Quando Liggio era detenuto a Parma e il nipote voleva offrirgli un rene


[ad_1]

“Mi sono recato a Parma perché volevo convincere mio zio, molto ammalato, ad accettare da me un rene. Già in altre occasioni gli avevo scritto che sarei stato molto felice di poterlo aiutare e che volevo sottopormi al trapianto, ma lo zio aveva sempre risposto che non se la sentiva di chiedermi questo sacrificio”. Chi parla è il nipote di Luciano Liggio, boss dei corleonesi negli anni 70. La storia di cui scrive Il Giorno in edicola riguarda la città Ducale e la sua casa circondariale dove, da lungo tempo evidentemente, trovano collocazione i detenuti più pericolosi. In questo caso si sta parlando di uno degli esponenti di spicco di Cosa Nostra che stava scontando la pena perché imputato di vari reati. Coinvolto diversi fatti di cronaca, era a capo della banda che annoverava criminali del calibro di Totò Riina e Bernardo Provenzano. Nel 1975 Liggio è detenuto a Parma, su di lui gravava il sospetto di essere a capo dell’Anonima sequestri.

“Il 21 agosto – prosegue il racconto del nipote – sono andato a trovarlo proponendogli di persona l’offerta. Non ho chiesto l’autorizzazione alla polizia perché temevo che non me la concedessero”. Il giovane non poteva allontanarsi da Monza perché il tribunale di Palermo aveva emesso nel febbraio del 1970 un’ordinanza con la quale gli infliggeva quattro anni di sorveglianza speciale: per interrompere i rapporti con lo zio mafioso. 

[ad_2] Leggi tutto l’articolo Quando Liggio era detenuto a Parma e il nipote voleva offrirgli un rene
www.parmatoday.it è stato pubblicato il 2024-01-07 15:22:41 da


0 Comments