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Gli storici non sanno con precisione quale fosse l’aspetto della Basilica di San Michele nei primi secoli. Si sa che le fabbriche erano state rovinate dai predoni Saraceni e che l’imperatore Ludovico II aveva provveduto a farli restaurare, concedendo al Santuario di riscuotere quei tributi che avrebbero dovuto versare al pubblico erario.
L’ingresso alla Grotta Sacra non era a Sud, come poi è avvenuto nella sistemazione degli angioini.
Di grande interesse si sono rivelati, per una migliore conoscenza storica, gli ambienti portati alla luce sotto la Basilica, con gli scavi effettuati a cominciare dal 1949 per iniziativa di Mons. Nicola Quitadamo.
Tali ambienti sono costituiti, da una lunga galleria, sostenuta da archi e pilastri, la quale termina con una scalinata tortuosa che, originariamente, conduceva alla Grotta del sovrastante Santuario. Questi locali dovettero essere interrati con la sistemazione del nuovo ingresso dalla parte alta e con la ristrutturazione della stessa Basilica nel periodo angioino.
Nel 1976 l’analisi sistematica di tali ritrovamenti fu affidata all’Istituto di letteratura cristiana antica dell’Università di Bari, che portò a termine i suoi lavori dopo due anni. Furono illustrate e analizzate 165 iscrizioni di cui tre in caratteri runici, le uniche sinora in Italia, con 186 nomi, semitiche e germaniche, oltre che greche e latine, con espressioni di devozione e il loro rispettivo stato sociale.
Tali iscrizioni sono dell’età longobarda, tra il 600 e l’800, alcune iscrizioni sono riferibili a Grimoaldo e a Romoaldo. Gli avanzi degli affreschi sono stati attribuiti ad un’epoca posteriore al IX secolo.
A cura di Michele Piemontese
www.statoquotidiano.it è stato pubblicato il 2024-01-15 16:19:47 da Redazione
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