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Ci sarà mai un salario minimo in Italia? Nell’Unione Europea, in 21 dei 27 Stati membri è stato già introdotto il salario minimo. Oltre all’Italia, gli altri i Paesi dell’UE in cui non c’è il salario minimo sono Danimarca, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia.
Inizialmente, la Premier Giorgia Meloni aveva annunciato il suo “no” alla paga minima in Italia, ma sembra aver cambiato idea e ora le parti politiche stanno lavorando alle linee guida per portare il salario minimo in Parlamento.
Il provvedimento è divenuto necessario specie dopo la sentenza della Cassazione del 2 ottobre 2023 che riconosce la presenza del “lavoro povero” e autorizza il giudice a determinare un “salario minimo conforme alla Costituzione” in grado di garantire un tenore di vita “libero e dignitoso” per il dipendente.
Scopriamo insieme qual è l’attuale situazione italiana al salario minimo in Italia, un intervento che interesserebbe almeno 4 milioni di lavoratori in difficoltà.
COS’È IL SALARIO MINIMO
Il salario minimo è la retribuzione di base per i lavoratori di differenti categorie, stabilita per legge, in un determinato arco di tempo. Non può essere in alcun modo ridotta da accordi collettivi o da contratti privati.
È in sostanza, una “soglia limite” di salario sotto la quale il datore di lavoro non può scendere.
Cosa ne pensano gli Amministratori italiani del salario minimo? Vediamolo insieme.
LA POSIZIONE DEL PARLAMENTO SUL SALARIO MINIMO
Si parla da diversi anni in Italia della scelta di affidare il compito di determinare il livello minimo di salario alla legge e non solo alla contrattazione collettiva, così come avviene oggi. Ma, nonostante vi siano numerose proposte di disciplina del salario minimo, per ora, nessuna è stata approvata né ha trovato l’accordo tra le parti sociali.
Nello specifico, sono questi i passaggi del Parlamento sul tema:
- l’Aula ha votato una mozione che dice “no al salario minimo”, come vi spieghiamo in questo articolo, prevedendo misure e proposte alternative alla fissazione di una paga base in linea con la Direttiva UE sull’argomento;
- il 15 marzo 2023 sul tema è intervenuta al Question Time alla Camera anche il Premier Giorgia Meloni che aveva inizialmente chiuso ogni possibilità di salario minimo in Italia con il suo Governo, salvo poi riaprire il dialogo dopo la proposta del 30 giugno 2023 di istituire il salario minimo a 9 euro. Entro fine anno si aprirà la discussione in Parlamento;
- il 4 ottobre 2023, in merito alla proposta di legge di istituire il salario minimo a 9 euro e alla prossima Manovra 2024, il CNEL ha presentato questo documento con cui ha respinto l’idea di introdurre un salario minimo. Il documento di analisi è stato approvato in Commissione Informazione, con il voto contrario della CGIL e l’astensione della UIL. Le ragioni dietro questa decisione includono il fatto che la povertà lavorativa è influenzata da diversi fattori, come le ore di lavoro settimanali, il numero di persone nel nucleo familiare che ricevono reddito e l’intervento dello Stato nella redistribuzione. Inoltre, il tasso di copertura dei contratti collettivi nazionali supera l’80% richiesto dall’UE, e le paghe medie sono in linea con i 7,10 euro richiesti dall’UE secondo i dati dell’Istat del 2019. Infine, i contratti non regolari coinvolgono solo lo 0,4% dei dipendenti privati, escludendo agricoltura e lavoro domestico.
A parte il parere contrario del CNEL, a dire il vero, l’impulso a fare un passo in avanti sulla fissazione del salario minimo e sulla tutela dei lavoratori in Italia, arriva da più fronti. Ad esempio, aveva detto al sua anche l’UE nel corso dell’estate 2022.
L’UE, con la direttiva del 14 settembre 2022 sul salario minimo di cui vi parliamo in questo approfondimento, ha chiesto agli Stati membri di garantire ai lavoratori – entro il 2024 – stipendi adeguati ai lavoratori.
Per far cambiare idea al Governo italiano, oltre all’UE, vi è anche il pressing dei giudici.
