Batteri resistenti nati dalle guerre


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E’ un’analisi di tutti gli studi degli ultimi 25 anni che riguardano conflitti nel mondo, la revisione fatta dall’Istituto Nazionale Malattie Infettive Spallanzani. Dimostra che le guerre non portano solo devastazione e morte a causa degli scontri, ma favoriscono anche l’insorgenza e la diffusione di patogeni multiresistenti.
 

Antibioticoresistenza

“Ogni conflitto degli ultimi 25 anni segnalava l’avvento di questi batteri, a livello mondiale, resistenti a tutti gli antibiotici disponibili in quel momento” spiega Guido Granata, medico dell’unità complessa Infezioni sistemiche all’Istituto Spallanzani di Roma.
Per quale motivo? Le ipotesi sono diverse: c’è la difficoltà degli ospedali nelle zone di guerra di controllare le infezioni e di garantire l’isolamento delle persone infette il che favorisce la il contagio tra i pazienti prima, e poi fuori dall’ospedale. Durante un conflitto,poi, l’uso degli antibiotici, quando disponibili, è spesso indiscriminato. Manca il supporto delle analisi di laboratorio. E poi ci sono lesioni e ferite dette “sporche” che fanno emergere batteri resistenti e che, sotto pressione evolutiva, diventano dominanti. Prima in un ospedale, poi fuori. E si diffondono. 
 

Batteri nei pazienti dell’Ucraina

Nello studio anche  i dati raccolti da 1000 pazienti evacuati dall’Ucraina durante il conflitto in corso. Perchè, come per tutte le altre guerre valutate dall’analisi, una presenza anche minima di laboratori di microbiologia ha garantito l’isolamento e quindi il riconoscimento dei batteri. Non è così per Gaza.
“La nostra impressione è che la devastazione non ha permesso alla comunità scientifica  di definire meglio problema” commenta Granata. 
Le conseguenze però, come per tutte le altre guerre, non conoscono confini.

Servizio di Elena Cestino

montaggio di Flavia La Gona

intervista a Guido Granata, medico Infezioni sistemiche INMI Spallanzani – Roma

 

 

 

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