SANITÀ: “GRAVE DEFICIT E CONTI NON MIGLIORANO”:ECCO ALLARME SOTTOVALUTATO TAVOLO MONITORAGGIO | Notizie di cronaca


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L’AQUILA – Una forte preoccupazione per “il profilarsi di un disavanzo sanitario anche nell’anno 2024, di dimensione rilevante”, e per il fatto che la Regione Abruzzo “non mostra segni di miglioramento dei conti”. Misure “non coerenti con gli obiettivi di risanamento previsti dal Piano di rientro”.

​Il perentorio invito a predisporre “le misure di copertura normativamente previste per le regioni in piano di rientro”, richiamando “gli automatismi fiscali previsti dalla legislazione vigente, in caso di presenza di disavanzi non coperti”.

Ovvero, non solo aumentare, nel caso, le tasse, come poi è effettivamente avvenuto, ma anche destinare il gettito fiscale extra, incassato dal 2011 con l’aumento dell’addizionale Irpef e dell’Irap, per coprire il deficit sanitario. Prima di ogni altra cosa.

Sono solo alcuni degli eloquenti passaggi del verbale della riunione congiunta delll’11 dicembre scorso del Tavolo interministeriale  della sanità, venuto in possesso di Abruzzoweb, e mai reso noto.  Che oggi suonano come un allarme in buona parte inascoltato,  di cui solo i vertici del centrodestra del riconfermato presidente Marco Marsilio di Fdi sapevano, a differenza di molti altri consiglieri, evenienza che ora potrebbe nuovamente accedere gli animi.

Un responso arrivato e messo dentro un cassetto, del resto, quando la maggioranza stava già predisponendo il bilancio di previsione, approvato a fine dicembre, minimizzando sull’entità del debito, assicurando che sarebbe stato inferiore, a conti fatti, ai 20-30 milioni di euro. Considerando una “bufala” le voci di un eventuale aumento delle tasse.

Eppure il tavolo aveva preso in esame i conti della sanità abruzzese aggiornati al terzo trimestre 2024, ovvero a settembre scorso, ribadendo l’allarme “conti in rosso”, calcolati in 99.432.000 milioni di euro di deficit a settembre, e in proiezione, a fine anno, a ben 132.576.00​0 euro. Che poi però a dicembre sono aumentati fino a 180 milioni di euro.

Mentre il capogruppo del Pd Silvio Paolucci, assessore alla sanità con il centrosinistra di Luciano D’Alfonso, ai tempi del commissariamento della sanità terminato nell’autunno del 2016, attaccava la maggioranza sulla necessità di destinare in via esclusiva, per far quadrare i conti della sanità​, le entrate aggiuntive ​di 130 milioni di euro l’anno dell’’addizionale Irpef, aumentata dall’1,23%, all’1,73%, e l’Irap salita  al 4,82%, ovvero ai massimi,  proprio in ragione di commissariamento della sanità dal governo di centrodestra di Gianni Chiodi, appena nominato presidente della Finanziaria regionale Fira nel 2011. In tutto oltre 500 milioni di incassi da allora, che però sono stati usati tutti o quasi per il bilancio ordinario. Un atto dovuto, previsto dalle norme, come sottolineava a dicembre anche il tavolo di Monitoraggio.

Nel verbale del tavolo di monitoraggio, viene dato poi un quadro di luci ed ombre sui livelli essenziali di assistenza, i Lea, con voto di insufficienza in particolare per la prevenzione, si chiedono lumi sull’attuazione della nuova rete ospedaliera, con particolare riferimento all’individuazione dei due ospedali di secondo livello, con tutte le specialità, si ravvisa ritardi nei pagamenti e nelle procedure di accreditamento delle strutture sanitarie private.

Morale della favola, l’aumento delle tasse, come unica alternativa, è stato approvato nel consiglio regionale del 3 aprile, votato dal solo centrodestra, costretto ad utilizzare la sala ipogea dell’Emiciclo, di solito usata per i convegni, visto che le opposizioni avevano occupato con i sindacati l’aula Spagnoli.

Un via libera, dopo settimane di scontri interni, con un accordo trovato in extremis tra il presidente Marsilio e Lega e Forza Italia, con un emendamento che ha calato dal 3,23% al 2,87% l’aliquota per la fascia intermedia tra 28.000 euro e fino a 50.000 euro. Come invariata resta la terza fascia, oltre i 50.000 euro, al 3,33%. Per un incasso annuo stimato in circa 42 milioni di euro. Con altri tre emendamenti è stato poi stabilito che le entrate aggiuntive andranno in modo “esclusivo” alla spesa sanitaria, e non in via “prioritaria”, è stato istituito un organismo di programmazione, e sono stati imposte misure più stringenti ai direttori generali delle Asl per contenere e razionalizzare la spesa.