LA POSIZIONE DEI GIUDICI SUL SALARIO MINIMO
Sul tema del salario minimo sono intervenuti anche i giudici a più riprese, chiamati a sentenziare su contenziosi in materia di lavoro. In particolare:
- il 4 settembre 2023 il TAR della Lombardia, con la sentenza n. 2046, ha annullato i provvedimenti dell’Ispettorato del Lavoro di Como-Lecco, fatti nei confronti di una Cooperativa. L’impresa aveva fatto firmare ai dipendenti, un contratto con paghe al di sotto dei 9 euro all’ora. Quindi, l’INL locale aveva chiesto alla Coop di colmare le differenze retributive rideterminate secondo le tabelle del CCNL Multiservizi. I giudici hanno però stabilito, con la sentenza n. 2046, che il provvedimento dell’Ispettorato del Lavoro imponeva alla Cooperativa l’adeguamento, “secondo parametri del tutto arbitrari e non sussistenti nella realtà” palesando “una pretesa retribuzione proporzionata e sufficiente” senza basi;
- il 2 ottobre 2023 la Corte di Cassazione con la sentenza n. 27711, ha determinato la necessità di assicurare un “salario minimo conforme alla Costituzione” che può essere stabilito dal giudice in modo proporzionato e adeguato a garantire i requisiti minimi di legge, compreso il diritto a condurre una vita di dignità umana. La sentenza 27711 ha favorito il dipendente di una cooperativa di Torino, che lavorava come vigilante presso un negozio e aveva lamentato che il suo contratto collettivo nazionale di lavoro non era conforme all’articolo 36 della Costituzione. Gli Ermellini hanno sottolineato l’importanza della Costituzione, affermando che la retribuzione deve essere sufficiente per garantire una vita libera e dignitosa, e che la contrattazione collettiva non può essere utilizzata per ridurre in modo ingiusto i livelli salariali o praticare il cosiddetto “dumping salariale”.
Questa sentenza è stata accolta dalle opposizioni che avevano proposto il salario minimo a 9 euro come “di portata storica”. Ma, molto c’è ancora da fare.
Vediamo i dettagli su cosa sta accadendo dopo questi passaggi sul salario minimo in Parlamento e nei Tribunali italiani.
LA DISCUSSIONE SUL SALARIO MINIMO OGGI
Dopo che nella seduta del 30 novembre 2022 era stata approvata dalla Camera dei Deputati una mozione che dice no al salario minimo, il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone aveva sottolineato anche che la nuova riforma sugli stipendi dei lavoratori italiani – in corso d’opera – ha come primo obiettivo quello di garantire un’efficace contrattazione collettiva e livelli salariali adeguati rispetto alla prestazione lavorativa e al contesto socio-economico in cui viene svolta.
La riforma punterà – stando alle parole del Ministro – alla contrattazione collettiva quale strumento per l’individuazione dell’importo minimo e non alla fissazione di un salario minimo.
Dal canto suo, il 15 marzo 2023, al Question Time alla Camera dei Deputati, anche il Premier Giorgia Meloni aveva ribadito il “no” al salario minimo in Italia con il suo Governo. Secondo il Premier, in un contesto come quello italiano, caratterizzato da una elevata copertura della contrattazione collettiva e da un elevato tasso di lavoro irregolare, la soluzione non è la fissazione di un salario minimo legale.
Rispetto a questa posizione però, il 30 giugno 2023 era arrivata la proposta delle opposizioni di fissare il salario minimo a 9 euro all’ora, come vi spieghiamo in questo focus. Su questa proposta di legge, la Premier Meloni ha fatto sapere di essere pronta al confronto e la discussione potrebbe arrivare in Parlamento entro fine anno.
Scopriamo cosa prevede la proposta.
SALARIO MINIMO A 9 EURO ALL’ORA, LA PROPOSTA
Il 30 giugno 2023 le opposizioni Parlamentari hanno chiesto al Governo di fissare il salario minimo a 9 euro all’ora.
Le forze di opposizione M5S, Sinistra Italiana, Azione, PD, Europa Verde e +Europa hanno chiesto di introdurre la soglia del salario minimo a 9 euro all’ora, per tutelare in modo particolare i settori più fragili e poveri del mondo del lavoro. Parliamo di quei settori nei quali è più debole il potere contrattuale delle organizzazioni sindacali.
