[ad_1]
L’approvazione della mozione presentata da Pd, Avs, Pri-Azione-Sl, Spazio democratico, M5s e Modena Civica, incentrata sugli interventi di prevenzione e lotta alla violenza contro gli operatori sociosanitari, è stata preceduta da un dibattito aperto da Giovanni Bertoldi (Lega Modena) che ha affermato di concordare con il documento, specificando che “spesso operatori e pazienti pagano la disorganizzazione delle strutture sanitarie, come percorsi di cura farraginosi, segnalazioni insufficienti per raggiungere i reparti, lunghi tempi di attesa magari normali per lavora nel sistema ma non da chi aspetta di curarsi”. Per questo motivo, è importante migliorare la comunicazione con i pazienti e puntare a una formazione adeguata degli operatori sia in termini relazionali (“affinché siano più empatici possibili”) sia per gestire potenziali conflitti. Allo stesso tempo, “è importante avere presenza attiva di persone addette alla sicurezza, migliorando anche dotazioni come pulsanti di allarme e videosorveglianza”.
Daniela Dondi (Fratelli d’Italia) ha affermato che “la recente normativa colma gravi vuoti, restituendo dignità a chi si occupa della nostra salute, anche attraverso provvedimenti come l’arresto in flagranza differita per chi procura violenza, tramite l’ausilio di documentazione video”. Per la consigliera, il problema non è tanto la formazione degli operatori (“già adeguatamente formati”) quanto “il numero di personale sanitario ridotto all’osso, con conseguenti carenze dei servizi”. Per Dondi, inoltre, le azioni di sensibilizzazione nelle scuole dovrebbero riguardare tutte le aggressioni sul lavoro, non solo quelle subite dagli operatori della sanità.
Anche Maria Grazia Modena (Modena per Modena) si è detta favorevole alla mozione anche se riguarda “i grandi sistemi”: “Le videocamere già ci sono, così come gli operatori di sicurezza e la formazione che, tuttavia, conta solo per i crediti, mentre occorrerebbe farla sul campo”. Per la consigliera, “il vero problema è che la sanità in città non funziona, anche perché i direttori sanitari si chiudono e non hanno contatti con i pazienti”. Per Modena “le risorse ci sono, ci sono squadre di specializzandi che potrebbero smaltire le liste di attesa”. Tuttavia, c’è “un grande buco” con il territorio, che bisognerebbe colmare “rafforzando i pronto soccorso (“mentre i Cau si sono rivelati fallimentari”) e puntando su case della salute e telemedicina per abbattere le liste di attesa”.
Motivando il voto di astensione, Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha affermato che “nella mozione non c’è traccia di aspetti rilevanti come il fatto che il territorio è stato dimenticato dalla Regione, favorendo la centralizzazione delle strutture ospedaliere, ora sotto stress, a cui si cerca di rimediare con i Cau la cui efficacia però è modesta”. Per il consigliere, dunque, “è importante potenziare le prestazioni sanitare erogate in ambito territoriale, educando anche i cittadini a conoscere potenzialità e specifiche risposte dei diversi servizi sanitari a cui possono rivolgersi”. Infine, Mazzi ha sottolineato che la diffusione di queste violenze “ha origine anche da una cultura che non accetta il limite umano e che sospetta sempre dell’errore altrui, per cui gli operatori diventano spesso capri espiatori e non alleati nell’affrontare momenti di dolore; a ciò contribuisce anche la diffusione di tesi antiscientifiche che svalorizzano conoscenze e competenze del personale medico”.
Per Marino Abrate (Avs) occorre inquadrare il fenomeno nel contesto più ampio del definanziamento del sistema sanitario nazionale: “Questo fa sì che gli aspetti critici aumentino, generando preoccupazione, sfiducia e rabbia dei cittadini”. Secondo il consigliere, invece, “è necessario sostenere e riaffermare l’importanza del sistema sanitario, come sistema universale e pubblico, destinato a tutti, soprattutto ai più deboli”. Il consigliere ha poi evidenziato che “la normativa introduce sì l’arresto e altre misure importanti, ma di fatto ciò non riduce l’aggressività. È importante invece favorire procedure di denuncia, tramite canali dedicati, e dare sostegno psicologico immediato agli operatori, che occorre supportare anche con una formazione mirata a tecniche di comunicazione e gestione dello stress e del conflitto”.
