l’innocenza dei fratelli Luciani è stata la prima verità emersa dalle indagini

l’innocenza dei fratelli Luciani è stata la prima verità emersa dalle indagini


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l’innocenza dei fratelli Luciani è stata la prima verità emersa dalle indagini

Sin da subito gli inquirenti avevano escluso il coinvolgimento dei fratelli Luigi e Aurelio Luciani, non soltanto nella guerra di mafia tra i due clan contrapposti dei Li Bergolis e dei Romito, ma soprattutto nell’agguato al boss di Manfredonia.

I due agricoltori erano lì per lavoro, nei loro terreni, non certamente nel ruolo di ‘apripista’. Il riconoscimento di vittime innocenti di mafia – con tutto ciò che ne è derivato – non è stata quindi una conclusione affrettata, ossia ‘hic et nunc’.

Anzi, l’estraneità all’agguato del 9 agosto 2017, che invece il collaboratore di giustizia Matteo Pettinicchio ha provato ad addebitare anche agli agricoltori uccisi durante l’agguato a Mario Luciano Romito e al cognato che era in auto con lui – è stata accertata attraverso le indagini svolte durante e dopo.

Lo aveva confermato ai microfoni di Foggiatoday l’ex comandante provinciale dei carabinieri, il col. Marco Aquilio, 14 i mesi dopo la mattanza, precisamente  nel giorno esatto dell’arresto del basista Giovanni Caterino, quando disse espressamente: “Dalle indagini è emerso che i fratelli Luciani erano completamente estranei sia a quella situazione criminale, sia ai contesti criminali del posto. Sono vittime innocenti”.

Una ricostruzione investigativa che troverà conferma nel lavoro fatto sulle intercettazioni e attraverso le captazioni delle telecamere. Tesi che il procuratore della Dda Roberto De Rossi si è visto costretto a ribadire. 

La mafia che infanga la memoria dei Luciani

Le rivelazioni in carcere del boss Miucci fatte al suo luogotenente, ma anche quelle di un altro collaboratore di giustizia nella parte in cui affermò di aver saputo che i fratelli Luciani nascondessero le armi di Rocco Moretti – boss che secondo Miucci era in procinto di incontrare Romito – non hanno trovato alcun riscontro, non solo perchè quando i carabinieri si recarono nella dimora rurale dei fratelli Luciani trovarono soltanto il padre delle due vittime innocenti, ma oltretutto perché quell’arsenale non fu mai trovato. 

Le indagini a tutto campo avviate sulla strage di San Marco in Lamis – durante le quali sono state messe in campo tutte le tecniche, dalle più classiche alle più complesse di tipo scientifico senza tralasciare nulla – in verità hanno aperto la stagione della guerra della ‘Squadra Stato’ alle mafie foggiane, che ha portato a risultati eccellenti.

Una battaglia che evidentemente non è mai andata giù ai mafiosi, che per questo, con l’obiettivo di screditare il lavoro degli inquirenti, provano a stravolgere la narrazione della strage di San Marco in Lamis, infangando la memoria di due vittime innocenti, che erano lì, nel posto giusto, a lavorare, nei loro terreni, come facevano dall’alba al tramonto di ogni giorno. 

La caccia ai mandanti ed esecutori, grazie ad una intuizione investigativa e alle rivelazioni di Carlo Magno sul ruolo di Saverio Tucci, che lui stesso assassinò ad Amsterdam, trovò un primo riscontro con la scoperta che ‘Faccia D’Angelo’ fosse implicato nella vicenda e avesse fatto parte del commando. Le rivelazioni una quindicina di giorni dopo la strage, in auto a Manfredonia, mentre discutevano dell’omicidio del boss Romito: “Mi disse di aver partecipato alla strage del quadruplice omicidio di San Marco in Lamis”.

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www.foggiatoday.it è stato pubblicato il 2025-06-04 13:07:00 da


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