Niente sconti di pena, «Racket aggravato dal metodo mafioso»


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FOGGIA – I tre imputati sono colpevoli come dimostrano rivelazioni di 5 pentiti e intercettazioni, e non meritano sconti di pena rispetto ai 60 anni e 4 mesi della sentenza di primo grado: è la sintesi della requisitoria del procuratore generale Giannicola Sinisi nel processo d’appello a tre presunti esponenti della “Società foggiana” coinvolti nell’inchiesta “Decimazione” accusati a vario titolo di mafia quali affiliati al clan Moretti/Pellegrino/Lanza; 3 estorsioni; 1 tentativo di estorsione; 1 tentato omicidio collegato alla guerra del 2015/2016 tra i Moretti e i rivali Sinesi/Francavilla con 10 agguati in 13 mesi, e 3 morti e 11 feriti/scampati.

I 3 imputati Il pg ha chiesto ai giudici della terza sezione della corte d’appello di Bari di confermare il verdetto pronunciato il 3 maggio 2022 dal Tribunale di Foggia: 18 anni e 2 mesi quindi la pena invocata per Giuseppe Albanese, 43 anni, detto “Prnione”, accusato di mafia e concorso in tentata estorsione al titolare di un’agenzia di pompe funebri con pretesa di un pizzo di 50 euro per ogni funerale; chiesti 21 anni e 2 mesi per Giuseppe Spiritoso, 67 anni, detto “Papanonno”, nome storico della “Società”, per mafia e concorso in 3 estorsioni: a un commerciante che versò 5mila euro una tantum e 500 euro al mese; all’amministratore di una catena di negozi di generi alimentari che pagava 4mila euro nelle festività natalizie e pasquali: a un imprenditore del settore turistico con pizzo da 1500 euro; sollecitati chiesti 21 anni per Fabio Tizzano, 43 anni, che risponde di mafia e d’essere l’autore materiale dell’agguato del 21 novembre 2015 a Mimmo Falco ferito a pistolettate in via della Repubblica che si salvò fingendosi morto restando però paralizzato.

La difesa : vanno assolti – I tre foggiani si dicono innocenti: furono arrestati nel blitz “Decimazione” del 30 novembre 2018: Albanese (che si è lamentato delle condizioni carcerarie) e Spiritoso sono in carcere e assistono al processo in videoconferenza, Tizzano è ai domiciliari per motivi di salute e ha rinunciato a presenziare. L’udienza è proseguita con gli interventi delle parti civili (vari enti e associazioni) che hanno chiesto la conferma delle condanne e l’arringa dell’avv. Carlo Mari che ha chiesto l’assoluzione di Spiritoso; nella prossima udienza parola agli avv. Francesco Santangelo e Roberto Sisto per le ultime arringhe difensive.

La mafia del pizzo – L’inchiesta “Decimazione” (come la successiva Decimabis del novembre/dicembre 2020 con 44 arresti) riguarda il core business dei tre clan della “Società”: le estorsioni a tappeto a tutte le categorie produttive. Erano 32 gli indagati: 1 (Rodolfo Bruno presunto cassiere del clan Moretti) fu ucciso 2 settimane prima del blitz del 30 novembre 2018; 30 vennero arrestati; per 29 fu chiesto il rinvio a giudizio per 24 imputazioni: mafia contestata a 24 persone; 11 estorsioni e 5 tentativi di estorsione; 5 accuse di porto e detenzione illegale di armi; 1 tentato omicidio. Il processo si sdoppiò nell’udienza preliminare: 4 imputati (tra cui Albanese, Spiritoso e Tizzano) furono rinviati a giudizio, processati in Tribunale a Foggia che ne assolse uno e condannò gli altri 3; altri 25 vennero giudicati con rito abbreviato dal gup e condannati a 275 anni in primo grado. Al momento a fronte di 29 imputati 2 assoluzioni e 27 condanne a 267 anni, di cui 24 definitive.

5 pentiti – Le accuse contro Albanese, Spiritoso e Tizzano si basano su intercettazioni e sulle dichiarazioni di 5 pentiti: i foggiani Alfonso Capotosto e Carlo Verderosa, il barese Domenico Milella, l’ex boss di Altamura Pietro Antonio Nuzzi interrogati nel processo a Foggia; il sammarchese Patrizio Villani, diventato collaboratore di Giustizia a maggio 2022 dopo la sentenza di primo grado e sentito nel processo d’appello nell’udienza dello scorso 19 gennaio.



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www.lagazzettadelmezzogiorno.it è stato pubblicato il 2024-02-28 10:40:22 da


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