La giusta retribuzione del salario minimo a 9 euro, secondo le opposizioni, non deve riguardare solo i lavoratori subordinati, ma anche i rapporti di lavoro che presentino analoghe necessità di tutela nell’ambito della para-subordinazione e del lavoro autonomo.
Il punto è che serve intervenire su uno scenario in cui la precarietà lavorativa la fa da padrona, come ha mostrato INPS nel suo ultimo rapporto annuale che vi spieghiamo in questo focus. Del resto, la fissazione di nuovi principi che possano rivoluzionare il salario medio, è anche una direttiva ben precisa messa nero su bianco dal PNRR.
SALARIO MINIMO: GLI OBIETTIVI DEL PNRR
Il Ministero del Lavoro, già dal 2022, aveva individuato diversi progetti da finanziare nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Italia. Tra questi vi è la garanzia di livelli di reddito adeguati, attraverso l’istituzione di un salario minimo orario.
Poi, il cambio di Governo ha previsto strade alternative per raggiungere gli obiettivi del PNRR. L’attuale Esecutivo mira a modulare la contrattazione collettiva, potenziarla e a prevedere una detassazione dei rinnovi dei CCNL. A questo meccanismo dovrebbero accompagnarsi premi ai lavoratori in funzione dei risultati raggiunti e incentivi fiscali per le nuove assunzioni.
Su tale tema è già intervenuta la Legge di Bilancio 2023, come potete leggere in questo articolo. Parallelamente, il Ministero sta lavorando a una riforma strutturale del mondo del lavoro passando per misure come il taglio del cuneo fiscale 2023, rispettando il vademecum della mozione parlamentare che vi illustriamo in questa guida.
SALARIO MINIMO, LA SITUAZIONE IN ITALIA
Negli ultimi mesi del 2023, probabilmente arriverà la tanto attesa riforma sugli stipendi nel nostro Paese, ma per adesso, la situazione è ancora molto confusa.
Come accennato, infatti, Italia esistono pensioni minime per legge, mentre una soglia per i salari non è previsto da leggi nazionali, ma dalla contrattazione fra le parti sociali.
Stando alla stima del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) in Italia quasi tutti i lavoratori (98%) e tutte le aziende (99%) sono coperte dalla contrattazione collettiva. Ecco quindi, che visto che ogni contratto ha dei livelli minimi retributivi (sebbene molto più bassi rispetto alla media europea) si potrebbe dire che in Italia è già in vigore il salario minimo, ma nei fatti non è così per i seguenti ordini di motivi:.
- in Italia non è obbligatoria la stipula di contratti collettivi. Infatti, esistono comunque imprese o tipologie di contratti di lavoro individuali in cui non è applicabile nessun contratto collettivo (e nessun limite retributivo);
- spesso, nonostante ci sia un CCNL di riferimento, questo viene non considerato. Ne è una prova il fatto che più della metà dei contratti collettivi registrati nell’archivio del CNEL non viene utilizzata dai datori di lavoro nelle denunce mensili INPS;
- i salari fissati dalla contrattazione collettiva sono comunque troppo bassi rispetto alla media europea. A tal fine vi consigliamo di leggere il nostro articolo sullo stipendio medio in Italia.
Davanti a tale situazione, ha preso piede anche in Italia il fenomeno dei working poors. Si tratta di quei lavoratori il cui reddito è inferiore alla soglia di povertà relativa, magari perché lavorano a tempo parziale, pur essendo regolarmente occupati. Secondo l’ultimo report di “In-work poverty in the EU” in Italia l’11,7% dei lavoratori dipendenti riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali.
In Italia, la retribuzione media annua lorda per dipendente è pari a circa 27.000 euro, con una crescita nell’ultimo decennio del 12% in base al rapporto annuale ISTAT pubblicato il 7 luglio 2023, che vi illustriamo in questa guida. Per tali motivi, alcune forze politiche, ancora prima della proposta europea in merito, hanno proposto l’introduzione del salario minimo nazionale.