Per il Pd, Francesco Antonio Fidanza ha sottolineato come “anche la disinformazione sui temi di salute contribuisca a generare un clima avvelenato che ha effetti pure sullo stato psicologico degli operatori”. Il consigliere ha anche evidenziato gli effetti critici della “medicina difensiva” “che porta a prescrivere esami e interventi chirurgici che non sono nel reale interesse del paziente e che gravano sulle risorse pubbliche”. Per Fidanza, dunque, “è necessario potenziare i presidi di sicurezza negli ospedali e agire sull’informazione a partire dalle scuole per diffondere il principio che gli ospedali non sono servizi ma beni da tutelare”. Occorre, inoltre, “investire sull’assunzione di personale e in una nuova organizzazione ospedale-territorio, creando un circolo virtuoso”. Alberto Bignardi ha sottolineato che “la mozione propone azioni concrete, come la creazione di un registro unico per gli episodi di violenza, in grado di dare una fotografia chiara e integrata del fenomeno e progettare interventi”. Per il consigliere, inoltre, è importante riservare “più chiarezza nella comunicazione dei servizi agli utenti, ma questo prevede maggiore personale e più investimenti”. Giulia Ugolini ha voluto precisare che la mozione ha lo scopo di intervenire nell’ambito delle competenze del Consiglio comunale “che può contribuire a fare cultura, concretamente, su un fenomeno ampio e complesso”. La consigliera ha poi puntualizzato che “i percorsi di laurea fanno fatica a riservare adeguata attenzione alla formazione su aspetti di comunicazione e prevenzione, ma non è strutturale e, pertanto, va implementata”.
“Le causa dell’escalation di violenze sono complesse – ha dichiarato Katia Parisi (Modena Civica) – tra queste c’è il sovraccarico del Sistema sanitario nazionale che genera frustrazione nei cittadini e mancanza di educazione e rispetto verso il personale sanitario”. Per la consigliera, “bisogna lavorare in rete per creare un ambiente lavorativo sicuro e dignitoso per chi tutela la salute, anche attraverso un rinnovato patto di fiducia tra operatori e cittadini”.
Paolo Ballestrazzi (Pri-Azione-Sl) ha voluto puntualizzare che “i tagli alla sanità non riguardano solo gli ultimi anni, ma hanno radici molto lontane”. Secondo il consigliere, inoltre, gli episodi di violenza “sono figli dell’aumento dell’aggressività di questa società e della mancanza di adeguata comunicazione tra medico e paziente: quale medico oggi ha tempo per ascoltare i pazienti?”. Per Ballestrazzi la prima riforma della sanità deve pertanto riguardare, in particolare, il medico di base “che, allo stato attuale, perde il proprio tempo al computer a causa della burocratizzazione del proprio ruolo, assai diffusa nell’intero sistema”. Per il consigliere, infatti, “le Aziende sanitarie sono piene di procedure e competenze che non hanno nulla a che fare con la sanità, e questo è un problema politico: ci sono dirigenti che hanno affossato la sanità”:
Giovanni Silingardi (M5s) ha voluto precisare che “le pene inasprite dal legislatore intervengono sulla parte repressiva, ma sono interventi non risolutivi”. Per il consigliere, infatti, “il problema è essenzialmente culturale: non rappresenta più un disvalore la violenza fisica o verbale contro gli operatori sanitari”. Silingardi ha quindi sostenuto che il tema politico riguarda la “necessità di migliorare tutto il sistema attraverso il finanziamento pubblico, mentre negli ultimi decenni la spesa sanitaria è stato solo definanziata: se non si lavora culturalmente a questo aspetto politico non risolveremo mai il problema”.
[ad_2]
Source link

0 Comments