“Vorrei chiederti di quel giorno”: emozioni intime e coraggiose


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La presentazione del libro di Lorenzo Tosa

VERCELLI – Emozioni allo stato puro quelle vissute giovedì scorso, 4 aprile, nel chiostro della chiesa di san Pietro Martire, a Vercelli, grazie allo scrittore e giornalista Lorenzo Tosa, ospite di un evento organizzato da Diapsi e Mondadori. Tosa ha presentato il suo libro, “Vorrei chiederti di quel giorno”, edito da Rizzoli.

Il racconto, difficile e doloroso, legato al suicidio del padre Bruno, avvenuto il 2 aprile 1986. Lorenzo Tosa era un bimbo ai tempi. Aveva due anni e mezzo. Il padre lo accompagnò all’asilo. Poco dopo il dramma. Un dramma che la famiglia tenne nascosto per anni. La verità scomoda. Per molto tempo Lorenzo chiese alla madre di suo padre. Ricevendone quasi sempre la stessa risposta: “Si è lasciato andare”. Una risposta che non poteva essere accettata. E allora l’autore ha iniziato a mettere insieme tanti piccoli pezzi di vita. Per cercare la verità. Per cercare un qualcosa che serviva per andare avanti. Papà Bruno viene ricostruito grazie ai racconti degli amici, dei conoscenti, delle donne della sua vita. Sprazzi di quotidianità che alla fine verranno uniti.

Il tutto con la Genova degli anni ’60 e ’70 sullo sfondo. L’intreccio di una storia privata con fatti pubblici. La storia di un padre che ha deciso di andarsene troppo presto che sbatte contro gli anni di piombo, contro la protesta sociale. Bruno Tosa, il padre, aveva 33 anni. In questo libro ci sono la vita e la morte di un ragazzo che era suo padre. C’è il disagio mentale, il crollo psichico, la cronaca di una morte non annunciata.

All’incontro, moderato da Lara Giorcelli, sono intervenute Chiara Guerriero, medico specialista in psichiatria, Elena Macchiarulo, psicologa e psicoterapeuta, e Lorena Chinaglia, presidente dell’associazione Diapsi Vercelli.

Servizio fotografico Alberto Cantarella – Vercelli Notizie ©

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2 APRILE: UN POST STRUGGENTE E MERAVIGLIOSO

Proprio lo scorso 2 aprile, sul suo profilo social, Lorenzo Tosa ha scritto, dedicate a suo padre, queste meravigliose parole. Che non hanno bisogno di commenti.

Oggi per me non è, non potrà mai essere, un giorno come tutti gli altri. Il 2 aprile è il giorno in cui è morto mio padre.

L’ultima cosa che ha fatto è stata accompagnarmi all’asilo. Poi è salito su un ponte, ha trovato l’unico varco tra le grate in cui far passare i suoi sessantuno chili di nervi e costole ed è saltato giù. Anche se quella parola, suicidio, per 38 anni, in mia presenza non è mai stata pronunciata.

È una parola tabù che la nostra società ha bandito,…

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www.vercellinotizie.it è stato pubblicato il 2024-04-07 19:02:28 da Andrea Borasio


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