“Capitale della Cultura? Numeri deludenti, occasione persa per il t…


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“Come si possa gioire per appena 100.000 presenze turistiche in più rispetto all’anno precedente proprio nell’anno in cui Pesaro è stata Capitale italiana della Cultura, francamente, faccio davvero fatica a capirlo. Naturalmente a prevalere è il desiderio di animare la campagna elettorale permanente targata PD fatta di tanto fumo e poco arrosto”.

Cosi’ Giulia Marchionni, Consigliera comunale di centrodestra risponde a Perugini che ha elogiato l’operato dell’Assessore Vimini sulla gestione di Pesaro2024.

“Partiamo dai numeri. I dati ufficiali, forniti dalla Regione Marche e dallo stesso Comune di Pesaro, parlano chiaro: nel 2024 gli arrivi sono stati 263.123 e le presenze 948.257. Un aumento rispetto al 2023, quando si erano registrati 232.716 arrivi e 836.726 presenze. L’incremento, quindi, è di poco più di 30.000 arrivi e 110.000 presenze. Ma se confrontiamo questi dati con le risorse investite (oltre 4 milioni di euro di finanziamenti pubblici, la visibilità garantita dalla partnership con la RAI e l’enorme eco mediatica legata al titolo di Capitale) non possiamo che parlare di un risultato insufficiente, un bottino magro che non giustifica né l’entusiasmo né l’autocelebrazione. Il confronto con altre città marchigiane rende ancora più evidente il fallimeto. A pochi chilometri da noi, Senigallia, una realtà più piccola per dimensioni e abitanti, ha registrato nel 2024 ben 225.317 arrivi e 1.013.443 presenze. Un dato che non solo supera Pesaro, ma dimostra come si possa crescere davvero anche senza titoli prestigiosi, ma con una strategia turistica solida e coerente. Peraltro, il trend di Senigallia è stato costante nel tempo: nel 2023 aveva totalizzato 170.594 arrivi e 885.897 presenze; nel 2022, 175.189 arrivi e 876.589 presenze. Mentre Pesaro, sempre nello stesso triennio, ha mostrato incrementi più contenuti: nel 2022 aveva raggiunto 205.235 arrivi e 760.713 presenze, partendo dai 167.953 arrivi e 707.562 presenze del 2021. Il punto, dunque, non è tanto la crescita in sé, che ovviamente c’è e nessuno nega, ma la sproporzione tra quanto si è investito e quanto si è realmente ottenuto. La Capitale della Cultura avrebbe dovuto rappresentare un’occasione storica per rilanciare in modo strutturale il turismo, e invece ci troviamo a constatare che Seniallia, senza riflettori e milioni, ha fatto molto meglio”.

“Questa situazione riflette un problema ormai cronico: a Pesaro manca una vera politica turistica. Da anni assistiamo a una gestione fatta di slogan e proclami, dove il turismo è sempre relegato a un ruolo secondario. Lo dimostra la gestione della tassa di soggiorno: ogni anno cresce l’introito, ma solo perché cresce l’aliquota. Eppure, nemmeno un euro di quei fondi, riscossi dagli albergatori e girati al Comune, viene reinvestito in iniziative di promozione turistica. La tassa di soggiorno, così come i dividendi di Marche Multiservizi, viene puntualmente utilizzata per coprire la spesa corrente del bilancio comunale, e non per alimentare un progetto di sviluppo del settore. Essere Capitale italiana della Cultura avrebbe potuto segnare una svolta, invece, ci ritroviamo con numeri modesti, tanti soldi spesi e un’occasione persa. Ancora una volta, Pesaro si è lasciata sfuggire l’opportunità di trasformare un evento straordinario in un vero motore di crescita. Su una cosa però gli amministratori pesaresi sono stati i più bravi in assoluto: a lamentarsi e a trasformare un’occasione storica in un ring di scontro politico per interessi elettorali”.

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www.viverepesaro.it è stato pubblicato il 2025-07-11 09:29:08 da


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