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La demografia, anche sul versante dei senza lavoro, domina i parametri del mercato del lavoro locale: il tasso di disoccupazione spezzino, nel triennio 2019-2022, diminuisce in misura consistente, nonostante la riduzione della sua base occupazionale, passando dal 9% all’8,2%. I circa 900 disoccupati in meno registrati in questo arco temporale non dipendono, infatti, da un allargamento dell’occupazione, ma da una riduzione delle forze di lavoro, indotta sia dal calo demografico, sia dall’inattività. Si allargano anche i divari di genere: mentre il tasso di disoccupazione maschile, nel triennio, scende di 2,1 punti nel solo anno 2022, quello femminile rimane superiore, per quattro decimali, ai livelli pre-pandemici e, attestandosi sull’11,9%, risulta essere superiore anche alla media nazionale, rimarcando una condizione occupazionale femminile non certo adeguata. Una considerazione simile può essere fatta per i giovani: lo specifico tasso di disoccupazione, pur scendendo al 27% nel 2022, valore inferiore rispetto ai livelli del 2019, grazie alla reattività dei settori pro ciclici in cui l’occupazione giovanile tende a concentrarsi, è di quasi 10 punti più alto della media nazionale e di quasi 4 rispetto a quella regionale. La diminuzione è pressoché interamente ascrivibile alla componente maschile dei lavoratori giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile femminile resta quasi stabile fra 2021 e 2022, coinvolgendo più di due quinti di lavoratrici. Gli inattivi, dal canto loro, crescono dello 0,5% fra 2019 e 2022, per circa 200 unità, come conseguenza dell’invecchiamento della gente, in controtendenza, oltre che rispetto al Paese, persino rispetto alla Liguria, in cui gli inattivi diminuiscono come effetto di una forte ripresa economica nel 2021-22, che riduce il numero di “lavoratori scoraggiati”. Ciò indica quindi come parte dell’economia spezzina, in particolare la sua componente non esportatrice e più spostata sui settori a minor valore aggiunto, fatichi ad agganciare la ripresa economica in atto.
Nel triennio 2019-2022, le ore autorizzate di Cassa Integrazione (CIG) aumentano in misura molto rilevante, quasi il triplo rispetto all’incremento nazionale ma, nei primi sei mesi del 2023 si apprezza altresì una riduzione molto importante (iniziata già nel corso del 2022) che alleggerisce la situazione complessiva sul mercato del lavoro provinciale. Ovviamente, la CIG tradizionale (ordinaria o straordinaria) colpisce in misura prevalente gli operai, mentre quella in deroga, che allarga lo spettro ai servizi, va ad interessare anche quote di un certo rilievo di impiegati. In termini settoriali, l’esaurimento della possibilità di ricorrere alla CIG in deroga porta nel primo semestre dell’anno a riduzioni vicine al 100% nei servizi, anche in virtù del miglioramento della situazione di mercato della logistica portuale dopo lo stop imposto dal Covid. Tuttavia, anche la CIG nell’industria in senso stretto si riduce del 57%, ad un ritmo nettamente più marcato rispetto alla media del Paese. In lieve calo anche la CIG in edilizia, mentre essa continua ad aumentare nel resto della regione e dell’Italia, forse beneficiando, a La Spezia, degli effetti del superbonus edilizio.
Le previsioni formulate dalle imprese provinciali dell’industria e dei servizi in merito alla loro domanda di lavoro forniscono ulteriori indicazioni della direzione in cui va il mercato del lavoro spezzino. In particolare, a luglio 2023 sono programmate circa 2.460 entrate; in Liguria 16.200 e in Italia circa 585.000. Nel terzo trimestre del 2023, inoltre, le entrate previste di nuovo personale raddoppieranno in termini tendenziali rispetto al medesimo periodo 2022, con una accelerazione che segnala un netto miglioramento congiunturale dell’economia locale. Le entrate previste si concentrano per l’81% nel settore dei servizi, in particolare nella filiera della ristorazione e del turismo ed in misura minore nel commercio, nei servizi alla persona e alle imprese. Una dinamica positiva è stata anche manifestata dalle imprese di costruzione, un settore che, in provincia, sembra essere in ripresa occupazionale quest’anno le imprese che prevedono nuovi ingressi di personale sono il 19% del totale provinciale. Per il 74%, le entrate previste si concentrano nelle imprese con meno di 50 dipendenti. Gli ingressi di personale sono supportate perlopiù da contratti a termine: solo il 10% delle entrate sarà infatti a tempo indeterminato, segnalando come vi sia certamente un miglioramento della fase economica, ma caratterizzato ancora da una certa prudenza evidentemente legata rispetto alla durata di tale miglioramento. Il ricorso ai contratti a termine è connesso anche al livello di qualifica professionale richiesto: per il 46% delle entrate previste è necessario soltanto il diploma della scuola dell’obbligo, mentre solo per il 6% delle entrate previste occorre una laurea. Essenzialmente, le imprese spezzine cercano profili destinati alla produzione o erogazione di beni e servizi (57% del totale) o al settore commerciale/vendita (22%). Il 9% degli ingressi previsti è destinato a dirigenti, specialisti e tecnici (Italia 14%). In 46 casi su 100 le imprese prevedono di avere difficoltà a trovare i profili desiderati; difficoltà che cresce fino a oltre la metà nell’area della produzione di beni o erogazione di servizi. Emerge quindi una sorta di disallineamento fra domanda ed offerta di lavoro, legato anche alla carenza di giovani. Soltanto il 32% degli ingressi nel mercato del lavoro riguarderà persone con meno di 30 anni, mentre per una quota pari al 58% delle entrate viene richiesta esperienza professionale specifica o nello stesso settore. Infine, sempre secondo i dati elaborati, il 20% delle imprese prevede di assumere personale immigrato.
www.cittadellaspezia.com è stato pubblicato il 2023-12-29 17:16:20 da
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