Alla fine dunque il ripiano che sarà presentato l’11 aprile nel nuovo Tavolo di monitoraggio interministeriale della sanità a Roma si è ottenuto, rispetto al tendenziale cresciuto ancora ai 180 milioni, con i 90 milioni dei fondi della Gestione sanitaria accentrata, comprensive delle entrate extra del payback farmaceutico, con i 20 milioni di tagli di bilancio regionale, con appunto i 42 milioni dell’addizionale Irpef, a cui si aggiungeranno altri 30 milioni circa di economie e avanzi di amministrazione che sarebbero stati già individuati, ha assicurato l’assessore Mario Quaglieri.

Anche se non si esclude una nuova manovra che dovrà mettere le mani al bilancio regionale.

Il verbale del tavolo di monitoraggio, finalmente sbucato fuori, è destinato a rinfocolare le polemiche, visto che era chiaro al centrodestra la reale e inquietante situazione debitoria, e non sfugge la sottolineatura, che rimanda al responso del precedente tavolo di monitoraggio di luglio  “i Tavoli restano in attesa della ridestinazione dei gettiti derivanti dalla massimizzazione delle aliquote fiscali regionali alla copertura del disavanzo sanitario per l’anno 2023, stimati dal competente Dipartimento delle Finanze, per l’anno d’imposta 2024, in complessivi 133 mln di euro”.

A stretto giro, due settimane dopo il duro parere del Tavolo di monitoraggio, nella legge di Stabilità, allegata al Bilancio di previsione di fine dicembre, vero è che lo stanziamento più consistente, di 20 milioni per il 2025 e oltre 10 milioni di euro per i due anni successivi, è stato destinato alla copertura del potenziale disavanzo della sanità, in attesa dell’esito dei piani di rientro delle quattro Asl.

Ma per il resto, la voce più consistente, pari a 11,3 milioni di euro nel triennio, è stata quella per sostenere l’insediamento dei neo residenti nei piccoli comuni in via di spopolamento, Poi, generosi stanziamenti da oltre 1,3 milioni per la Notte dei Serpenti e il festival Transumanza, 1,5 milioni per il Festival Dannunziano, 1,5 milioni di euro Cartoon on the bay, 300.000 euro per “progetti valorizzazione patrimonio medievale”, eventi che sono gestiti dalla controversa Fondazione Eventi del Consiglio regionale,  500.000 euro della Borsa internazionale del Turismo Milano 2025,  il festival Marsicaland è stato finanziato con 70.000 euro, e al fine di consentire l’affidamento in house di ulteriori servizi in favore di Fira, la finanziaria regionale sono stati messi 800.000 euro, e ancora 8,6 milioni di euro al trasporto scolastico quasi 1,8 milioni di euro al neo istituito Abruzzo film commission, 720.000 euro per interventi a favore di ciechi e sordomuti, e 900.000 euro per le associazioni che operano a favore dei disabili. 1.50.000 euro per i caregiver, ovvero le persone che si occupano h24 della disabilità gravissima dei loro figli in età pediatrica. Ben più corposo lo stanziamento per oltre 2,1 milioni  per le iniziative sportive nazionali e internazionali, oltre 4.7 milioni di euro vanno all’aeroporto d’Abruzzo, che vive una situazione difficile sia dal punto di vista finanziario sia di calo dei passeggeri. Questo per citare solo alcune delle voci.

Per Paolucci, la colpa grave del centrodestra di Marsilio, è dunque quella che avrebbe potuto evitare l’aumento delle tasse, dando seguito alla norma secondo cui “le risorse dell’extra gettito fiscale siano utilizzate per la sanità. Ed è così stato per tutto il periodo del commissariamento, terminato nel settembre 2016, con il centrosinistra, e quando ero assessore alla Sanità, e poi fino al 2022 quando sono state pagate tutte le cartolarizzazioni e i piani ammortamento, ovvero i debiti contratti per i sanare i conti. Non solo il centrodestra aumenta ancora una volta le tasse agli abruzzesi, decisione del tutto evitabile, ma dal 2022, terminate le cartolarizzazioni e ripianati i conti, non ha utilizzato i 130 milioni di euro di entrate fiscali aggiuntive dell’addizionale Irpef e dell’Irap, parliamo di 500 milioni, che ora diventeranno 170 milioni l’anno aggiuntivi, per i conti e la qualità dei servizi di una sanità che è una delle peggiori d’Italia, bensì per fare altro, per i fondi a pioggia, per le partecipate e le consulenze a gogò, per i ritiri precampionato del Napoli, per il festival dannunziano e le varie leggi omnibus”.

Torniamo dunque, più nel dettaglio, al verbale del tavolo di monitoraggio dell’11 dicembre.

