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“Questo David arriva dopo 55 film. Lei se lo aspettava?” “Io me lo aspettavo dopo 15”, ci risponde Pupi Avati, 86 anni, regista: sta per ricevere il David di Donatello alla carriera. E aggiunge ridendo: “Mi dicono che per il Leone d’Oro ce ne vogliono 72… Adesso questi altri 20 li farò, però bisogna fare i conti con l’anagrafe”.
Scherza sulla lunga attesa del premio, ma, dice, oggi il vento (anche politico) è cambiato e a nessun partito interessa intestarsi il cinema: negli anni scorsi i “cani sciolti”, come si autodefinisce, hanno scontato il fatto di non essersi schierati. È passato da Milano, dalla chiesa di San Marco, per la rassegna SognoRealtà – dedicata al cinema per tutte le generazioni. Da ragazzo Pupi Avati faceva il rappresentante di surgelati a Bologna, poi rimase folgorato da Fellini e fece del cinema la sua vita.
Oggi salvo rari casi (tutti fra i giovani), il cinema italiano lo delude e sostiene che essere credenti, di qualunque religione, sia una marcia in più: “Il fatto di essere credente non mi ha certamente limitato – commenta -, al contrario. Io credo ancora al miracolo. Razionalmente: uno che vende bastoncini di pesce, può fare 55 film? No. Quello è il miracolo!”.
Sogna di morire sul set, presto inizierà a girare una nuova pellicola a Jesolo e il suo film migliore, dice, è sempre il prossimo: “Il peggior errore che uno può fare in questo mestiere è guardare al passato. Finché non fai il capolavoro tu sei salvo. Perché pensi sempre che lo farai la prossima volta ”.
www.rainews.it è stato pubblicato il 2025-05-06 23:24:00 da
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