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OSIMO – Così ha detto, così ha fatto. Francesco Pirani non ha ritirato le dimissioni da sindaco di Osimo e quindi, da ieri, non è più ufficialmente il primo cittadino della città dei ‘senza testa’. Alla base della sua decisione la mancanza di prospettive circa la possibilità di amministrare la città che a giugno lo aveva eletto, vista l’esperienza maturata sin qui, fatta di intoppi e strade chiuse. Sei mesi caratterizzati da un’attività in consiglio comunale che definire scarna è usare un eufemismo. Tante, troppe sono state le sedute dichiarate chiuse a causa dell’assenza del numero legale dei consiglieri presenti in aula. Una manovra, questa, attuata soprattutto dai consiglieri di maggioranza che facevano riferimento alle Liste Civiche di Dino Latini e da Latini stesso (assieme all’opposizione), il quale dal canto suo chiedeva un maggiore equilibrio negli incarichi distribuiti, tra istituzionali e non, non mancando mai di ricordare come le sue Liste Civiche avessero sostenuto Pirani sindaco sin dal primo momento e non dopo un apparentamento come fatto da Sandro Antonelli. Insomma, una serie di incomprensioni ritenute insanabili e che han fatto vedere all’ormai ex sindaco solo nubi nere all’orizzonte, al punto da scegliere di gettare la spugna e ciao ciao a tutti. C’è da dire che da quando Pirani ha annunciato le proprie dimissioni all’altro ieri, un po’ tutti hanno provato a convincerlo a ripensarci. Ha iniziato Dino Latini in consiglio comunale iniziando a votare tutto quanto veniva proposto dalla giunta. Negli ultimi giorni ha proseguito la maggioranza intera. Soprattutto però, a muoversi è stato nientemeno che il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli che ha tentato il tutto per tutto per far desistere l’ex primo cittadino di Osimo dalle proprie intenzioni, senza riuscirci. A niente è servito nemmeno l’assist della prefettura che, seguendo un’interpretazione del Tuel, ha fatto partire dal giorno successivo il protocollo delle dimissioni stesse il periodo di 20 giorni entro cui il sindaco può ripensarci e ritirare le proprie dimissioni. Così, nelle ultime 24 ore disponibili si è visto un po’ di tutto, compreso Dino Latini che si è dimesso da consigliere comunale come ultimo estremo gesto. Però niente: Francesco Pirani non ci ha ripensato. E così adesso Osimo attende la nomina di un commissario che porterà avanti la città fino alle nuove elezioni amministrative che, salvo improbabili capitomboli, si terranno la prossima primavera.
Come era ovvio il mondo della politica locale ha commentato la situazione. Fratelli D’Italia Osimo ringrazia «il sindaco Pirani per il lavoro svolto in questi mesi. Oggi, come ieri, siamo certi che sarebbe stato un ottimo sindaco per la nostra città qualora avesse avuto l’opportunità di continuare il proprio mandato. Abbiamo sperato fino alla fine che si trovasse un accordo, abbiano lavorato affinché le nostre aspirazioni si concretizzassero; purtroppo non è successo. A Primavera 2025 ci saranno le nuove elezioni, passata l’inevitabile e comprensibile delusione, FdI Osimo ripartirà per la prossima campagna elettorale. Il nostro impegno per la città non finisce qui». A ciò l’assessore di Osimo Michela Staffolani, sempre di Fdi, aggiunge come commento personale che «sono stati mesi intensi, faticosi ma bellissimi. Grazie Francesco Pirani. È solo un ‘Arrivederci’ non un ‘Addio’».
Non usa invece mezzi termini Antonio Saccone, commissario regionale dell’Udc, partito di cui Dino Latini fa parte, il quale ritiene che dopo quanto fatto da Pirani «c’è solo da chiedere scusa agli osimani. Hanno prevalso i personalismi e le incrostazioni del passato rispetto al senso di responsabilità e rispetto alla volontà popolare». Saccone ritiene inoltre le dimissioni in extremis di Dino Latini «un atto responsabile e generoso» ma che «non sono servite al superamento della crisi». Questo perché, sempre secondo il commissario Udc «l’ex sindaco Pirani aveva già deciso, dal primo giorno delle sue dimissioni, di gettare la spugna. Conta poco riavvolgere il nastro. Oggi si è scritta una pagina di quelle che non rendono giustizia a chi ama la politica per passione e la interpreta come la più alta forma di servizio alla propria comunità, al contrario di chi la usa come uno strumento per un regolamento di conti personali». Saccone conclude con un appello: «Ora tacciano le polemiche, si volti pagina e con umiltà si lavori per il bene della città di Osimo».
