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“Il 1944 è stato un anno terribile di dubbi e di incertezze.
Ci si interrogava sul futuro, ma anche sul presente, su chi
fidarsi: gli alleati chiedevano di abbandonare le armi, i
nazisti consideravano gli italiani terroristi e traditori, altri
tedeschi condividevano i nostri stessi dubbi. Ecco in questo
romanzo ho cercato di mettermi nei panni di chi viveva quel
momento di domande e di paure”. Donatella Alfonso, giornalista e
scrittrice, parla della sua ultima fatica letteraria, il primo
romanzo, edito da Castelvecchi, “Quando gli alberi parlano”. La
storia, ambientata in un piccolo paese dell’entroterra ligure di
confine, inizia appunto nel 1944, e coinvolge una ragazza del
posto, Antonia e un tenentino tedesco, Martin. Martin è un
nemico, ma è diverso dagli altri tedeschi, è uno studente di
lettere rispettoso della gente del posto e per questo guardato
con sospetto tanto dagli abitanti quanto dai suoi. Fra Antonia e
Martin nasce un sentimento d’amore, fra paure e ritrosie. Martin
cerca di aiutare i partigiani ma un giorno sparisce e l’arrivo
di una compagnia di SS semina il terrore e la morte: Antonia
vede morire il fratello, il parroco e il suo presunto fidanzato
e soprattutto si sente tradita da quell’ufficiale scomparso nel
nulla, dalla cui relazione nascerà una figlia. La Alfonso
costruisce una storia intensa accompagnando i protagonisti in un
arco di tempo di una quarantina d’anni: i primi capitoli,
infatti si svolgono nel periodo bellico, ma poi ci si
trasferisce nei decenni successivi fino all’epilogo nel 1980.
Solo negli anni Ottanta, infatti, verrà fuori la verità che
riabiliterà Martin e indicherà in uno del paese il traditore che
aveva fatto i nomi dei partigiani e dei loro collaboratori. Sarà
l’ora dei chiarimenti fra Antonia, Martin e, forse, in un
incontro che la scrittrice lascia solo intravvedere, con la
inquieta figlia di entrambi. Nel romanzo trovano un punto di
incontro vari percorsi della precedente attività letteraria e
giornalistica della Alfonso: l’attenzione alla storia
contemporanea nei suoi risvolti sociali e umani, l’amore per il
territorio ligure, che non è ambientazione di comodo, ma
profondamente voluto e profondamente funzionale alla storia. La
spianata in mezzo agli alberi è il rifugio di Antonia e
scandisce l’evolversi della storia dall’incontro d’amore fra i
due giovani al loro dialogo chiarificatore quarant’anni dopo. Un
romanzo affascinante, scritto in uno stile discorsivo con una
efficace caratterizzazione dei personaggi, ma anche del luogo,
delle atmosfere tipiche di un paese dell’entroterra ligure con
le sue diffidenze, le sue abitudini, le giornate tutte uguali.
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