[ad_1]

ANCONA- Un duplice allarme per l’economia e il tessuto sociale del territorio marchigiano, e in particolare della provincia di Ancona, è stato lanciato dal Patto di Sindacato degli Azionisti di Cattolica Assicurazioni. In una nota, il presidente Aristide Corazzi denuncia dinamiche che evocano “lo spettro della crisi di Banca Marche” e, parallelamente, una “grave perdita di risorse” a causa del progressivo disimpegno della Fondazione Cariverona dall’area anconetana.
«La prima, enorme preoccupazione – sottolinea Corazzi – riguarda l’esito della vicenda di Cattolica Assicurazioni, un tempo grande cooperativa e player economico di riferimento, oggi confluita in Generali. «Il ritrovato attivismo del presidente di Fondazione Cattolica, Paolo Bedoni, già al vertice della compagnia, non può che suscitare sconcerto tra gli azionisti. Vediamo in lui la causa principale di un’operazione che ha significato per noi un danno patrimoniale ingente e la beffa di vederci sottrarre una grande istituzione territoriale. Ci siamo limitati a leccarci le ferite, esattamente come accaduto ai risparmiatori di altri asset economici del Paese, e il pensiero non può non correre a Banca Marche, oltre che alla Popolare di Vicenza o alla Cassa di Risparmio di Rimini». Il sentimento di frustrazione è aggravato, secondo la nota, dal «silenzio assordante della sinistra e del Partito Democratico», in contrasto con le iniziative parlamentari di esponenti del centrodestra come il senatore Matteo Gelmetti e l’onorevole Boscaini, che hanno sollevato la questione. Il paragone viene esteso ad altre crisi che hanno colpito i risparmiatori italiani, da Banca Marche alla Popolare di Vicenza.
Ma le cattive notizie per le Marche, e per Ancona in particolare, non finiscono qui. Come denuncia Corazzi, «Si sta infatti concretizzando il disimpegno della Fondazione Cariverona dal nostro territorio, una scelta che definire dannosa è un eufemismo. Fino ad oggi, i territori della provincia di Ancona percepivano annualmente circa 3,5 milioni di euro dalla Fondazione, fondi vitali per realtà strategiche come il Parco del Conero, l’Università Politecnica delle Marche (UNIVPM), la Fondazione Mus-e e innumerevoli associazioni di volontariato. La proposta per liquidare questo storico legame è a dir poco assurda. Si parla di una cifra una tantum di circa 30-35 milioni di euro da destinare alla Fondazione di Fabriano (Carifac), un ente con un patrimonio di circa 49 milioni che eroga sul suo territorio circa 500.000 euro l’anno. In cambio di una perdita secca di 3,5 milioni di euro annui, al nostro territorio verrebbe concesso di affiancare il nome di Ancona a quello di Fabriano nella denominazione della Fondazione. È evidente che si tratta di una proposta assolutamente insoddisfacente, deficitaria e inquietante. Stiamo svendendo un flusso costante e vitale di risorse per il nostro futuro in cambio di una cifra una tantum e di una modifica onorifica».
«Come rappresentante di tanti azionisti traditi e come cittadino marchigiano, denuncio questa doppia, paradossale situazione – conclude Corazzi- che rischia di impoverire ulteriormente la nostra regione, sia sul fronte del risparmio privato che su quello del sostegno a cultura, ricerca e sociale».
www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2025-06-30 15:17:14 da

0 Comments