L’obiettivo è superare lo schema dei contratti collettivi e disciplinare la soglia minima anche negli accordi tra privati. Ma, questa strada è ostacolata dall’attuale maggioranza di Governo che vuole prevedere dei percorsi alternativi in tutela dei lavoratori. Bisognerà vedere se la Premier davvero cambierà rotta oppure no. Vi faremo sapere.
COSA PREVEDE LA LEGGE ITALIANA SUL SALARIO MINIMO
Attualmente in Italia non è in vigore alcuna legge nazionale, né regionale, sul salario minimo. Anche se in ballo ci sono diversi interventi normativi sulla tutela dei lavoratori, la nuova direttiva UE sulla trasparenza salariale che dice addio al segreto sugli stipendi per sapere quanto guadagnano i colleghi, nonché la norma sulla parità salariale di cui potete leggere in questo approfondimento, di fatto il fenomeno working poors è ben lontano dall’essere disciplinato.
Dobbiamo però sottolineare che alcuni tentativi in tal senso sono stati fatti dal 2014 a oggi. Quali? Vediamoli partendo dal Jobs Act.
SALARIO MINIMO NEL JOBS ACT
Il salario minimo era stato previsto nel Jobs Act, ma poi è rimasto escluso dai decreti attuativi. L‘articolo 1, comma 7, lettera g) della Legge 10 dicembre 2014, n. 183, prevedeva l’introduzione di un “compenso orario minimo”. Questa soglia andava a soddisfare soltanto i settori non coperti da contrattazione collettiva.
Tale norma prevedeva un sistema dove la maggior parte dei compensi era stabilito dai contratti collettivi nazionali di settore vincolanti, mentre veniva istituito un salario minimo legale per i settori non disciplinati dai CCNL. Come accennato però, questa legge non è mai stata attuata e la protezione sociale per i lavoratori è ancora assente.
L’ASSENZA DI PROTEZIONE SOCIALE PER I LAVORATORI
Attualmente in generale, in Italia non esiste una forma di protezione sociale “non a termine” per le fasce sociali che vivono al di sotto della soglia di povertà. Dopo un certo periodo di copertura tramite gli ammortizzatori sociali, queste persone e famiglie non hanno nessun sostegno, fatta eccezione per il reddito di cittadinanza.
Tale misura, introdotta dal 2019 su tutto il territorio nazionale è stata modificata nella recente Legge di Bilancio 2023 come si legge in questo approfondimento ed è destinata a scomparire dal 1° gennaio 2024 lasciando il posto all’Assegno di inclusione e al Supporto Formazione e Lavoro.
IL SALARIO SECONDO LA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA NAZIONALE
In assenza di una legge sul salario minimo nazionale tutto si basa sulla contrattazione collettiva su cui i sindacati hanno enorme potere, specie quelli con un maggior numero d’iscritti.
Se è vero che la giurisprudenza tende a fissare i minimi tabellari comunque a tutti i lavoratori di categoria, iscritti o meno al sindacato, di fatto nessuna legge tutela tali dipendenti. L’idea del Governo attuale è di continuare a mantenere questo assetto, magari prevedendo qualche tutela in più, come vi spieghiamo in questo focus.
Non è ancora chiaro come funzionerà, quindi, la contrattazione. A oggi, la concertazione fissa le regole del salario minimo ma manca un riconoscimento di questa prassi mediante una legge ordinaria. Inoltre, in Italia un contratto collettivo di lavoro da applicare nei contratti di lavoro individuali ha dei limiti, ovvero:
- non è obbligatorio: l’imprenditore può non applicare nessun CCNL, ovvero stabilire un contratto aziendale creato ad hoc;
- gli ambiti di applicazione dei contratti collettivi talora si sovrappongono e il datore può scegliere lo strumento contrattuale ritenuto più conveniente;
- non è necessario il consenso del sindacato e perciò può essere fatta una scelta unilaterale dell’impresa;
- due unità produttive della stessa impresa possono avere contratti collettivi diversi.
In questo modo, una parte di lavoratori dipendenti rischia di non essere tutelata da un contratto collettivo e dunque, finisce per restare priva di un salario minimo.
