Nel 1915 un parroco e il nipote salvati dal Trebbia in piena


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Era la fine d’estate del 1915 e in quel 24 settembre gli ultimi temporali avevano colpito la collina e la montagna della Valtrebbia. Don Giovanni Molinaroli era il parroco che da pochi anni aveva letteralmente “rifondato” Cotrebbia, trasferendola dalle rive del Po in luogo più protetto, costruendo una chiesa nuova ed alcune abitazioni. Abbiamo letto dalle cronache del tempo come fu salvato dalle acque.

Il parroco, tornandosene a piedi da Piacenza, che si raggiungeva con una camminata di poco più di un’ora dalla strada de Calendasco” che passava il Trebbia alla frazione Malpaga e si innestava alla città, dove inizia via Campagna, accanto al Santuario, si lascia sorprendere da una piena.

Sono le quattro del pomeriggio quando don Molinaroli passa il fiume dove era il guado “estivo” largo e pietroso ma con poca acqua. Era d’accordo che attenderlo fosse il giovane nipote seminarista Battista Molinaroli, lì sulla sponda destra a Camposanto vecchio (dove è l’oratorio detto “degli appestati”).

Il Trebbia oltre un secolo fa aveva un letto molto più vasto di quello che oggi vediamo, lo testimoniano le mappe catastali, nell’attraversare il greto sassoso l’acqua inizia a salire impetuosa, i due pensavano comunque di potercela fare usando un poco di attenzione.

L’acqua saliva rapida e con una corrente veloce: la salvezza, per modo di dire, arrivò su di grande “ghiaione” rialzato in mezzo al Trebbia, ma l’acqua era già alle ginocchia ma anche lì pareva ancora crescere. Le loro urla sono fortunatamente sentite da chi bazzicava quelle terre e si lancia l’allarme: il sindaco di Sant’Antonio (che era a quel tempo Comune) informa la Prefettura di Piacenza ed il Genio Militare.

Partono i soccorsi e sulle due sponde si vanno a formare intanto drappelli di uomini, donne e bambini, tutti curiosi di seguire l’operazione di salvataggio: da lontano nelle ultime luci del tramonto appaiono sopraelevate sulla sassaia circondata d’acque le sagome in abito nero del sacerdote e del giovane.

Gli uomini del Genio Militare tardano ad arrivare con i carri caricati delle imbarcazioni utili al salvataggio e ormai quando è quasi buio, verso le sette di quella sera, quattro arditi uomini abili conoscitori del fiume, tentano con la loro barca il salvataggio.

Leggiamo dai resoconti che sono tutti abitanti di Cotrebbia nuova e come ogni persona di quel tempo che viveva tra fiume Po e Trebbia hanno una capacità ed esperienza d’acque ben solida.

Con torce e lampade ad olio si cerca di far più luce possibile, le acque fanno uno scroscio che nell’oscurità mette ancor più paura e dei due solitari in balia del fiume ormai si sentono solo le voci.

Gli esperti barcaioli trascinano fin dove possibile la barca con una fune: due in acqua e due al governo con lunghi remi ed alla fine raggiungono il ghiaione, caricano i due fradici uomini e li riportano in salvo a riva in quel buio illuminato dalle sole torce.

Ormai l’impresa di salvataggio è compiuta, i militari del Genio arrivati sul luogo non devono più intervenire: il pericolo è scampato e sono le nove della sera.

Grazie quindi all’opera molto coraggiosa dei barcaioli il parroco di Cotrebbia nuova ed il nipote seminarista sono salvi dalla piena del Trebbia nel tripudio della folla.

L’arciprete detto da tutti benevolmente “barbetta” fece poi realizzare un dipinto ad olio “Per grazia ricevuta” dove rimarcava oltre al coraggio dei suoi salvatori, anche l’intervento miracoloso della Madonna. Infatti affermò che ad un certo punto, prima del tramonto, tra le nubi del cielo aveva visto una luce che l’aveva rincuorato: la Vergine Maria li avrebbe protetti e salvati tutti.

Nella cronaca di quel 1915 si racconta di come in canonica si diede ristoro al parroco ed al nipote ma ovviamente si osannarono i coraggiosi quattro uomini intervenuti solerti.

La notizia circolò anche in città a Piacenza per alcuni giorni e d’altra parte questi erano accadimenti di cronaca di fiume forse non unici ma drammatici, le insidie dei nostri fiumi non andavano mai sottovalutate.

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www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-01-21 06:00:00 da


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