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Sono state ufficializzate nelle scorse ore le liste di centrosinistra e centrodestra per le Elezioni Provinciali. In quella del centrodestra fa rumore l’esclusione di Giampaolo Maloberti, consigliere comunale di minoranza a Rivergaro, da due mandati rappresentante della Lega nel “parlamentino” di via Garibaldi, dove ha soprattutto fatto sentire la voce del mondo agricolo e degli allevatori su numerosi fronti caldi degli ultimi anni, come la peste suina africana o l’approvvigionamento idrico. Il Carroccio ha due esponenti nella lista di nove candidati, ma Maloberti non figura. Piccata la reazione del consigliere uscente, che ora medita l’uscita da un partito nel quale milita dal 1997, per approdare in altri lidi (Fratelli d’Italia? Forza Italia?).
«La politica – scrive Maloberti in un intervento – non dovrebbe essere una cosa brutta. Investire il proprio tempo libero, sacrificare famiglia e lavoro perché si spera di fare qualcosa di buono per gli altri, dedicarsi alla propria comunità, dovrebbe essere una cosa che rende orgogliosi. La pensavo così il 16 gennaio del 1997, anno in cui manifestando contro le quote latte insieme ai Cobas, firmai la mia iscrizione alla Lega sul cofano della Thema di Umberto Bossi. Da allora ho sempre lavorato per il mondo dell’agricoltura, portando all’attenzione del sistema politico (di qualsiasi colore) le problematiche di coltivatori diretti, allevatori, imprenditori agricoli e lavoratori del settore, spiegando alle persone cosa significhi oggi fare questo difficile mestiere. Non sempre sono riuscito ad ottenere risultati, purtroppo, ma ho sempre cercato di fare del mio meglio. In tempi recenti stato forse il primo a battermi perché chi ci governa a livello nazionale, regionale e locale, comprendesse la pericolosità della peste suina africana e attivasse le contromisure necessarie. Se non sono stato il primo, sono certamente stato il più rompiscatole. Ho rotto molto le scatole anche perché la diga del Brugneto facesse scattare il rilascio d’acqua per il fiume Trebbia e l’agricoltura della vallata. Probabilmente ho rotto troppo le scatole se la Lega ha deciso, come apprendo dai giornali, di tenermi fuori dal Consiglio Provinciale. Tengo a precisare che non si tratta di un ruolo retribuito e che non ho mai ricevuto un incarico grazie alla Lega che mi garantisse uno stipendio, questo per sottolineare che ho combattuto tante battaglie per il nostro territorio solo per sincera passione e per l’interesse di un’intera categoria, mai per meschina ambizione. La politica non dovrebbe essere una cosa brutta, dicevo, ma oggi non riesco a fingere che la scelta di escludermi dalla corsa, senza nemmeno una telefonata di spiegazioni da parte della segreteria provinciale, senza una traccia di quel rispetto umano che non si nega nemmeno ad un avversario (figuriamoci ad un militante della prima ora) non mi abbia profondamente ferito. La fine di un incarico non coincide con la fine di una missione. Continuerò a lavorare per il nostro territorio e per coloro che, ogni giorno, contribuiscono a rendere grande la nostra agricoltura, sia all’interno delle istituzioni che da altre posizioni. Oggi la delusione verso le persone con cui ho condiviso questo percorso è talmente profonda da farmi considerare l’idea di ritirarmi a vita privata. Tuttavia, nelle ultime ore ho ricevuto decine di telefonate e messaggi di incoraggiamento e gratitudine da semplici cittadini, dai vertici dei corpi intermedi del settore, da amici della coalizione di centrodestra, e persino da avversari politici. Voglio ringraziare di cuore chiunque mi abbia espresso la propria solidarietà. A volte, i cambiamenti segnano l’inizio di opportunità ancora più grandi. Spero che sia così anche per me».
www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-09-09 21:04:54 da
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