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Sono sedici i casi ad oggi accertati di Peste suina africana nel territorio della provincia di Piacenza. Dai comuni di montagna la Psa sta mano a mano toccando le zone collinari. Dai primi casi, registrati a Pizzonero e Roccacorvi di Ottone, sono rimaste coinvolte anche le zone di Coli, Cerignale, Bobbio, Bettola e Travo.
«Dobbiamo farcene una ragione – spiega Marco Maserati, direttore del dipartimento di sanità pubblica e direttore sanità animale di Piacenza – la Psa è ormai radicata nel territorio. Per eliminarla serviranno anni e abbiamo le armi spuntate. Possiamo però lavorare per eliminare le carcasse infette nei territori nella quale circola. E ridurre la cittadinanza dei cinghiali, con attività venatoria e la presenza di trappole».
Proprio ieri, in una sala messa a disposizione da Piacenza Expo a Le Mose, Regione e Ausl hanno fatto il punto con le associazioni agricole, gli allevatori, i salumifici e i sindaci del territorio. Era presente anche Giuseppe Diegoli, responsabile del Settore Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica della Regione.
La Psa si sta avvicinando pericolosamente alle zone di pianura: è la presa d’atto di tutti nel corso dell’incontro. Da poco tempo oltre ai comuni di montagna più periferici si sono aggiunti in zona di restrizione 2 anche quelli di Farini, Coli, Bobbio e Alta Val Tidone. Diversi comuni a valle sono entrati, invece, in zona 1, quella di “cuscinetto”. Ma tra due settimane la mappa provinciale delle restrizioni verrà nuovamente aggiornata.
Cosa si può fare per difendere un settore, quello suinicolo, che per Piacenza rappresenta un’eccellenza, con le sue tre Dop e il numero di imprese e addetti che impegna? «Se nel controllo del territorio abbiamo le armi spuntate, possiamo lavorare sull’aumento delle misure di bio-sicurezza degli allevamenti, con protezioni, accorgimenti e sanificazioni», ha rilevato Maserati.
Sono 215 gli allevamenti piacentini registrati, per 129mila capi suini. Gli allevamenti sono situati principalmente in pianura e nella zona di Levante, ma anche la zona di montagna più colpita dalla Psa comunque presenta alcune attività (una a Cerignale, due a Ferriere, due a Corte Brugnatella, tre a Farini, una a Bobbio, una a Coli e due ad Alta Val Tidone).
Gli impianti di macellazione sul territorio sono 12 e solo cinque dedicati ai suini. Nessuno di questi è ancora autorizzato per i suini provenienti dalle zone soggette a restrizioni. I salumifici piacentini sono invece 29, più un impianto che lavora i budelli. «Ne macelliamo pochi sul territorio – rileva Maserati -, siamo più impegnati nella trasformazione delle carni». «Se ognuno non fa il suo “pezzetto” – ha preso la parola Anna Padovani dell’area sanità veterinaria e igiene degli alimenti della Regione – un mondo come quello dell’allevamento rischia la fine. La Sardegna dagli anni ‘70 è stata contaminata dal virus, difficilmente si riesce a eradicarlo».
Gli accorgimenti richiesti dalla Regione, ad esempio, sono (per gli allevamenti con più di 300 capi) una piazzola di disinfezione degli automezzi, una zona che funga da filtro e una cella frigorifera. «Meglio aggiungere anche qualche recinzione anti-bestiame all’esterno dell’allevamento», rileva Padovani. «Bisogna controllare al meglio le entrate e le uscite dagli allevamenti, sanificare e registrare tutto. E poi è venuto il momento di individuare impianti piacentini autorizzati e designati per la macellazione corretta degli animali che arrivano dalle zone soggette a restrizioni». Proprio sul tema si temono speculazioni, con un’impennata dei costi di macellazione negli impianti più vicini, che si trovano in Lombardia.
Per chi lavora la carne scattano alcune misure. «Se l’azienda commercia solo in Italia e si serve di allevamenti in zone 2 e zone 3, ha soltanto l’obbligo di bollare i prodotti. Per chi fa export è necessario appoggiarsi solo agli impianti di macellazione designati».
L’export vive già da tempo un momento di difficoltà: Giappone, Corea del Sud, Cina e Taiwan hanno già bloccato da tempo le esportazioni di carne italiana. Gli Usa accettano soltanto le carni provenienti dalle zone indenni e dalle zone 1. Il Canada accetta solo dalle zone indenni.
Numerose le domande che i titolari dei salumifici piacentini hanno rivolto ai responsabili, soprattutto sul tema restrizioni e legate all’export. Il timore è anche quello che la carne proveniente dalle zone contaminate non venga accolta da un impianto, oppure venga di fatto impedita la sua commercializzazione.
Particolarmente duro Rudy Milani di Confagricoltura, responsabile nazionale del settore suinicolo, che ha lamentato i ritardi delle risposte delle regioni del Nord (e del commissario straordinario nominato dal Governo) al problema. «È da settembre che ci confrontiamo con il Ministero della Difesa per l’impiego dell’esercito in questa emergenza, sembrava imminente». La Regione conferma che Piacenza è tra le realtà nelle quali l’esercito sarebbe stato coinvolto per l’eliminazione dei cinghiali nei boschi. L’esercito sarebbe disponibile ad intervenire in caso di bisogno. Ma al momento non è dato sapere ancora in che modo e, soprattutto, quando verrebbe impiegato sul territorio per arginare la diffusione della Psa.
www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-01-11 06:00:00 da
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