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Domani si sciolgono le campane e quasi in contemporanea si sciolgono i nastri che infiocchettano le uova che sono immediatamente aperte per scoprirne il contenuto che è sempre gradito, indipendentemente dal valore. Le signore apprezzano quanto rinvengono nelle uova Fabergé, i più piccoli cominciano subito a divertirsi con i giochini di plastica: nell’atmosfera della festa qualsiasi dono fa piacere perché rappresenta un affetto. Poi, meteo alla mano, tutti a interrogarsi su che cosa fare a Pasquetta e su come si comporterà il tempo. È il problema dei nostri tempi che per gli eventi climatici legati ai problemi ambientali hanno perso le mezze stagioni. Una volta non era così. A Pasqua si riponeva nell’armadio il cappotto e si usciva con il vestito fresco lana, leggero sì ma non troppo.
Siccome non andavano ancora di moda i jeans e le sneakers, tanto meno le tute, il Lunedì dell’Angelo mettevi dei calzoni sbrigativi, un pulloverino e le scarpe di tutti i giorni, quelle con cui potevi anche tirare calci al pallone perché non erano le calzature della domenica. Scopo era la gita fuori porta verso cui la folla degli Sprugolotti sciamava ridente allungandosi in una carovana chiassosa e allegra che si dipanava festante sui colli. Da porta Isolabella a Sarbia, da Gaggiola alla Foce era un brulichio di comitive più o meno numerose che si muovevano a ritmo per trovare un pezzo di prato su cui stendere una tovaglia rigorosamente a scacchi su cui appoggiare le vivande portate nelle pentole e nei tegami perché i contenitori di plastica non li avevano ancora inventati.
C’erano anche i locali che accettavano volentieri chi consumava sui loro tavoli il pranzo portato da casa, non importava che ordinassero i piatti preparati dalla loro cucina. Unica condizione era che bevessero il vino infiascato da quella cantina perché il nettare che si mesceva in ognuna di quelle osterie sparse sui colli era capace, lo assicura la stampa del tempo, di infondere una sana e onesta allegria. Insomma, si beveva assai. Noi bimbi ci dissetavamo con una gazzosa trangugiata con una cannuccia di paglia che la moda del tempo voleva infilata nella bottiglietta di vetro. Gli adulti calmavano la sete riempiendo i goti con il contenuto dei fiaschi impagliati. Se le donne li rimproveravano per avere esagerato nel bere, alzavano il fiasco mostrando la sua forma ovale come a dire che quello era il loro uovo di Pasqua. Era il tempo del vetro, oggi viviamo quello della plastica. Le mezze stagioni non sai più che cosa siano e i B&B sono prenotati da mesi. È cambiato tutto meno che la gioia di scoprire le sorprese.
www.cittadellaspezia.com è stato pubblicato il 2024-03-30 12:32:50 da
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