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27 novembre 2023
Infuria la polemica sulle frasi sessiste pronunciate dal sindaco di San Prospero una settimana fa durante un incontro sulla sanità, aperto al pubblico, che si è tenuto nell’auditorium del paese
SAN PROSPERO (Modena) – Le frasi sessiste pronunciate dal sindaco di San Prospero durante un incontro pubblico sulla sanità hanno scatenato pesanti reazioni. “Non fanno ridere nessuno”, hanno subito detto le donne del Pd. Il primo cittadino ha poi detto di essere stato frainteso, ma anche l’Ausl ha deciso di dissociarsi.
Infuria la polemica sulle frasi sessiste pronunciate dal sindaco di San Prospero una settimana fa durante un incontro sulla sanità, aperto al pubblico, che si è tenuto nell’auditorium del paese e dove erano stati invitati a parlare i primari dell’ospedale di Mirandola e la direttrice del distretto sanitario. E proprio sulle donne che lavorano nelle strutture mediche al primo cittadino sono scappate alcune battute, definendo alcune dipendenti del Santa Maria Bianca “belle, giovani e aiutanti”, al contrario di altre apostrofate come “catorci”. Battute che “non fanno ridere”, ha attaccato per prima la Conferenza delle Donne del Partito Democratico. “Sono stato frainteso”, ha replicato il sindaco Sauro Borghi, aggiungendo di essere comunque pronto a chiedere scusa. Senza però riuscire a calmare gli animi
Fortemente critiche anche le opposizioni: Manuela Spaggiari di “Noi Moderati” definisce le parole di Borghi “inaccettabili”, per Antonio Platis di Forza Italia sono “squallide chiacchiere da bar”, mentre i consiglieri di San Prospero per il cambiamento attendono scuse formali dal primo cittadino. Anche l’Ausl è intervenuta sull’accaduto: “La direzione si dissocia nettamente dalle parole del Sindaco Borghi, l’Azienda è in prima linea nel contrasto alla violenza contro le donne e nella promozione dei loro diritti, anche sul campo lavorativo. Le parole hanno un peso, ancor di più se a pronunciarle è una figura istituzionale; l’Ausl dunque non può che essere d’accordo sulla necessità di continuare a lavorare per evitare l’utilizzo di un linguaggio che possa risultare offensivo
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