Dopo aver ricordato la forte situazione debitoria del 2023, già ripianata a giugno con una manovra da 130 milioni di cui la metà da risorse regionali, si scrive quanto segue: “i Tavoli esprimono forte preoccupazione per il profilarsi di un disavanzo sanitario anche nell’anno 2024, di dimensione rilevante, e per il fatto che la Regione non mostra segni di miglioramento dei conti, posto che i dati ora disponibili confermano lo stato di squilibrio economico osservato nel 2023 (che ha richiesto una copertura di bilancio regionale articolata e fondata in parte su risorse non strutturali), non coerente con gli obiettivi di risanamento previsti dal Piano di rientro”.

Raccomandano pertanto alla Regione “di approntare con urgenza ogni misura necessaria per la corretta gestione dell’assistenza sanitaria e delle risorse a disposizione, ricordando le verifiche di legge in sede di IV trimestre”. Inoltre, ricordano alla Regione che i monitoraggi trimestrali, anche ai sensi delle Intese Stato-Regioni nonché della normativa vigente, sono anche funzionali alla Regione per valutare e correggere l’andamento della spesa in corso d’anno, ovvero per predisporre, sempre in corso d’anno, le misure di copertura normativamente previste per le Regioni in piano di rientro. Richiamano la legislazione vigente in presenza di disavanzi non coperti per le Regioni in piano di rientro”.

Giudizio con luci ed ombre poi sul monitoraggio dell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza, ovvero sulla qualità dei servizi sanitari.

Risulta infatti per l’area di Assistenza e prevenzione un lieve incremento nel 2023 rispetto all’anno 2022, che però “non consente, tuttavia, di raggiungere il punteggio di adempienza”.

L’area Distrettuale presenta invece “un importante decremento dall’anno 2022 che non permette di rimanere nell’intervallo di adempienza”.

L’area Ospedaliera risulta in miglioramento, visto che “in materia di Prevenzione, con riferimento agli screening oncologici, nell’anno 2023 rilevano un incremento nella percentuale di adesione ai programmi di screening cervicale e mammografico superando la soglia di sufficienza”, mentre invece “l’adesione al programma per il colon-retto risulta stabile rispetto all’annualità precedente e si conferma al di sotto della soglia di sufficienza”.

Tirata di orecchie invece sulla mancata attuazione della nuova rete ospedaliera approvata a dicembre 2023, “con particolare riferimento alla trasmissione del progetto sperimentale per il punto nascita di Sulmona”, e soprattutto in merito al processo di individuazione dei due DEA di secondo livello, gli ospedali con tutte le specialità previste dal vigente decreto Lorenzin, che la legge ha rimandato di tre anni, a fine 2026, e che potrebbero essere localizzati con un bacino di 600mila abitanti e in base ai servizi e reparti già esistenti, eventualmente da implementare, sulla costa o a Pescara o oppure a Chieti, nell’entroterra o a L’Aquila oppure Teramo.

La rete prevede invece, intanto, quattro ospedali, quelli di L’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo, con funzioni hub per le reti tempo dipendenti, ovvero la rete stroke, politrauma e trauma maggiore, rete emergenze cardiologiche estese, quattro ospedali di primo livello, che sono Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto e sei ospedali di base, a Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero, due presidi di area disagiata, sedi di pronto soccorso, a Castel di Sangro e Atessa.

Il tavolo resta poi in attesa “del riscontro alle osservazioni formulate nel verbale della riunione del 18 luglio 2024 in merito all’approvazione del Manuale di autorizzazione e accreditamento delle cure domiciliari (Adi)”

Inoltre, evidenzia “la necessità di procedere con estrema sollecitudine alla conclusione delle istruttorie procedimentali volte al rilascio di validi 60 titoli di autorizzazione e accreditamento istituzionale di tutte le strutture sanitarie e sociosanitarie e restano in attesa degli esiti del monitoraggio sullo stato dei procedimenti di accreditamento delle strutture pubbliche”.

“In merito all’istituto dell’accreditamento pre-definitivo, ribadiscono che tale istituto è incompatibile con la normativa vigente e pertanto ribadiscono la necessità che la Regione provveda, nel più breve tempo possibile, a conformarsi a quanto previsto”, si legge ancora.

Altra problematica menzionata nelle conclusioni, è che la percentuale di pagamenti effettuati oltre i termini previsti dalla legge, nei primi nove mesi dell’anno 2024, è pari al 40%.

Rilevando che nel terzo trimestre 2024, solamente due Asl su quattro e la Gestione sanitaria accentrata, ovvero direttamente l’assessorato alla Salute della Regione, “presentano un indice dei tempi di pagamento negativo”. E si raccomanda, pertanto, alla Regione “di adottare iniziative risolutive per il rispetto della normativa vigente”.

 

 

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