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Albenga. I finanzieri della Compagnia di Albenga, guidata dal comandante Alessandro Centrella, nei giorni scorsi, hanno concluso un controllo fiscale e in materia di lavoro nei confronti di una società con sede a Milano, ma operante anche nel territorio ingauno, avente come oggetto sociale quello degli “altri servizi di sostegno alle imprese”: in sostanza, fornisce lavoratori, principalmente a supermercati o imprese a forte incidenza di magazzino, per lo svolgimento di operazioni di inventario.
L’attività svolta dal reparto delle fiamme gialle ha accertato come la società in questione, in concreto, ponesse i propri dipendenti, formalmente inquadrati come “prestatori di lavoro occasionale” (ai sensi dell’art. 2222 del Codice Civile), al servizio di soggetti terzi, solitamente operanti, come accennato, sotto le insegne di noti supermercati.
I riscontri diretti, accertati dai militari in occasione dell’inizio del controllo presso una struttura commerciale di Albenga, utilizzatrice dei servizi di sostegno offerti dall’azienda milanese, hanno dimostrato come l’inquadramento di 20 lavoratori, dichiarato “sulla carta” come occasionale, non fosse conforme alla normativa giuslavoristica, evidenziando invece un vincolo di subordinazione tra tali soggetti e la società, previsto soltanto per il tradizionale rapporto contrattuale tra datore di lavoro e personale dipendente.
In questo caso, va specificato, non si può parlare di “lavoro nero” bensì di “lavoro irregolare” poiché gli stessi dipendenti erano comunque registrati e contrattualizzati, ma con una formula diversa rispetto alla realtà e che portava vantaggi solo ed esclusivamente alla società milanese: ai dipendenti occasionali, infatti, viene concessa una certa autonomia, ma non è certo questo il caso, anzi. Inoltre, oltre ad uno stipendio ridotto rispetto alla prestazione fornita, per i lavoratori si verificano anche ricadute negative rilevanti sul piano contributivo e previdenziale.
Pertanto, i finanzieri hanno proceduto a inquadrare correttamente la forza lavoro quale “dipendente subordinata”, segnalando le irregolarità riscontrate all’Inps e all’Ispettorato Territoriale del Lavoro per la ricostruzione della posizione contrattuale (come da C.C.N.L.), previdenziale e contributiva, e hanno redatto nei confronti della società il verbale di accertamento unico e notificazione per l’applicazione delle sanzioni (di cui agli artt. 39, co.7, del D.L. 112/2008 e 19, co. 2 e 3, del D.Lgs. 276/2003), il cui importo varia da un minimo di 8mila a un massimo di 46mila euro.
L’attività svolta dalla Compagnia di Albenga si inquadra, nell’ambito delle prerogative e dei poteri concessi al Corpo dall’art. 2 del D.Lgs. 68/2001, nel settore della repressione del sommerso da lavoro, che ricomprende tanto le irregolarità riconducibili a un rapporto di lavoro non dichiarato (il cosiddetto lavoro nero), quanto le situazioni di regolarità soltanto formali a fronte di un salario e di condizioni lavorative ben diverse da quelle contrattualizzate (il cosiddetto lavoro irregolare). Entrambe queste fattispecie ledono fortemente il principio della libera concorrenza e rappresentano un notevole danno sia per le imprese in regola sia per i lavoratori, sovente oggetto di sfruttamento.
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