«Sanità peggiorata nei 10 anni di Bonaccini»


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Rompe gli indugi, Matteo Rancan, e si ricandida per il terzo mandato da consigliere regionale dell’Emilia-Romagna. Capogruppo uscente della Lega all’assemblea (e segretario emiliano del partito), correrà nel collegio di Piacenza. «Ho notato che diverse testate giornalistiche – spiega lo stesso Rancan – hanno riportato la possibilità di una mia candidatura in altri collegi, come Modena e Bologna, dati per “sicuri”. Quello di Piacenza, per il nostro partito, potrebbe essere in bilico, non c’è certezza di elezione, stando ai sondaggi. Ma non mi candido per una poltrona e non sopporto i “paracadutati” in territori e collegi altrui. Ci vuole coerenza, perciò lotterò nel territorio dove sono impegnato da dieci anni».

  • Rancan, in questi mesi nella politica locale si è vociferato addirittura di un suo ritiro dalla politica. 

Nell’ultimo anno e mezzo ho vissuto momenti personali e familiari difficili, mi sono dovuto dedicare ad altre priorità. Chi ha detto in giro che mi ritiravo dalla politica lo ha fatto senza cognizione di causa, per screditarmi. D’altronde la mia esperienza nella Lega è sempre stata vista come quella del “giovane che dà fastidio”, che “rompe gli schemi”. Qualcuno ha cercato di ostacolarmi, internamente ed esternamente al partito. Ci sono stati dei pettegolezzi, ma vado avanti ad impegnarmi per la mia terra.

  • È vero che sta intraprendendo da qualche tempo un cammino spirituale, di Fede?

Non mi piace parlare di questa cosa, siamo in campagna elettorale, non voglio utilizzarla come strumento di consenso, non c’entra nulla con l’esperienza politica. Però rispondo alla domanda: la Fede nella mia vita rappresenta un caposaldo importante, da quando sono bambino. Questo mi dà la forza e la solidità di affrontare il mio impegno, tenendo ben saldi quei valori che, purtroppo, in politica, in alcuni casi, vengono meno.

  • Cinque anni fa il candidato presidente del centrodestra fu espressione della Lega. Ora si è scelto un civico.

Elena Ugolini è una candidata presidente molto preparata, concreta. Nell’ambito dell’istruzione ha un’esperienza formidabile. L’appoggio della Lega è pieno. Inoltre è una candidata emiliana, mentre il Pd candida un romagnolo. Sappiamo che, da quando esiste la Regione, c’è uno sbilanciamento di risorse economiche verso la Romagna, a discapito dell’Emilia. Votare Ugolini significa marcare una discontinuità con il passato.

  • La vostra candidata presidente non si è ancora vista a Piacenza, mentre De Pascale è già venuto cinque volte. Come mai?

De Pascale si presenta molte volte in un territorio dove il centrosinistra è più debole per colmare un gap, non certo perché ci tiene. Ugolini verrà presto, in queste settimane è stata impegnata nella costruzione della sua candidatura, che viene dal basso. A differenza del Pd, che funziona come un apparato bolscevico: arriva l’ordine (di candidare De Pascale, nda) e tutti lo rispettano. Il centrodestra è più liberale, non si è arrivati alla scelta del candidato con un diktat. E io sarò onorato di accompagnare Ugolini sul nostro territorio.

  • Cosa ne pensa dei 6 anni di reclusione chiesti per Matteo Salvini nell’ambito della vicenda “Open Arms”?

Ho sempre una grande fiducia nell’operato della magistratura, ma rispetto anche il ruolo della politica. Salvini è stato eletto con un programma elettorale chiaro e oggi è a processo perché ha rispettato quello che gli italiani gli hanno chiesto di fare una volta diventato ministro dell’Interno. In un Paese credibile la difesa dei confini è un punto saldo, anche per evitare a chi migra di trovarsi in condizioni di disagio nel territorio ospitante. In questa battaglia politica e umana sono al fianco del vicepremier e segretario federale Salvini.

  • Lei cosa ne pensa del generale, ora europarlamentare, Roberto Vannacci?

