgere i privati se non arrivassero sufficienti fondi pubblici: “In questo momento c’è una manifestazione di interesse di Ght che non ha ancora formulato nessun tipo di progetto”, ha confermato Gratarola.

Il viaggio è proseguito a Rapallo, ospedale costruito nel 2010 dove oggi non c’è il punto di primo intervento e alcuni reparti sono chiusi “perché se apri qualcosa devi avere le truppe, se no fai la fine di Napoleone”, ha commentato l’assessore. Quindi focus sul Pnrr e sulle case di comunità – 14 quelle previste sul territorio genovese – molte delle quali sovrapponibili a strutture già esistenti (ad esempio Pegli) dove l’apertura 7 giorni su 7 ad oggi non può essere garantita. Tra i dossier trattati da Claudia Di Pasquale anche il Felettino della Spezia e il Saint-Charles di Bordighera.

I DATI LIGURI

Sono stati ricordati i dati diffusi a giugno dalla fondazione Gimbe secondo cui la Liguria è ultima in Italia per recupero degli interventi chirurgici programmati e saltati causa Covid (solo il 14% rispetto al 65% italiano). Per le liste d’attesa, col 39%, la nostra regione è risultata quintultima, nonostante i 13,3 milioni di finanziamento nazionale ad hoc. Secondo la Corte dei conti le fughe verso altre regioni sono costate 52,2 milioni di euro nel 2022.



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