Vedono invece «Osimo libera» i segretari regionali e provinciali del Partito Democratico, Chantal Bomprezzi e Thomas Braconi: «Dopo mesi di stallo politico – dichiarano congiuntamente -, durante i quali la città è stata paralizzata da una maggioranza in continua lotta per il potere, prendiamo finalmente atto che Osimo è libera. La situazione di impasse amministrativa che ha condotto la città ad un immobilismo senza precedenti, si è conclusa con le dimissioni del sindaco. Tuttavia, ciò che ha caratterizzato questi ultimi giorni nel tentativo di far ritirare le dimissioni al sindaco non è stato il desiderio di un progetto condiviso per il futuro della città, quanto piuttosto il timore di perdere il potere. Anche il presidente Acquaroli, ormai in difficoltà con il suo consenso e i risultati a livello regionale, ha tentato di intervenire per non compromettere la tenuta di una delle città più importanti della provincia di Ancona». Quindi, secondo loro «ancora una volta, ciò che guidava questi tentativi non era l’interesse per il benessere dei cittadini, ma la ricerca del consolidamento del potere. Ieri sera, finalmente, è arrivata la conferma delle dimissioni che suonano ancora di più come una ulteriore sconfitta per il Governatore Acquaroli e per il centrodestra, e con essa una nuova speranza per Osimo. La città è ora libera da questo lungo periodo di paralisi». Per i Dem pertanto è giunto «il momento di guardare avanti e di rimettere in moto il cambiamento. Siamo pronti a lavorare insieme, unendo le forze positive di questa comunità, per ridare slancio e vitalità alla città e restituire benessere ai suoi cittadini. Osimo merita una leadership orientata al futuro, capace di ascoltare le esigenze della gente e di costruire un progetto di crescita e sviluppo sostenibile per tutti». Braconi ha poi aggiunto: «Le dimissioni del sindaco Pirani sono un segnale di disfacimento di un progetto politico che ha messo Osimo in difficoltà per troppo tempo. Questo non è stato un problema di ideologie, ma di capacità di governare e di rispondere ai bisogni dei cittadini. Ora è il momento di ripartire, con una leadership che guardi al futuro e non ai calcoli elettorali», mentre Bomprezzi ha così concluso: «le dimissioni del sindaco non sono solo un fallimento del centrodestra locale, ma una sconfitta per la Regione Marche che ha visto compromessi i risultati a livello territoriale. Con le elezioni regionali alle porte, Osimo diventa una città strategica, ma è necessario un cambio di rotta che metta al centro i cittadini e le loro esigenze».
Per il Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle di Osimo infine, la città «si trova ora a fare i conti con uno dei momenti più bui della sua storia amministrativa. Dopo cinque mesi di trattative, polemiche e lotte interne, il commissariamento del Comune è diventato una realtà. Una conclusione che lascia un sapore amaro, soprattutto per i cittadini, spettatori impotenti del fallimento di una politica incapace di trovare una sintesi. Per mesi – Proseguono – l’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Pirani ha cercato di costruire una maggioranza solida per evitare il collasso dell’ente. Le trattative con i consiglieri di maggioranza, in particolare con Dino Latini, si sono dimostrate un tentativo disperato di trovare una via d’uscita. Tuttavia, tra continui rinvii, mediazioni fallite e attriti interni, la situazione di stallo è diventata insormontabile». In tutto questo contesto il M5S rimarca la propria posizione in quanto «si è sempre dichiarato contrario a mercanteggiamenti politici sulla pelle dei cittadini e delle loro esigenze, ritenendo che tali manovre tradiscano la fiducia e le aspirazioni espresse con il voto. Una posizione ferma, che ha ulteriormente evidenziato le profonde divisioni tra le forze in campo. Un Comune commissariato non rappresenta mai una vittoria, bensì il fallimento della politica nella sua essenza più nobile: dialogare, mediare e costruire soluzioni condivise». E invece «le forze politiche hanno preferito arroccarsi su posizioni di parte, anteponendo spesso interessi personali o di partito al bene collettivo. Il commissariamento non colpisce solo l’amministrazione uscente, ma tutta la comunità osimana. I cittadini, che avrebbero dovuto essere al centro dell’azione politica, sono stati emarginati in un gioco di potere privo di risultati concreti. La percezione di una politica autoreferenziale e distante si è ulteriormente rafforzata, alimentando una sfiducia che sarà difficile da ricucire. Questo fallimento non può essere ridotto a una semplice questione di numeri in consiglio comunale. È il risultato di una gestione politica priva di visione, incapace di costruire alleanze credibili e di cogliere i segnali provenienti dalla società civile». Sempre secondo il Movimento 5 Stelle poi «Un ruolo marginale, ma potenzialmente rilevante, è stato giocato dagli altri attori politici e sociali, tra cui Antonelli, Ginnetti e Alessandrini, insieme alle associazioni di categoria come Confartigianato. Questi soggetti – sempre secondo il M5S -, pur non essendo direttamente al centro degli equilibri politici, avevano la possibilità di svolgere un ruolo fondamentale nella mediazione e nel proporre soluzioni innovative per uscire dalla crisi. Tuttavia, nonostante le aspettative, si è assistito a una sostanziale incapacità di incidere concretamente sul corso degli eventi». Ora «la città è nelle mani di un commissario prefettizio, incaricato di garantire l’ordinaria amministrazione fino alle prossime elezioni. Tuttavia, questa non rappresenta una soluzione, bensì una sconfitta per Osimo e per la politica nel suo complesso. L’auspicio è che questo commissariamento possa essere l’occasione per una riflessione profonda, capace di riportare la politica al suo ruolo originario: servire i cittadini, ascoltare le loro esigenze e costruire un futuro condiviso. Ma, per ora, a perdere è stata la politica. E con essa, l’intera comunità».
www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2024-12-06 00:50:27 da

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