Albenga, nella notte il primo arrivo dei migranti al centro di prima accoglienza

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Albenga. Dopo giornate condite da polemiche, nella notte appena trascorsa i primi migranti hanno iniziato ad arrivare al centro di prima accoglienza di Albenga, allestito nell’ex sede Anfi di Vadino.

In attesa di numeri e documenti ufficiali, stando a quanto riferito sarebbero meno di 10 (7) al momento e non ci sono donne e bambini.

Il centro darà attivo fino al 31 ottobre. Per quanto riguarda le persone accolte si tratta di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale (non risulta prevista la presenza di minori) e la sede ingauna garantirà un massimo di 20 posti (a rotazione). 

LE REGOLE E I COSTI

Le regole all’interno del centro di accoglienza temporaneo saranno le stesse di Savona: rientro serale obbligatorio entro le 22 e decreto di espulsione per chi non torna entro l’orario stabilito o superi le 72 ore lontano dal centro stesso.

Sui costi, la spesa presunta è di circa 116mila euro e sarà interamente a carico del Ministero dell’Interno. 

LA GESTIONE DEL CENTRO

All’interno ci saranno medici, coadiuvati nell’assistenza da personale di associazioni di volontariato e cooperative, e mediatori culturali. Inoltre, in previsione dei nuovi arrivi, saranno anche implementati i controlli di polizia sul territorio.

A livello nazionale, ad occuparsi dell’accoglienza è Croce Rossa Italiana, che ad Albenga, dopo un confronto con la Prefettura, ha però specificato di “non disporre di sufficienti risorse e mezzi idonei a soddisfare il fabbisogno dei servizi richiesti”.

L’accoglienza ad Albenga è stata quindi affidata ad un raggruppamento temporaneo composto da cooperativa Jobel, croce bianca e diocesi di Albenga-Imperia.

Ex Anfi Albenga Centro Accoglienza

L’ITER

E da una delibera di giunta si evince anche con chiarezza quali sono stati tempi e modi che hanno portato alla scelta di Albenga e dell’ex Anfi, figlia di una “grave difficoltà che sta vivendo il sistema di accoglienza nazionale gestito dal Ministero dell’Interno” complice “un eccezionale incremento dei flussi migratori”. 

Lo scorso 11 aprile, il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo “stato di emergenza sull’intero territorio nazionale”, cui ha fatto seguito un’ordinanza del Capo del Dipartimento di Protezione Civile contenente “le prime disposizioni per fronteggiare lo stato di emergenza”.

Disposizioni di cui i Comuni del savonese, come altri, sono venuti a conoscenza nell’ambito di una riunione che si è svolta il 18 luglio, in cui “è stata evidenziata la necessità di reperire strutture pubbliche da destinare, temporaneamente, alla primissima accoglienza”. 

Ne è seguita, prendendo il caso specifico di Albenga, una richiesta da parte della Prefettura di visionare il Piano Comunale di Protezione Civile (che contiene, tra le altre, le sedi selezionate per ospitare persone che, ad esempio, in caso di incendio, terremoto o altra calamità, risultano provvisoriamente sprovviste di dimora). 

A quel punto, lo scorso 24 luglio, la Prefettura ha chiesto ufficialmente al Comune di mettere a disposizione la palestra della scuola primaria “Paccini”, di corso Dante Alighieri, dove si è svolto un sopralluogo ad hoc lo scorso 25 luglio. Ma, anche in seguito ad un confronto tra i due enti, la struttura è stata considerata “non idonea” e, il 31 luglio, si è poi optato per l’ex sede Anfi.





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