ALCUNI ESEMPI DI SALARIO SECONDO I CCNL NAZIONALI VIGENTI IN ITALIA
Secondo i dati forniti dall’INPS nel XXI rapporto annuale 2023, ecco alcuni CCNL di settore con le relative retribuzioni:
- chimico farmaceutico: il trattamento orario minimo è pari a 11,34 euro;
- logistica e trasporto: l’importo orario +minimo ammonta a 11,20 euro;
- metalmeccanico: retribuzione orario minima pari a 11,18 euro;
- alimentare: minimo retributivo orario è pari a 11,11 euro;
- terziario: minimo retributivo orario è pari a 11,01 euro;
- tessile: minimo retributivo orario è pari a 10,39 euro;
- pubblici esercizi: minimo retributivo orario è pari a 9,92 euro;
- turismo: il minimo salariale orario ammonta a 9,67 euro.
COME SI FISSA IL SALARIO MINIMO
Le legislazioni sul salario minimo, nei diversi Paesi Europei e non, hanno calcolato il salario minimo alla luce di una serie di parametri come:
- l’Indice dei prezzi al consumo;
- l’andamento generale dell’economia.
Periodicamente va però fatta una rivalutazione in modo tale da mantenere il potere di acquisto dei salari stabile nel tempo.
A QUANTO AMMONTA IL SALARIO MINIMO EUROPEO NEI SINGOLI PAESI
Secondo le più recenti statistiche pubblicate da Eurostat, a luglio 2023 erano previste retribuzioni minime nazionali in 21 dei 27 Stati membri dell’UE con notevoli differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda l’importo mensile. Ad esempio si va dai 398 euro in Bulgaria ai 2.508 euro in Lussemburgo. Nello specifico queste sono le retribuzioni minime mensili lorde nei singoli Paesi Europei (aggiornate a luglio 2023):
- Repubblica Ceca: 728,67 euro;
- Lussemburgo: 2.508,24 euro;
Per gli Stati membri dell’UE con salari minimi nazionali che non fanno parte dell’area dell’euro (Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania), il livello delle retribuzioni minime e la classifica espressa in euro è influenzata dai tassi di cambio utilizzati per convertire dalle valute nazionali in euro.
IN QUALI PAESI UE NON C’È IL SALARIO MINIMO?
I Paesi Europei che non hanno introdotto il salario minimo nazionale sono:
- Italia;
- Danimarca;
- Cipro;
- Austria;
- Finlandia;
- Svezia.
Anche la Svizzera non ha il salario minimo nazionale, la paga è disciplinata in modo differente a seconda del Cantone di residenza e impiego, come potete leggere in questo approfondimento.
COME FUNZIONA IL SALARIO MINIMO IN EUROPA
Il Pilastro Europeo dei diritti sociali ha richiamato il diritto a una retribuzione equa e sufficiente e ha fissato i principi per determinare il salario minimo. Da alcuni anni, ma soprattutto nel contesto della grave crisi economica e sociale generata dall’epidemia di Covid-19, si è sviluppato un dibattito in merito a un cosiddetto “salario minimo europeo”.
Tale discussione vede coinvolti, tra gli altri, le Istituzioni europee e nazionali, le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro e gruppi di esperti. Il confronto in tal senso, deve tenere conto del fatto che, ai sensi dell’articolo 153 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’eventuale definizione di un salario minimo rientra tra le competenze degli Stati membri. Dunque, per adesso non è stata fissata una soglia minima europea, come vi spieghiamo nel nostro focus. Vi aggiorneremo in caso di novità su questo tema.
ALTRI APPROFONDIMENTI E AGGIORNAMENTI
Vi invitiamo a leggere il nostro approfondimento dedicato alla legge sulla parità salariale tra uomo e donna in Italia. Vi consigliamo di leggere anche la nostra guida sul salario minimo in Svizzera che offre una panoramica completa e attuale. Interessante anche l’articolo che esamina i nuovi dati del report INPS su lavoratori poveri, precarietà e salario minimo in Italia.
Interessante anche il nostro report sulle città con gli stipendi più alti in Italia e quello sulla nuova direttiva UE sulla trasparenza salariale.
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www.ticonsiglio.com è stato pubblicato il 2023-10-05 08:20:37 da Valeria Cozzolino

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