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di Ilaria Lumini
PISTOIA – Una zappetta: è questa per il dottor Brunero Begliomini, medico legale incaricato dalla difesa di far luce sulla morte di Alessio Cini, la presunta arma utilizzata per colpire alla testa la vittima. Un corpo contundente che ha provocato una ferita lacero-contusa all’altezza del cranio.
L’arma del delitto non è mai stata ritrovata dagli inquirenti ma, il medico legale, ha cercato di individuare, rispetto alla natura e alla complessità della lesione, un’arma che fosse compatibile con le componenti della complessa morfologia della lesione cranica.
“Un mezzo lesivo nell’ambito degli attrezzi di comune uso agricolo, visto il contesto in cui è occorsa l’aggressione” si legge nella perizia del dottor Begliomini.
La vittima, infatti, è stata prima colpita alla testa, preso a calci sul torace quando era già a terra e poi data alle fiamme, semi-incosciente, nel piazzale della sua abitazione, una villetta trifamiliare circondata dai vivai in via Ponte dei Baldi alla Ferruccia, Agliana.
Quindi per il dottor Begliomini una zappetta potrebbe avere quelle caratteristiche tali da recare un taglio netto, contusivo e lacerativo, come sono le lesioni riportate alla testa della vittima, prima aggredita al volto e poi, probabilmente, dopo essersi accasciata sulle ginocchia, colpita nuovamente alla nuca.
In relazione alle lesioni riportate da Alessio Cini ad entrambe le mani, ferite da difesa, il medico legale evidenzia che anche queste potrebbero essere compatibili con la parte tagliente del mezzo agricolo.
Sulle cause della morte il medico legale evidenzia che “nessuna delle lesioni obiettivate in autopsia è risultata mortale”. Per Begliomini la morte è sopraggiunta per l’esalazione di cianuri, provocato dalla combustione della tuta in acetato che la vittima indossava al momento dell’aggressione. “I cianuri sono il prodotto della combustione di tessuti sintetici e Alessio Cini indossava al momento del fatto, abiti sintetici ed una tuta ginnica andati completamente distrutti dalle fiamme” si legge nella perizia.
Il medico legale ha anche valutato la menomazione funzionale dell’imputato al braccio destro, arto dominante. “L’imputato presenta a seguito di un infortunio sul lavoro del 22 dicembre 2004 una menomazione di integrità psicofisica quantificata dall’Inail nella misura del 25%. “La limitazione notevole dell’arto superiore destro impedisce movimenti tali da precludergli anche la possibilità di pettinarsi portando alla nuca la mano. Il pregiudizio stenico e funzionale destro è assolutamente significativo rendendo difficile immaginare come l’imputato abbia potuto colpire con il mezzo lesivo afferrato con la mano destra Alessio Cini, stante la notevole limitazione all’arto superiore dominante riconosciuta anche dall’Inail”.
La prossima udienza è prevista per il 17 giugno. In Corte d’Assise saranno ascoltate dai giudici la moglie e la figlia di Daniele Maiorino, cognato della vittima accusato della morte. Maiorino è detenuto nel carcere La Dogaia di Prato dal 18 gennaio 2024.
Alessio Cini, 56 enne operaio tessile, è stato ucciso la mattina dell’8 gennaio di un anno fa poco dopo le 5.36.
Le indagini della sezione operativa dei carabinieri di Pistoia – dirette dal pubblico ministero Leonardo De Gaudio – sono iniziate a tamburo battente: prima sentendo le famiglie che abitano la villetta e poi analizzando le telecamere della zona che hanno documentato sia gli spostamenti delle persone (consentendo di escluderne alcuni tra i possibili sospettati), sia di collocare l’ora della morte di Alessio Cini con la registrazione dei bagliori di fuoco.
Il medico legale incaricato dalla Procura di determinare la causa della morte aveva portato alla luce che poco prima di essere dato alla fiamme, Alessio Cini era stato preso a sprangate e a calci e poi dato alle fiamme quando era incosciente.
Daniele Maiorino si è sempre proclamato innocente.
www.reportpistoia.com è stato pubblicato il 2025-04-09 19:48:55 da Ilaria Lumini

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