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Tolkien e la Compagnia dell’Anello. L’attacco a Chiara Ferragni e a Roberto Saviano. La professoressa colpita dai pallini e la riforma del voto in condotta. Giovanbattista Cutolo. L’Italia dove non ci saranno più zone franche e la lotta alla camorra e alla mafia. E gli strali, soprattutto, a Elly Schlein, al Partito democratico, alla sinistra. È il volto più sincero, battagliero, quello che Giorgia Meloni mostra sul palco di Atreju. Una Meloni “a tutto campo”, che scalda la platea in occasione della chiusura della kermesse di Fratelli d’Italia a Castel Sant’Angelo. Nonostante qualche difficoltà con la voce (tossisce più volte, beve, ribadisce: “Oggi è dura, ragazzi”), la premier trova il tempo per ringraziare nel modo più informale e affettuoso i militanti, i suoi militanti, quelli che hanno fatto crescere la storia della festa che omaggia nel nome il protagonista della Storia infinita. Sono quei militanti che lei ringrazia con un romanissimo “Grazie tesò” e che hanno portato avanti Atreju “quando io non c’ero”. Che le ricordano, quando torna a casa, “che non sono sola”.
L’edizione più bella. Poi la citazione di Moretti e il primo attacco a Schlein
Definisce, quella appena conclusa, un’edizione “molto più bella di tutte le precedenti”. Si dice “orgogliosa” del suo partito e dei suoi militanti, “mentre io ero altrove, qualcuno si è impegnato a far crescere questa storia infinita”. Poi, dedica una stoccata a “chi se la prende per non essere stato invitato, chi addirittura si autoinvita, chi rifiuta platealmente l’invito”. È il primo di una lunga serie di attacchi livorosi a Elly Schlein, completato da una citazione che è allo stesso tempo una presa in giro: “Mi ha ricordato Ecce Bombo di Nanni Moretti. ‘Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?’ Faccio una citazione di sinistra…”
E prosegue: “Cara Elly, puoi anche decidere di non partecipare ma non c’è bisogno di insultare tutti coloro che hanno deciso di partecipare, solo perché hanno dimostrato di avere coraggio che a voi evidentemente difetta”.
Il governo dell’orgoglio, con la schiena dritta e a testa alta
Il suo lungo discorso, un’ora di intervento, è l’occasione per ripercorrere i lunghi mesi di governo, “14 mesi che a me sembrano 14 anni”. Ricorda di aver “lavorato a testa bassa, abbiamo raggiunto piano piano risultati che gli italiani riescono a vedere anche dietro la cortina fumogena del racconto livoroso e di parte di alcuni media”. Snocciola, Meloni, i capisaldi del racconto patriottico che Fratelli d’Italia ribadisce a ogni occasione e che ha permeato di sé la narrazione governativa: “Abbiamo il dovere morale di dare a tutti italiani l’orgoglio di voler rivendicare, qui e fuori dai confini nazionali, il fatto che ‘Io sono italiano’. È la più grande rivoluzione che si possa regalare”. Lo vuole chiarire, la premier, e per questo usa immagini evocative e particolarmente suggestive: “Il governo di centrodestra a trazione Fratelli d’Italia sarà soprattutto il governo dell’Italia con la schiena dritta, che va a testa alta, con le scarpe piene di fango e le mani pulite”.
Rave illegali, lotta a camorra, mafia e femminicidi
Un passaggio importante del lungo discorso della premier è dedicato agli interventi promossi dal suo governo sull’ordine pubblico e sulla sicurezza: “Abbiamo modificato la legge sugli sgomberi e introdotto il principio che si può sgomberare immediatamente senza attendere la convalida del giudice, nessun altro anziano deve vivere anni sul terrazzo perché lo Stato non è in grado di difenderlo”. Meloni tiene a ribadire che “ogni scelta fatta ha avuto come stella polare le persone”. Cita il caso dei rave e dei provvedimenti approvati per vietarli, uno dei primi promossi dal suo esecutivo: “Abbiamo fatto un decreto. Ci è stato detto che era inutile, che negavamo ai giovani il diritto di ballare. Ma se vuoi ballare vai in discoteca, dove c’è gente che paga le tasse per consentirti di ballare. E dopo anni da Repubblica delle banane, nell’ultimo anno non c’è stato neanche un rave party illegale” scandisce la leader di Fratelli d’Italia.
Poi, la premier cita il caso del ragazzo musicista ucciso a Napoli per aver chiesto ad alcuni ragazzi di spostare dei motorini per poter parcheggiare: “L’apice della stampa militante è stato raggiunto dopo la stretta sui minorenni, reclutati come manovalanza dalla camorra e un giornale ha titolato: ‘Meloni arresta i bimbi’. Allora, mi auguro che il direttore di quel giornale un giorno incontri la famiglia di Giovanbattista Cutolo, un bravo ragazzo ucciso a Napoli per aver chiesto a uno di quei bimbi di spostare i motorini”.
