Omicidio Alessio Cini, parla l’avvocato del cognato: “Al giudice ha riba…

Omicidio Alessio Cini, parla l’avvocato del cognato: “Al giudice ha riba…


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di Ilaria Lumini

PISTOIA – Daniele Maiorino ha voluto parlare con il gip, “ha voluto proprio essere interrogato” spiega il suo avvocato Katia Dottore Giachino assisitita nella difesa dalla collega Fulvia Lippi. Per i legali di Maiorino “Questo è un processo che si svilupperà solo sulle perizie alle intercettazioni”.

Omicidio Alessio Cini, parla l’avvocato del cognato: “Al giudice ha riba…
I legali di Daniele Maiorno, Katia Dottore Giachino e Fulvia Lippi (Foto Reportpistoia)

Stamani l’udienza per la convalida del fermo in Tribunale. Il giudice per le indagini preliminari, Patrizia Martucci, si è riservato a oggi pomeriggio la decisione sia relativa la convalida del fermo sia relativa alla richiesta di custodia cautelare in carcere già depositata dal pubblico ministero. La difesa ha chiesto in alternativa un obbligo di dimora nel Comune di Prato (a casa dei genitori dell’indagato) con presentazione giornaliera alla pg e in seconda ipotesi gli arresti domiciliari, sempre a Prato a casa dei genitori dell’indagato, con braccialetto elettronico.

Daniele Maiorino, 58 anni, è accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela con la vittima, il cognato Alessio Cini, 57 anni, e dall’aver agito con sevizie e crudeltà. Da giovedì 18 gennaio si trova al carcere di Santa Caterina in Brana.

Le domande del giudice per l’indagini preliminari – spiagano i legali – sono state volte a precisare i rapporti che la vittima Alessio Cini aveva con altri soggetti del vicinato e con altre persone “che entrano nella vicinda e che non sono state prese in considerazione dalla Procura. Non ha fatto nomi, in base alle domande ha rappresentato circostanze e rapporti. Ha avanzato dubbi sulla vedova del cognato per fattori economici. Ma sono ipotesi che non sono state verbalizzate”.

L’indagato (Foto Reportpistoia)

Circa il movente ricostruito dalla Procura, ovvero l’eredità, “abbiamo ribadito l’insussistenza perché la vittima non era una persona così benestante da dover ucciderlo per editare cosa? Nulla insomma”. Sull’affidamento della figlia di Alessio Cini, nipote di Maiorino, ad altri parenti il legale spiega ancora “Il fatto che questa bambina sia stata nuovamente portata via dalla famiglia a seguito di questi elementi lo fa stare male”.

Maiorino, continua l’avvocato, ha nuovamente ribadito la sua innocenza precisando alcune circostanze. In primis la questione del passaporto, “perché il fermo è finalizzato ad impedire all’indagato di scappare. Il mio assistito ha precisato che non sussiste il pericolo di fuga perché non ha il passaporto, e in alcune ambientali dei carabinieri si sente la parola passaporto”.

L’avvocato evidenzia ancora che al suo assistito “gli è stato contestato, sempre in riferimento al pericolo di fuga, che aveva contatti con cittadini extracomunitari e che quindi secondo la tesi della Procura il contatto con questi soggetti era finalizzato all’aiuto per lasciare il territorio italiano, cosa non veritiera. Il mio assistito ha precisato al giudice che erano o contatti di lavoro o contatti finalizzati ad altre esigenze”.

Come detto, il giudice si è riservato fino ad oggi pomeriggio per la decisione della convalida del fermo. “Ovviamente io e la mia collega ci siamo opposti alla convalida del fermo”.

Le intercettazioni ambientali messe sull’auto di Maiorino hanno fatto sì che i carabinieri ascoltassero e registrassero varie conversazione dell’uomo che, parlando con se stesso, ripercorreva i momenti dell’aggressione alla vittima, le modalità di come era avvenuta l’aggressione, la causa mortale prodotta dall’aggressione, l’immagine del sangue, il fuoco.

Come detto, i legali Giachino e Lippi hanno chiesto che il Gip valutasse ipotesi alternative alla custodia cautelare in carcere “anche perchè gli indizi a carico dell’indagato sembrano essere solo questi soliloqui dove c’è una dissociazione del soggetto, quando durante l’interrogatorio abbiamo sentito l’ambientale si è sentito bene “ucciso”, però il soggetto non siamo riusiciti a capire se era “l’ho” o “l’hanno”. Queste sono fonti di prova fornite della Procura e valuteremo di mettere dei periti”.

Alessio Cini, che vieva in via Ponte dei Baldi alla Ferruccia, è morto la mattina tra le 5.52 e le 5.59 di lunedì 8 gennaio: prima aggredito preso a sprangate sulla testa e poi colpito con calci al torace. Infine dato alle fiamme quando ancora era vivo, sul piazzale di casa.

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www.reportpistoia.com è stato pubblicato il 2024-01-22 13:56:35 da Ilaria Lumini


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