La candidatura di Vannacci è stata una mossa perfetta di Salvini e sono soddisfatto del suo ingresso in Lega, anche se dò molta importanza alla militanza storica dei nostri dirigenti. Però posso dire che non sempre mi trovo d’accordo con ciò che esprime il generale quando tocca certi temi e utilizza certi vocaboli. Valuteremo il suo operato all’Europarlamento e lo aspettiamo a Piacenza per avere un suo parere sull’Emilia-Romagna di oggi e del futuro. 

  • Ha fatto discutere l’esclusione di Giampaolo Maloberti dalla lista per le Elezioni Provinciali.

Ogni elezione ha logiche sue, soprattutto le Provinciali sono strane perché coinvolgono i soli amministratori e quindi obbligano a fare i conti con un sistema elettorale zoppo. Giampaolo è una risorsa per il nostro movimento e il suo operato in ambito agricolo non deve – e non andrà – perduto. Mi hanno insegnato, quando ho iniziato a fare politica, che una non candidatura o una sconfitta elettorale non rappresentano la “fine”. Bisogna guardare nel lungo periodo, si lavora per una visione politica, perciò uno spazio per Giampaolo ci sarà sempre.

  • Quale è, secondo il Carroccio, la mancanza più grossa di dieci anni di gestione Bonaccini?

Le politiche regionali hanno ridotto la sanità locale a quella di oggi. Mi ricordo bene i sindaci di centrosinistra, oggi candidati Pd all’assemblea regionale, quando votarono a favore delle riorganizzazioni della sanità locale proposte da questa Regione. Appoggiarono, di fatto, il depotenziamento del nostro territorio. Bonaccini 5 anni fa promise una “sanità più territoriale”: non si è vista, anzi, sono stati chiusi i Pronto soccorso. Parlava di “liste d’attesa più corte”, ma siamo ancora punto a capo. Chi vota Lega e chi vota centrodestra non vuole eliminare la sanità pubblica per quella privata, come racconta qualcuno. Ma laddove la sanità pubblica non ce la fa a rispondere, quella privata convenzionata deve diventare un’alleata per far fronte ai bisogni. Altrimenti continueremo ad avere cittadini che vanno in Lombardia. Veniamo da decine di anni di depotenziamento. Per tornare ad avere un sistema efficiente ci vorrà molto tempo, ma bisogna cambiare da subito.

  • La Regione si è messa di traverso sull’autonomia differenziata proposta da Calderoli.

Dieci anni fa sui manifesti elettorali scrissi che 3500 euro all’anno di tasse di ogni emiliano-romagnolo finivano allo Stato centrale e non tornavano più sul territorio sotto forma di servizi. Nei primi 5 anni di mandato Bonaccini ha detto no all’autonomia. Poi ha cambiato idea, scegliendo il sì. Ora il ministro Calderoli riesce a far approvare una legge che permette alle Regioni di contrattare l’autonomia e il centrosinistra inizia a battagliare. Spiace, perché prevale una logica di partito e non il buon senso. Siamo stati ostaggio di una regione che privilegia l’interesse partitico. Con noi alla guida inizieremmo da subito a discutere con il Governo per ottenere più deleghe possibili.

  • Come valuta l’operato della Giunta Tarasconi in città?

Un mandato si valuta alla fine, però sicuramente vediamo già adesso una città meno sicura. È stato un errore l’eliminazione dell’assessorato alla sicurezza, così come l’aumento dell’Irpef. Sono sempre stato contrario a qualsiasi aumento per far quadrare i bilanci. I piacentini si sono accorti di eventuali migliorie nei servizi? Anzi, è stato messo a pagamento il servizio di “pre” e “dopo” scuola.

  • Però sul fronte sicurezza molti si aspettavano qualcosa in più dal Governo Meloni.

L’impegno a livello governativo c’è, siamo al Governo da due anni, ci vuole tempo. Proprio in queste ore alla Camera è stato approvato il Ddl Sicurezza. Contiene pene più severe per chi truffa gli anziani e per le manifestazioni di protesta che bloccano le strade. Diventa un reato l’occupazione abusiva di immobili, viene introdotta la carcerazione per le donne che delinquono anche in stato interessante o con neonati e aggiunte aggravanti per le rivolte nelle carceri. Comprende anche più bodycam per le forze dell’ordine e l’inserimento della Cannabis light tra le sostanze stupefacenti.

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www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-09-21 06:00:00 da


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