Giorgia Meloni, confermando uno stile combattivo , che è la cifra stilistica peculiare del suo modo di stare a capo del governo, sembra rivolgersi direttamente alla criminalità organizzata: “Vogliamo dare un segnale chiaro: in Italia non ci devono essere più zone franche nelle quali lo Stato indietreggia, sparisce. A Caivano vogliamo dimostrare che le cose possono cambiare e che non è l’unica opzione arrendersi e piegarsi alla camorra perché nessuno ti aiuterà. A Caivano abbiamo riportato lo Stato, le istituzioni, per dire ai criminali di ogni sorta ‘Con noi al governo non vi conviene sfidare lo Stato’, perché risponderemo colpo su colpo, non ci facciamo intimidire”.
Per questo, la presidente del Consiglio ringrazia gli “uomini e le donne delle forze dell’ordine che presidiano un territorio per anni abbandonato dallo Stato. Sono storie da raccontare, che – ha aggiunto poi Meloni – nessuno scrittore racconta, forse perché i camorristi fanno vendere molto di più, ci si fanno le serie televisive. E magari regalano il pulpito da New York, da cui dare lezioni di moralità agli italiani. Sempre, si intende, a pagamento” scandisce con punte di veleno tra una parola e l’altra. E il riferimento evidentissimo è a Roberto Saviano, l’autore di Gomorra e di altri libri sulla camorra e la criminalità organizzata, con cui tra l’altro ha una vicenda giudiziaria in corso.
Inevitabile, il passaggio in cui citare gli eroi della lotta alla mafia e i successi dello Stato: “La cattura di Messina Denaro e di altri non la considero un merito del governo ma sempre merito degli inquirenti e delle forze dell’ordine che continuiamo a ringraziare, ma sono convinta che il governo possa avere un ruolo fondamentale se ha il coraggio di dire a chi è sul campo ‘Conta su di me, ti copro le spalle’. Continueremo a farlo nel nome di Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, Emanuela Loi e di tutti gli eroi che ci hanno indicato quale fosse la strada da seguire”.
In chiusura, un riferimento alle norme promosse per difendere le donne minacciate da uomini violenti e possessivi, citando anche i morti dei femminicidi: “In nome di Giulia, Paola, Sofia, di tutte le donne uccise da chi diceva di amarle, ci battiamo per contrastare l’inaccettabile quotidiana mattanza che è il femminicidio” ha ricordato la leader di FdI, ricordando alle donne “che sono libere” ed esortandole “Denunciate. C’è anche da lavorare alla gestione di sentimenti ed emozioni. Negare i passi avanti fatti finora sarebbe ingiusto, ma anche negare che siamo lontani dell’obiettivo di sradicare questo cancro” ha aggiunto Meloni, criticando ancora una volta “una sinistra abituata a banchettare sulle tragedie per raggranellare qualche consenso”.
Economia: superbonus, reddito di cittadinanza, spread
Toccando i temi economici, la premier ricorda che è stata fatta una legge di Bilancio espansiva, nonostante il quadro di indebitamento generale. Melon ribadisce la sua contrarietà al superbonus edilizio, che “ci ha lasciato un buco da 140 miliardi, quanto lo Stato spende in un anno per tutta la sanità” ricorda Meloni, aggiungendo: “Ci chiedono i soldi per la sanità” ma “sono stati utilizzati per ristrutturare meno del 4% del patrimonio immobiliare italiano, prevalentemente seconde case, case di pregio, perfino 6 Castelli lasciando a ogni italiano un debito di duemila euro”.
Snocciola i dati a vantaggio dell’azione di governo: aumento dell’occupazione, diminuzione del precariato. E ancora stoccate: “Curiosamente, aumentano anche gli scioperi generali dei sindacati. Vacci a capire… Sono gli stessi che fanno la morale sul salario minimo poi accettano contratti da 5 euro all’ora”. Tra le solite motivazioni che confermano il perché del suo no al salario minimo proposto dalle opposizioni, il rischio di far scendere i compensi dei lavoratori “e fare favori alle grande concentrazioni economiche”.
C’è un nodo inestricabile, per Meloni, che mette in collegamento il reddito di cittadinanza col salario minimo: “Non mi stupisce che quando erano al governo non hanno fatto nulla. Non lo mettevano nelle buste paga ma nel reddito di cittadinanza, così aumentava il salario di chi non lavorava” puntualizza la premier.
E ancora stoccate all’ autoproclamatosi “partito dell’onestà”, che “ha finito per arricchire soprattutto i disonesti”, “all’inizio l’intento era condivisibile, ma è diventato il più grande regalo italiano ai truffatori”. Confermando che la cancellazione del RdC la rifarebbe “mille volte”, Giorgia Meloni cita lo spauracchio dello spread, “l’indicatore che tanto piace ai commentatori che avrebbe dovuto spazzare via il governo”, ricordando che “attualmente è stabile 60 punti sotto a quando il governo si è insediato”.
L’utero in affitto reato universale
La presidente del Consiglio, nel suo vasto excursus sui massimi sistemi, trova anche il tempo di confermare la sua intenzione di rendere reato universale la pratica dell’utero in affitto (senza spiegare, nel concreto, come un simile provvedimento normativo possa essere riconosciuto in tutto il mondo, da tutti gli Stati, da ciascun membro delle Nazioni Unite, per essere effettivamente un atto riconosciuto reato nell’orbe terraqueo): “I figli non sono un business, non sono un oggetto e non si comprano e non si vendono. Sembra una ovvietà ma purtroppo non lo è. Sono fiera che, grazie ai nostri parlamentari, l’utero in affitto diventerà presto reato universale e perseguibile in Italia e anche all’estero”.
Solidarietà a Rama, impegno per l’Ucraina, dalla parte di Israele rispettando i civili
Tornando sull’intervento di ieri del premier albanese, la presidente del Consiglio coglie l’occasione per la sua ennesima frecciata ai partiti di opposizione e a chi ha una visione diversa dell’accordo siglato con Tirana per la gestione dei flussi migratori, considerando la diversa appartenenza politica in Europa dei due leader: “Ringrazio ancora Edi Rama e gli esprimo solidarietà per gli attacchi ricevuti da alcuni italiani, particolarmente da quel Pd, che lo ha minacciato di farlo espellere dal partito dei Socialisti europei. Evidentemente, aiutare l’Italia non è di sinistra, per il Pd. Invece io credo che Edi Rama abbia fatto una cosa bella e che per questo vada ringraziato”.
Restando sulle questioni di politica internazionale, la leader di Fratelli d’Italia conferma com’era inevitabile il sostegno del governo italiano a Kiev e al popolo ucraino, perché “il rispetto in politica estera si ottiene mantenendo la parola data”. L’aggressione di Mosca all’Ucraina, spiega Meloni, si motiva con una Russia “nostalgica dell’imperialismo sovietico”. Perché, ribadisce il capo dell’esecutivo, “l’Italia ha tutto da perdere in un mondo in cui la forza del diritto viene sostituita dal diritto del più forte”.
Guardando al Medio Oriente, Meloni ricorda che “ci siamo schierati con Israele dopo gli attacchi di Hamas, e chiediamo a Israele di difendersi in linea con il diritto internazionale, preservando la cittadinanza civile”.
Europee e referendum sul premierato
Le elezioni europee del 2024 saranno “un memorabile appuntamento con la storia”, ricorda la presidente del Consiglio. “Ai giornalisti che si affannano a ragionare sulle maggioranze che si formeranno a Bruxelles – ha poi aggiunto -, dico che chi vota FdI non lo fa per cervellotiche elucubrazioni tattiche ma per appartenenza nazionale e al sogno europeo, del quale noi ci nutriamo dal secolo scorso: qui a Roma, 66 anni fa, il sogno di pochi diventò la speranza di molti, fu qui a Roma che tra le righe di un Trattato si definì il concetto di comunità d’Europa” continua Meloni, sfruttando anche questa occasione per lanciare le sue frecce contro gli avversari: “Comunisti e socialisti votarono contro, preferendo l’adesione all’Internazionale socialista. I loro discendenti non vengano a darci lezioni sull’Europa” scandisce tra gli applausi del pubblico.
Accennando poi alla riforma costituzionale che introduce il premierato e l’elezione diretta del capo del governo, Meloni mette in guardia sul fatto che “non farà la fine di Renzi”, perché “sognano di usare il referendum confermativo dicendo ‘Meloni come Renzi’, per mandarmi a casa. Ma il referendum non è su di me, il referendum è sul futuro di questa nazione. E stavolta quel futuro sarà nelle mani non dei partiti e dei poteri forti ma degli italiani”.
“Si conclude un anno durissimo, se ne sta per aprire un altro con sfide talmente imponenti che solo una comunità politica capace di enormi slanci” può affrontare, mette nero su bianco la premier FdI, sottolineando che “verremo contrastati con ogni mezzo, anche quelli non proprio legittimi, ma in fondo è un bene, gli avversari sono sempre un bene perché ti spingono a fare meglio”.
www.rainews.it è stato pubblicato il 2023-12-17 16:48:00 da

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